• Gio. Mar 12th, 2026

Tredici post su ‘X’, per ricordare la pandemia, ripercorrere i giorni convulsi dai primi annunci arrivati da Whuan e il coivolgimento delle varie nazioni. E’ un “Sei anni fa”, il 30 gennaio 2020, “l’Organizzazione mondiale della sanità dichiarò l’epidemia di nuovo coronavirus“, poi battezzato Sars-CoV-2, “un’emergenza di interesse internazionale (Pheic), il livello di allarme più alto previsto dal diritto sanitario internazionale all’epoca. Questa pandemia ha cambiato per sempre la salute globale”, ricorda Maria Van Kerkhove, direttrice ad interim del Dipartimento Epidemic and Pandemic Threat Management dell’OMS. “Il mio messaggio per il 2026 è semplice: non abbandoniamoci alle minacce che affrontiamo”, scrive.

“Alcuni sostengono ancora che l’Oms sia stata ‘troppo lenta’ a dichiarare una Pheic – osserva in un lungo post su X – Gran parte di questa retorica riflette pregiudizi retrospettivi e politicizzazione. Le decisioni furono prese sulla base delle informazioni disponibili al momento dell’evolversi degli eventi e il contesto è importante”. E poi nei vari post tutte le date cruciali: 31 dicembre 2019 con con le prime informazioni da Whuan al 1 gennaio con l’istituzione di un team di supporto, dal 5 gennaio con la notifica formale ai vari Paesi al 13 gennaio con il primo caso in Thailandia, dal 26 gennaio con il Comitato di emergenza OMS in Cina, guidata dal presidente Tedros Adhanom Ghebreyesus, al 30 gennaio con il coronavirus, che diventa un’emergenza internazionale e così via.

“L’OMS -aggiunge- prende sul serio le critiche e apporta modifiche. Numerose revisioni indipendenti hanno guidato le riforme, tra cui un RSI rafforzato e un nuovo livello di allerta: “emergenza pandemica”, e l’adozione dei sistemi di accordo pandemico dell’OMS si evolve perché impariamo. Sono passati sei anni, ma il COVID19 non è ancora scomparso. Il SARS-CoV-2 continua a circolare a livello globale, a evolversi, a reinfettare e a causare gravi malattie e il LongCOVID . Tutti noi sentiamo ancora gli effetti più ampi di questi 6 anni. All’inizio della pandemia, abbiamo visto quanto velocemente un nuovo virus possa diffondersi, ma anche quanto possano essere potenti la scienza, la collaborazione e la condivisione dei dati quando sono allineate. Allo stesso tempo, le disuguaglianze hanno rallentato i progressi e causato perdite di vite umane. La fine dell’emergenza nel 2023 non ha significato la fine della minaccia -aggiunge l’esperta- Esistono strumenti efficaci per il #COVID19 e altri agenti patogeni con potenziale epidemico e pandemico: • vaccini aggiornati • trattamenti efficaci • sistemi di sorveglianza • misure di ventilazione e prevenzione Ma l’adozione, soprattutto tra i soggetti più a rischio, rimane troppo bassa in molti luoghi.
La strategia aggiornata di #COVID19 si concentra su protezione, integrazione e preparazione, integrando la prevenzione e la cura del COVID nei sistemi sanitari di routine, anziché trattarlo come un problema del passato. /La sorveglianza delle malattie e la condivisione delle informazioni sono davvero importanti. La riduzione dei test e delle segnalazioni ha creato crescenti lacune nei dati, rendendo più difficile rilevare precocemente i cambiamenti e agire rapidamente. Non dovremmo smantellare i sistemi che abbiamo costruito: dovremmo rafforzarli”.

Per poi concludere nei post: “Una parte critica dei sei anni di COVID è la condizione post-COVID-19 ( #LongCOVID ). I sintomi a lungo termine colpiscono milioni di persone e devono essere centrali nel modo in cui valutiamo l’impatto, la ripresa e la preparazione. Operatori sanitari, professionisti della sanità pubblica, scienziati e soccorritori hanno portato un peso straordinario, spesso a caro prezzo. Dobbiamo loro più che ringraziamenti. Questa immagine mi tormenta e mi spinge a fare di più ogni giorno. Sei anni dopo, ciò che sappiamo è chiaro: • Il #COVID19 non è scomparso • I vaccini riducono le malattie gravi • La sorveglianza fa risparmiare tempo e vite umane • La preparazione e la prontezza devono essere continue.

Le nostre richieste per il 2026:

-Proteggere i soggetti più a rischio

-Mantenere una forte sorveglianza e la condivisione delle informazioni

-Investire nella ricerca e nell’assistenza #LongCOVID

-Prepararsi prima della prossima crisi, non dopo Il lavoro continua.

Informazioni:

http://www.salutedomani.com/category/covid/

http://www.salutedomani.com/archivio-malattie-infettive/?ricerca=search-keyword&testo-ricerca=covid

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