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SANITA’ ITALIA. MINISTRO SCHILLACI: CARENZA DI MEDICI? LE RISORSE CI SONO. ‘GETTONISTI’ È STATA PRIVATIZZAZIONE STRISCIANTE

“Credo che la sanità da anni sia stata declinata sulle regioni, la parte operativa spetta a loro. Non è solo un problema economico ma anche organizzativo. Le risorse ci sono”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ospite a Start su Sky TG24.

“Il numero di medici che oggi lavora nel Servizio sanitario nazionale- ha proseguito- è aumentato dell’1% rispetto a qualche anno fa. Mancano medici per alcune specializzazioni che sono quelle meno attrattive: non è solo il pronto soccorso, è la medicina nucleare, la radioterapia. Su questo stiamo valutando dei correttivi. Non è solo un problema economico. I dati sono chiari e quelli dell’Ocse dicono che l’Italia, rispetto agli altri Paesi, non ha un numero inferiore di medici, è un problema di organizzazioni. Quello che manca sono gli infermieri. Siamo intervenuti perché oltre ad aumentare gli stipendi abbiamo voluto che ci fossero tre nuove lauree specialistiche. È anche un problema di prospettiva. Chi si avvicina alle professioni sanitarie vuole avere meno burocrazia- ha concluso Schillaci- più possibilità di fare carriera, vuole avere un percorso più moderno”. 

“Quando qualcuno accusa questo governo di voler privatizzare, io la privatizzazione l’ho trovata e sono i gettonisti. Questa è la privatizzazione strisciante che c’è stata negli anni precedenti. Noi siamo intervenuti. Abbiamo inserito nel decreto bollette del 2023 delle regole rigide- ha aggiunto- È assurdo che non ci siano controlli su quali professionisti vengano a operare nel Servizio Sanitario Nazionale. Abbiamo trovato irregolarità importanti con i Nas. Noi vogliamo che le aziende, soprattutto pubbliche, possano avere flessibilità sui contratti di lavoro ma non vogliamo più gettonisti. È un processo che va cambiato. Non vogliamo lasciare da un giorno all’altro gli ospedali senza personale ma bisogna cambiare rotta”. Come si fa? “Si fa assumendo con altre forme che non siano solo evidentemente i contratti standard- ha risposto il ministro- si può fare in modo flessibile. Questa è la nostra volontà. Abbiamo trovato una situazione evidentemente misconosciuta, ma non è pensabile che ci siano nello stesso ospedale persone che lavorano lì uno o due giorni e non conoscono il reparto dove lavorano e guadagnano di più dei colleghi che hanno fatto regolari contratti pubblici. Il problema è organizzativo. Ci vuole maggiore flessibilità nei contratti- ha concluso- ed è questo l’obiettivo che ci siamo posti”. 

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