• Gio. Gen 22nd, 2026

“Secondo i recenti report epidemiologici (ISTISAN, 2025), ogni giorno in Italia muoiono circa 630 persone per cause cardiovascolari, oltre 25 ogni ora, e circa 170 per patologie respiratorie.

Infatti, nonostante i formidabili progressi nelle tecnologie biomediche e nelle terapie farmacologiche, che saranno illustrati nelle quattro sessioni congressuali dai più importanti specialisti di fama nazionale ed internazionale, le sole malattie cardiovascolari provocano complessivamente, nel nostro Paese, circa 230mila decessi l’anno: il 30,8% del totale (33,4% nelle donne e 28,1% negli uomini)”. Lo fa sapere il professor Carlo Gaudio, presentando l’evento dal titolo ‘XXIII Giornata Nazionale della Prevenzione delle Malattie Cardiovascolari’. organizzato dall’INI di Grottaferrata per iniziativa del professor Gaudio, in collaborazione con i docenti dell’Università Sapienza di Roma. L’evento si è svolto lo scorso 26 e 27 giugno nell’Aula Magna dell’Istituto, seguito in presenza e in collegamento telematico con le diverse sedi universitarie italiane, da 200 specialisti in medicina cardiovascolare, respiratoria, internistica, sportiva. “Nonostante i sensibili miglioramenti nella prevenzione e cura, che hanno permesso di ridurre la mortalità di 5 volte negli ultimi 50 anni, queste patologie- prosegue il professor Gaudio – continuano a gravare massimamente sul sistema sanitario nazionale: in Italia, i correlati costi diretti superano i 41 MLD di euro ogni anno, rappresentando il 30% della spesa sanitaria globale del Paese. Da questi dati, discende naturalmente l’importanza di incrementare la prevenzione di tali temibili patologie, tuttora leader di ospedalizzazione e mortalità”.

Secondo il Global Cardiovascular Risk Consortium (NEJM, 30 marzo 2025), intanto, i cinque fondamentali fattori di rischio (ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, fumo e obesità) sono responsabili di oltre il 50% degli eventi aterosclerotici. Nello studio internazionale, comprendente 2.100.000 individui, la coesistenza di tutti e cinque i fattori ha comportato un aumento di rischio del 38% nei maschi e del 24% nelle donne. Al contrario, chi ne è privo – sottolinea il Prof. Gaudio – guadagna più di 13 anni di vita, se di sesso femminile, e più di 10, se di sesso maschile, anni che potranno costituire quel periodo dorato di ‘longevità in salute’. 

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