• Gio. Ago 6th, 2026

Nel 2025 sono state consumate mediamente, in regime di assistenza convenzionata, circa 18 confezioni per ciascun cittadino e 1.148,2 dosi per mille abitanti ogni giorno (+1% rispetto al 2024). Considerando l’intera assistenza territoriale, pubblica e privata, le confezioni dispensate sono state circa 1,9 miliardi, in lieve riduzione rispetto all’anno precedente (-0,5%).

Circa 7 cittadini su 10 (66,9% degli assistiti) hanno ricevuto almeno una prescrizione di farmaci.

La spesa farmaceutica totale ha raggiunto 39,3 miliardi di euro, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. La spesa pubblica si attesta sui 28,4 miliardi di euro (+5,8% rispetto al 2024), pari al 72,2% della spesa farmaceutica complessiva e al 20% della spesa sanitaria pubblica totale.

La spesa farmaceutica relativa agli acquisti da parte delle strutture sanitarie pubbliche (inclusi ospedali, ASL, RSA, strutture penitenziarie e i canali della distribuzione diretta e per conto) è stata pari a 18,9 miliardi di euro, in aumento del 6,2% rispetto al 2024.

La spesa territoriale pubblica (comprensiva della spesa dei farmaci di Classe A erogati in regime di assistenza convenzionata, in distribuzione diretta e per conto) è stata pari a 14,3 miliardi di euro, (+3,5% rispetto al 2024).

La spesa a carico dei cittadini è stata pari a 10,7 miliardi di euro, con un incremento del 7,5%, trainata dall’acquisto dei farmaci di classe A acquistati privatamente (+16,2%), dei farmaci di fascia C con ricetta (+7,4%) e di quelli di automedicazione (+6,5%).

Sono alcuni dei principali elementi che emergono dal Rapporto OsMed 2025 sull’uso dei medicinali in Italia, pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco sul portale istituzionale.

Nel 2025, tirzepatide compare al primo posto tra i farmaci di fascia A acquistati privatamente dal cittadino: in particolare, con 225 milioni di euro, incide per il 13% sulla spesa privata dei farmaci di classe A. Seguono, a notevole distanza, colecalciferolo, pantoprazolo e ibuprofene, che rispetto al 2024 registrano un incremento della spesa dovuto a una crescita dei consumi.

La spesa di compartecipazione, sostenuta dai cittadini per la quota eccedente il prezzo di riferimento dei farmaci a brevetto scaduto, è stata di 1,04 miliardi di euro, pari a 17,71 euro pro capite. Si può notare che nelle Regioni a minor reddito, come Calabria, Sicilia e Campania, i cittadini pagano di tasca propria le cifre più alte (22,35 euro pro capite contro i 13,73 euro del Nord), indice anche di una resistenza a sostituire il farmaco di marca con il generico.

La spesa pro capite e i consumi crescono con l’aumentare dell’età, in particolare la popolazione con più di 64 anni assorbe oltre il 60% della spesa e quasi il 70% delle dosi. Le Regioni del Nord registrano una prevalenza inferiore (63,5%) rispetto a quelle del Centro (68,9%) e del Sud (70,4%).

Il Rapporto OsMed continua a rappresentare uno strumento straordinario per comprendere l’evoluzione dell’assistenza farmaceutica nel nostro Paese – afferma il Direttore tecnico-scientifico Pierluigi Russo –. L’edizione 2025 evidenzia come le dinamiche della spesa siano strettamente intrecciate ai cambiamenti demografici, all’introduzione di nuove opzioni terapeutiche, ai modelli prescrittivi e alle differenze territoriali nei consumi. La disponibilità di dati sempre più completi consente di descrivere e capire questi fenomeni, ma anche di orientare le politiche del farmaco, promuovere l’appropriatezza prescrittiva e valutare l’impatto delle strategie adottate”.

L’edizione 2025 analizza i principali fenomeni nazionali: tra le novità spiccano l’approfondimento sui farmaci per i disturbi respiratori in ambito pediatrico, l’analisi di nuove categorie terapeutiche ad alta prescrizione e l’ampliamento della valutazione della variabilità regionale. Saranno elaborati, in una seconda fase, specifici approfondimenti tematici e territoriali, pensati per rappresentare con maggiore dettaglio la complessità dell’assistenza farmaceutica.

In questa edizione del Rapporto OsMed, inoltre, nell’analisi dell’acquisto privato dei farmaci di classe A per il periodo 2023-2025 si utilizzano per la prima volta i dati di sell-out, provenienti dal dataset Federfarma, Assofarm, Farmacie Unite e Promofarma, elaborati da Pharma Data Factory e successivamente analizzati e integrati da AIFA con le necessarie fonti informative. Il nuovo approccio consente di misurare le effettive dispensazioni a carico dei cittadini e di superare le criticità dei dati di sell-in, influenzati dai fenomeni di accumulo e smaltimento delle scorte nelle farmacie.

Consumi e spesa per categoria terapeutica

Nell’assistenza convenzionata, anche nel 2025 i farmaci cardiovascolari si confermano la classe terapeutica a maggiore spesa, con 54,30 euro pro capite, e a maggior consumo, con 508,93 DDD. L’aumento più marcato dei consumi ha riguardato i farmaci del sistema genito-urinario e ormoni sessuali (+4,2%), i farmaci dell’apparato gastrointestinale e del metabolismo (+2,7%), e i farmaci del sistema nervoso centrale (+2,1%). Si osserva inoltre una marcata riduzione delle DDD per gli antimicrobici per uso sistemico (-7,9%). Gli inibitori della pompa protonica rimangono la categoria a maggiore spesa (9,65 euro pro capite), sebbene in diminuzione del 7,7% rispetto al 2024. I farmaci con il costo medio per dose giornaliera più elevato sono risultati tirzepatide (25,23 euro), ceftriaxone (11,23 euro) e teriparatide (10,31 euro).

Negli acquisti diretti delle strutture pubbliche, invece, la spesa si concentra soprattutto negli antineoplastici e immunomodulatori (144,36 euro pro capite), mentre i farmaci del sangue e organi emopoietici rappresentano la categoria a maggior utilizzo (54,87 DDD). Tra i farmaci a maggior spesa, invece, si osservano incrementi nel consumo per i farmaci antineoplastici e immunomodulatori (+8,1%), del sistema respiratorio (+6,1%) e degli antimicrobici generali per uso sistemico (+2,4%), mentre si registra una riduzione per i farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo (-11,5%), del sistema nervoso centrale (-6,4%) e dei farmaci del sangue ed organi emopoietici (-1,1%).

Le categorie a maggiore impatto sulla spesa sono gli inibitori di PD-1/PD-L1 (19,14 euro pro capite) e gli inibitori dell’interleuchina (14,25 euro pro capite): in entrambi i casi, rispetto al 2024 si nota una crescita, rispettivamente del +9,1% e del +2,8%. Tra i principi attivi, pembrolizumab (554,1 milioni di euro) e daratumumab (553,5 milioni di euro) si confermano i farmaci a maggiore spesa e rappresentano insieme il 5,8% della spesa complessiva per gli acquisti diretti. Al terzo posto e al quarto posto si collocano semaglutide, con 335,4 milioni di euro, e dupilumab, con 312,4 milioni di euro.

Farmaci in età pediatrica

Nel 2025, il 46,3% della popolazione pediatrica, pari a circa 4,1 milioni di bambini, ha assunto almeno una terapia farmacologica. Gli antinfettivi per uso sistemico si confermano la categoria terapeutica a maggiore consumo, sebbene si registri una marcata contrazione nell’uso (-21,9%), con un’inversione rispetto alla tendenza misurata negli anni precedenti.
Seguono, per consumo, i farmaci dell’apparato respiratorio, anch’essi in riduzione, e i farmaci del sistema nervoso centrale. Questi ultimi fanno rilevare un incremento, in particolare nell’uso di antiepilettici e psicofarmaci.

Nel 2025 la prevalenza d’uso tra bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni ha raggiunto lo 0,64%,con una crescita del +12,1% nell’ultimo anno (circa 6,4 bambini su 1.000), confermando un trend che vede i consumi triplicati dal 2016. Gli incrementi più marcati riguardano i trattamenti per l’ADHD come il metilfenidato (+28,9%), gli antipsicotici atipici come aripiprazolo (+14,6%) e risperidone (+13,3%) e gli antidepressivi come la sertralina (+9,6%). Nonostante la crescita osservata dopo la pandemia, il consumo di psicofarmaci in età pediatrica in Italia rimane sensibilmente inferiore rispetto ai livelli registrati in altri contesti internazionali (in Francia la prevalenza è dell’1,61%, negli USA supera il 24%). Si registrano comunque forti differenze territoriali, con le Regioni del Centro che evidenziano tassi superiori di oltre il 50% alla media nazionale.

Il focus sui farmaci respiratori in età pediatrica rivela unaprevalenza d’uso del 17,8%, quasi doppia rispetto alla prevalenza epidemiologica dell’asma, pari al 9%. Questo scostamento sembra indicare un ricorso improprio a prescrizioni per infezioni respiratorie acute non asmatiche, e segnala la necessità di rafforzare gli interventi formativi rivolti alla pediatria di libera scelta.

Farmaci e anziani

Nel 2025, il 97,2% degli ultrasessantacinquenni ha ricevuto almeno una prescrizione farmacologica. Il 67,7% degli over 65 assume almeno 5 farmaci contemporaneamente, mentre il 27,9% è esposto a una politerapia grave (≥10 farmaci). La politerapia cronica, cioè l’assunzione di 5 farmaci diversi per almeno 6 mesi nel corso di un anno, interessa il 33,2% degli anziani. Basilicata, Campania e Puglia mostrano livelli di consumo e costo medio per dose giornaliera costantemente superiori alla media nazionale.

La spesa media per utilizzatore è stata di 591,10 euro (648,23 euro nei maschi e 545,72 euro nelle femmine), in aumento rispetto al 2024 del 3,7%.

Diabete e gestione del peso

Nel 2025, la spesa complessiva per i farmaci antidiabetici ammonta a 1.593,7 milioni di euro (+34,9%). Una crescita particolarmente rilevante ha riguardato Semaglutide e Tirzepatide: i consumi in Fascia C (acquisto privato) sono aumentati dell’85,7% e la spesa del 75,8%.  AIFA monitora con attenzione l’evoluzione di questo fenomeno, che riflette una mutata e crescente domanda di trattamenti destinati a curare non solo la patologia diabetica.

Semaglutide ha fatto registrare una spesa di 430 milioni di euro a carico del SSN e di 162,7 milioni in Fascia C. In forte crescita tra i principi attivi di classe A acquistati privatamente dai cittadini tirzepatide, con 225,5 milioni di euro, a fronte di una spesa di 123,4 milioni a carico del SSN, erogati nell’ambito delle condizioni previste dalla Nota 100.

Antibiotici

Nel 2025 si registra una contrazione dei consumi degli antibatterici per uso sistemico nell’assistenza convenzionata (-7,9% in DDD, -8,6% in spesa), a fronte di un lieve aumento negli acquisti delle strutture pubbliche (+2,4%).

Medicinali Equivalenti e Biosimilari

Nel 2025 i farmaci a brevetto scaduto hanno rappresentato il 72,9% della spesa e l’88,1% dei consumiin regime di assistenza convenzionata di classe A. La quota dei farmaci equivalenti, ad esclusione di quelli che hanno goduto di copertura brevettuale, ha rappresentato il 23,5% della spesa e il 32,1% dei consumi.

L’Italia conferma il primato europeo nell’impiego dei biosimilari, che raggiungono il 71,4% di consumi. Tuttavia, permangono ampi margini di crescita per i medicinali equivalenti, il cui uso risulta meno diffuso nelle Regioni meridionali. I cittadini delle Regioni meridionali, per scegliere il farmaco di marca, pagano cifre significativamente più elevate: 22,35 euro pro capite per Sud e Isole (totale 432,7 milioni di euro), 19,43 euro pro capite per il Centro (totale 230,6 milioni di euro), 13,73 euro pro capite per il Nord (totale 380,4 milioni di euro).

Farmaci Innovativi

Dopo anni di forte espansione, la spesa per le sole indicazioni innovative ammesse al Fondo dedicato si è contratta del -19,4% nel 2025, scendendo a 700 milioni di euro. L’incidenza delle indicazioni innovative sul totale degli acquisti diretti delle strutture pubbliche è scesa dal 6,6% del 2023 al 4% nel 2025. Il fenomeno è legato sia alla naturale scadenza del triennio di innovatività (2023-2025) per molte molecole oncologiche ed ematologiche, sia all’ingresso di nuovi farmaci con innovatività condizionata, caratterizzati da un impatto finanziario più contenuto.

Terapie avanzate (ATMP) e farmaci orfani

Nel 2025 sono stati erogati 1.195 trattamenti con terapie avanzate, per una spesa complessiva di 222,6 milioni di euro (784 trattamenti CAR-T per 149,3 milioni euro e 411 terapie geniche/tessutali non-CAR-T per 73,3 milioni euro) in aumento del 14,5% rispetto all’anno precedente.

Due nuove terapie avanzate hanno fatto ingresso sul mercato per la prima volta nel 2025: tabelecleucel per malattia linfoproliferativa post-trapianto positiva al virus di Epstein-Barr e etranacogene dezaparvovec per il trattamento dell’emofilia B.

La spesa dei farmaci orfani è aumentata del 7,9% rispetto al 2024, raggiungendo i 2,55 miliardi di euro, pari all’8,6% della spesa farmaceutica a carico del SSN. La categoria terapeutica che al primo posto sia per la spesa che per i consumi è rappresentata dai farmaci antineoplastici e immunomodulatori (rispettivamente 46,5% e 47,7%). La più alta incidenza sulla spesa riguarda i farmaci utilizzati per le malattie genetiche e nei linfomi, mielomi e altre malattie onco-ematologiche (rispettivamente 32,0% e 31,6%), invertendo l’andamento del 2024. Le medesime aree terapeutiche registrano anche i consumi più elevati, sebbene i farmaci per le malattie genetiche registrino valori notevolmente inferiori rispetto a quelli osservati per i linfomi, mielomi e altre malattie oncoematologiche.

Confronto europeo

Il Rapporto propone un confronto tra l’assistenza farmaceutica italiana e quella di altri nove Paesi europei per i farmaci distribuiti sia a livello territoriale che tramite il canale ospedaliero. La spesa farmaceutica totale italiana, comprensiva della spesa territoriale pubblica e privata e della spesa ospedaliera, con un valore di 750 euro pro capite, è inferiore rispetto a quella registrata in Germania (779 euro), Austria (795 euro) e lievemente superiore a quella di Belgio (738 euro) e Spagna (727 euro); risulta, invece, nettamente superiore a quella di Polonia (388 euro), Svezia (536 euro), Portogallo (541 euro) e Gran Bretagna (575 euro). Sul canale delle farmacie territoriali, tutti i Paesi dell’Euro10 presentano prezzi medi superiori a quelli italiani (in Germania i prezzi territoriali sono più alti del +372,4%).

L’Italia presenta ancora una bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti rispetto agli altri Paesi europei. Si colloca invece al primo posto, tra i dieci Paesi analizzati, per i biosimilari che rappresentano il 70,3% della spesa e il 71,4% dei consumi, rispetto a una media per i 10 Paesi europei considerati del 60,9% per la spesa e del 45,9% per i consumi.

Con una spesa di 52,9 euro pro capite per i farmaci orfani, l’Italia si conferma al quarto posto, dopo Francia (77,9 euro), Austria (74 euro) e Belgio (73 euro).

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