• Lun. Lug 22nd, 2024

Negli ultimi anni, stiamo assistendo ad un’evoluzione dei percorsi di cura nel cancro: innovazioni terapeutiche e tecnologiche, approcci neoadiuvanti e formulazioni sottocutanee sono elementi chiave, che possono generare un impatto significativo sulla sopravvivenza, sulla qualitĂ  di vita dei pazienti e sull’efficienza dei centri ospedalieri per il Sistema Sanitario. 

La rimborsabilitĂ  della combinazione di trastuzumab e pertuzumab piĂą chemioterapia ha recentemente modificato il percorso decisionale terapeutico del tumore al seno HER2+ nel contesto neoadiuvante (pre-chirurgia). Conosciuta come doppio blocco, ha migliorato la sopravvivenza nelle pazienti ad alto rischio di recidiva. L’introduzione delle formulazioni sottocutanee rappresenta un’altra importante occasione di ottimizzazione del percorso di cura. Rispetto alla formulazione endovenosa, riduce i tempi di allestimento, somministrazione, osservazione e i costi diretti e indiretti, con benefici sia per l’organizzazione del centro ospedaliero che per la qualitĂ  di vita delle pazienti. Gli eventi macroregionali DUAL ANSWHER2+, promossi da Roche, nascono per ospitare un dibattito sulle opportunitĂ  che queste innovazioni terapeutiche e tecnologiche offrono. 

“La terapia neoadiuvante è ormai un caposaldo prechirurgico” – afferma Alessandra Fabi, Direttrice UnitĂ  Operativa Semplice, Dipartimento “Medicina di Precisione in Senologia”, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS-UniversitĂ  Cattolica del Sacro Cuore – â€śLa sua valutazione complessiva è positiva, a livello di beneficio clinico, qualitĂ  di vita della paziente e qualitĂ  del percorso terapeutico. Il doppio blocco contribuisce, infatti, a rafforzare il modello “breast unit”, in cui sono impegnati anatomopatologi, radiologi, oncologi, psicologi e altre figure. Aumenta la sopravvivenza libera da malattia, con la prospettiva di annullarne la ripresa. Consente, inoltre, di evitare le antracicline e la loro tossicitĂ  cardiologica. E permette, infine, di sdoganare – come giĂ  in monoterapia con il trastuzumab – formulazioni nuove come quelle sottocute, con un ulteriore impatto sia in termini di soddisfazione della paziente, sia di farmaco-economia.”

A conferma di come queste innovazioni stiano rivoluzionando i percorsi di cura, si registrano trend positivi (1): oggi le pazienti ad alto rischio che accedono ad un percorso neoadiuvante sono il 54% del totale delle donne con tumore HER2+ in fase precoce, percentuale che aumenta alla quasi totalitĂ  (85%) se rapportata alla sotto-popolazione ad alto rischio (T>2 e/o N+), per la quale la combinazione è specificamente indicata. A livello macro-regionale, in Toscana, Lazio, Umbria e Sardegna si registra una percentuale in linea con la media nazionale (51% su 54%), ma ulteriormente migliorabile, alla luce dei benefici clinici che si possono ottenere: quasi il 60% delle pazienti che beneficia di questa opportunitĂ  ha una risposta patologica completa (1).

Sottolinea, al riguardo,  la dottoressa Agnese Fabbri, Responsabile Centro Breast Unit, Ospedale Belcolle di Viterbo, Dipartimento Onco-Ematologico e Servizi,con riferimento ai risultati dello studio Neopearl:“Condotto in 17 divisioni oncologiche in tutta Italia, questo studio di Real World Evidence ha dimostrato che l’aggiunta di pertuzumab a trastuzumab e chemioterapia Ă¨ in grado di migliorare il tasso di risposta patologica completa (passando da 49 a 62%), così come la cosiddetta Event Free Survival (EFS), che risulta significativamente prolungata (81% vs 93%). Lo studio ha inoltre dimostrato che il beneficio maggiore l’hanno ottenuto le pazienti nella situazione peggiore. Altro elemento chiave è il riscontro che, in un gruppo di pazienti non selezionate, poichĂ© provenienti da centri diversi, non si è registrato un aumento di avventi avversi, perchĂ© non c’è un aumento di tossicità”.

Aggiunge Lucio Fortunato, Direttore UOC di Senologia, Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata, Roma: â€śL’introduzione del nuovo percorso decisionale terapeutico ha cambiato in maniera sostanziale il lavoro del chirurgo. Terapia neoadiuvante e chirurgia sono oggi l’accoppiata vincente per garantire una migliore qualitĂ  dei trattamenti, piĂą conservativi, con prospettive ed evoluzioni nel prossimo futuro che immaginano – in alcuni casi – di evitare la chirurgia, sostituendola con una microbiopsia a livello di letto tumorale. Purtroppo alcuni studi dimostrano che c’è un “tallone d’Achille” in questo percorso: una diminuzione della richiesta di Breast Conservation, anche nei casi in cui il doppio blocco ha funzionato. C’è bisogno di una comprensione migliore dei percorsi e di una maggiore capacitĂ  di rassicurazione, nel rispetto del diritto delle donne di decidere che cosa fare”. 

Rispetto all’opportunitĂ  della formulazione sottocutanea, i percorsi possono essere ancora ottimizzati, per cogliere a pieno tutti i vantaggi che questa opzione offre, permettendo una reale e vantaggiosa evoluzione del Sistema, solo se auspicabile per tutti. Spiega Andrea Botticelli, Coordinatore Breast Unit, UniversitĂ  La Sapienza di Roma – Policlinico Umberto I: â€śCon la somministrazione sottocute, le donne si sentono meno malate perchĂ© passano meno tempo in ospedale e la somministrazione avviene con un’iniezione rapida e poco invasiva nella zona della coscia. Inoltre, cambiano completamente i flussi di accesso all’ospedale, si riducono i tempi e si ottengono molteplici benefici: meno infermieri impegnati, meno sacche per le infusioni, meno attese. Questo avviene sia nel setting precoce, della durata di massimo un anno, ma soprattutto nella fase metastatica, che può prolungarsi nel tempo: la qualitĂ  di vita diventa ancora piĂą cruciale e poter assumere il farmaco senza infusioni endovena libera le pazienti da ingombri fisici e azzera il rischio di trombosi e infezioni”.

Un fattore chiave per garantire l’accesso ai migliori percorsi di diagnosi e cura è rappresentato dalla presa in carico della paziente all’interno di un team multidisciplinare o Breast Unit. Spiega Giulia D’Amati, Professoressa Ordinaria di Anatomia Patologica, Dipartimento Scienze Radiologiche, Oncologiche e Anatomo-patologiche, UniversitĂ  La Sapienza di Roma – Policlinico Umberto I: â€śL’approccio multidisciplinare è ormai lo standard della buona pratica per tutti i tumori, ma soprattutto per la mammella, che è stato l’apripista per questo approccio. Aspetti radiologici, istologici e molecolari vengono condivisi e discussi alla luce delle caratteristiche uniche di tumore e paziente. Viene quindi valutata ogni scelta terapeutica percorribile, alla luce delle migliori evidenze, con almeno due discussioni multidisciplinari, prima e dopo la chirurgia. Si tratta di un percorso virtuoso, che richiede tempo e risorse, ma che ha il vantaggio di evitare esami ridondanti, velocizzare i tempi di gestione della paziente e un suo piĂą rapido indirizzamento, non solo su cosa fare, ma anche quando e come farlo.”

Il tumore al seno

Il tumore al seno è la neoplasia piĂą diffusa tra le donne e, con quasi 56mila nuovi casi ogni anno, si conferma il tumore piĂą diagnosticato nel 2023 in Italia (2). A livello mondiale, le statistiche sono altrettanto significative: ogni 20 secondi si registra una nuova diagnosi (per un totale di 1,67 milioni di nuovi casi) e ogni 5 minuti muoiono di carcinoma mammario piĂą di 3 donne (per oltre 500mila decessi annui) (3). Circa il 20% delle pazienti (4) presenta un tumore al seno HER2+, una forma particolarmente aggressiva perchĂ© maggiormente in grado di recidivare e diffondersi in altri organi: nella maggioranza dei casi riesce ad essere diagnosticata quando il tumore è in stadio iniziale, per un totale di 8.200 donne con tumore al seno HER2+ in fase precoce in Italia (1).

Fonti:

  1. IQVIA per Roche (campione: n=240 oncologi, selezionato dalla lista di centri prescrittori di farmaci Roche, distribuito sul territorio nazionale tenendo conto di criteri di rappresentativitĂ  statistica)
  2. AIOM-AIRTUM, I numeri del cancro in Italia 2023
  3. Ferlay J, et al. [Online]. Da: http://globocan.iarc.fr
  4. Wolff AC, et al. Journal of Clinical Oncology 2013;31(31):3997-4013

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