• Dom. Dic 14th, 2025

Nei centri cefalee italiani, uno strumento digitale accelera diagnosi e terapia riducendo le liste d’attesa

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L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando anche la cura dell’emicrania. Al recente congresso nazionale della SISC (Società Italiana per lo Studio delle Cefalee) a Parma, i ricercatori hanno presentato le prime sperimentazioni di sistemi digitali in grado di assistere il medico nella scelta dei farmaci. Grazie a dati raccolti su migliaia di pazienti e incrociati con biomarcatori, parametri clinici, esami del sangue e tecniche di neuroimaging, questi algoritmi suggeriscono in pochi secondi le terapie più promettenti, senza sostituire la valutazione del neurologo. L’accuratezza della “consulenza digitale” si attesta già al 71%: un dato destinato a migliorare man mano che le banche dati si arricchiscono di casi reali.

L’obiettivo è ridurre le lunghe attese nei centri cefalee – un problema diffuso in tutta Italia – e semplificare il lavoro degli specialisti, oggi alle prese con diagnosi complesse e terapie articolate. Infatti, scegliere tra le diverse classi di farmaci (più quelli tradizionali) richiede esperienza e conoscenze specifiche. Se poi si ricorre a terapie non farmacologiche, come il supporto psicologico o la fisioterapia nei casi più resistenti, la gestione diventa ancora più multidisciplinare.

 I centri universitari e ospedalieri che aderiscono alla SISC, poco più di 80 su tutto il territorio nazionale, rappresentano l’eccellenza per la presa in carico dei pazienti. Tuttavia, anch’essi soffrono per la carenza cronica di risorse del Sistema Sanitario: spesso occorrono mesi per ricevere una visita, un’attesa che per chi soffre di emicrania può diventare insostenibile. L’auspicio degli specialisti è che la tecnologia dell’IA, sempre guidata dal medico, renda la cura più efficiente e stimoli una maggiore attenzione da parte delle istituzioni. Secondo la SISC, investire nei centri cefalee sarebbe un vantaggio non solo per la salute ma anche per il Paese: il mal di testa, oggi, costa all’Italia circa 20 miliardi annui in assenze e minore produttività.

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