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Per molti anni sono state condotte ricerche su un principio attivo in grado di rallentare la malattia di Alzheimer. Un composto che persegue questo obiettivo è il principio attivo chiamato Donanemab della casa farmaceutica Eli Lilly, che ha mostrato risultati incoraggianti nell’ambito di uno studio clinico di fase III. Il 2 luglio 2024 la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha concesso al principio Donanemab (commercializzato con il nome di Kisunla*) l’approvazione. Nell’Unione Europea ha ottenuto il via libera dall’EMA il 25 luglio 2025. Il Donanemab è disponibile sul mercato tedesco dal 25 settembre 2025. Ora esso è stato autorizzato anche in Svizzera. Il 4 febbraio 2026 l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici Swissmedic ha approvato il principio attivo per il trattamento dell’Alzheimer in fase iniziale.

Come il principio attivo Lecanemab sviluppato da Eisai e dalla sua azienda partner Biogen, approvato negli Stati Uniti, anche il Donanemab è un anticorpo che colpisce i depositi proteici nel cervello caratteristici dell’Alzheimer. Questi depositi, chiamati anche placche amiloidi, sono considerati in parte responsabili della malattia di Alzheimer. Il principio attivo mira a modificare i meccanismi alla base dell’Alzheimer e a ritardare così la progressione della malattia. Negli studi clinici di fase II e III condotti finora per studiare la sicurezza e l’efficacia del Donanemab, alle persone nelle prime fasi della malattia di Alzheimer è stata somministrata un’infusione endovenosa mensile. Secondo Eli Lilly, lo studio di fase III denominato TRAILBLAZER-ALZ 2 ha ottenuto risultati incoraggianti.

Rallentamento del declino cognitivo in vari studi

Nel 2021, l’azienda farmaceutica ha pubblicato i risultati di uno studio clinico di fase II che ha coinvolto circa 270 persone allo stadio iniziale della malattia di Alzheimer. Le persone trattate con il Donanemab hanno mostrato un rallentamento del declino cognitivo e una riduzione delle placche amiloidi rispetto al gruppo di controllo.

Due anni dopo, sono stati comunicati i risultati preliminari dello studio clinico di fase III TRAILBLAZER-ALZ 2 su circa 1700 persone: la somministrazione del farmaco per 18 mesi in persone che si trovavano nella fase iniziale della malattia ha rallentato il declino cognitivo e funzionale del 35% rispetto al gruppo placebo. Dopo 18 mesi di trattamento con il Donanemab i partecipanti hanno anche mostrato una riduzione del 40% nella capacità di svolgere le attività della vita quotidiana. Il trattamento ha inoltre ridotto le caratteristiche placche amiloidi nel cervello. Tuttavia, i risultati hanno anche mostrato che il trattamento con il Donanemab può essere associato a effetti collaterali come gonfiori e microemorragie cerebrali.

I risultati dettagliati di questo studio sono stati presentati alla Conferenza Internazionale dell’Alzheimer’s Association di Amsterdam nel luglio 2023 e pubblicati sulla rivista scientifica JAMA. L’azienda sta inoltre studiando il composto nell’ambito di ulteriori studi clinici di fase III che analizzano gli effetti in caso di somministrazione di dosi diverse e la loro relativa influenza sugli effetti collaterali.

Stato dell’autorizzazione: Swissmedic concede l’autorizzazione in Svizzera

Il 2 luglio 2024, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha concesso l’approvazione di questo principio attivo.

Il 25 luglio 2025, dopo un primo rifiuto, il Donanemab ottiene un parere positivo dal Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) per il trattamento dell’Alzheimer in fase iniziale. Inoltre, a settembre la Commissione Europea ha approvato il Donanemab nell’UE.

Il produttore ha presentato una domanda di autorizzazione anche in Svizzera nell’ottobre 2023. Ora il principio attivo è stato autorizzato anche in Svizzera. Il 4 febbraio 2026 l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici Swissmedic ha autorizzato il Donanemab per il trattamento dell’Alzheimer in fase iniziale in Svizzera, valutando i benefici del principio attivo superiori ai possibili effetti collaterali.

Nonostante i risultati incoraggianti della sperimentazione di fase III, anche questo composto non è in grado di curare o arrestare la malattia di Alzheimer. Inoltre, i criteri di indicazione nei Paesi in cui l’autorizzazione è già stata concessa (o è prevista nelle prossime settimane) indicano che il medicinale può essere utilizzato solo nelle persone con decadimento cognitivo (MCI) e Alzheimer lieve (cioè in una fase molto precoce) in cui è stata rilevata la presenza di placche amiloidi nel cervello. Ulteriori criteri di esclusione (per esempio, l’assenza di un doppio carico genetico, cioè l’espressione omozigote del gene APOE4) restringono ulteriormente il gruppo di pazienti che possono beneficiare di questi farmaci. Pertanto, nonostante l’approvazione del Donanemab, gli interventi non farmacologici rimangono fondamentali per sostenere le persone affette da demenza e i loro familiari e per preservarne la qualità della vita. Lo sviluppo di questi principi attivi rappresenta comunque un importante passo avanti nel trattamento della malattia di Alzheimer.

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