• Mar. Lug 21st, 2026

Il cambiamento climatico sta peggiorando il sonno notturno in gran parte del mondo: tra il 2020 e il 2025, la persona media ha perso quasi 56 ore di sonno l’anno per l’aumento delle temperature notturne, secondo l’analisi di Climate Central. Di queste, circa 6 ore sono attribuibili direttamente al riscaldamento causato dal clima, e il peso del fenomeno è raddoppiato rispetto ai primi anni Settanta in quasi tutte le città studiate.

Perché il caldo disturba il riposo

Il sonno dipende dalla capacità del corpo di raffreddarsi: quando le notti sono più calde, questo meccanismo si altera e diminuiscono durata e qualità del riposo. Le evidenze citate da Climate Central collegano le temperature notturne più alte a sonno più breve, peggior qualità del sonno e effetti più forti nei periodi più caldi, nelle aree già calde e tra le persone più vulnerabili.

Le aree più colpite

L’impatto più alto si registra in Medio Oriente, dove città di Arabia Saudita, Oman ed Emirati Arabi Uniti hanno perso tra 55 e 87 ore di sonno l’anno per il caldo notturno, con 12-16 ore direttamente legate al cambiamento climatico. Perdite elevate emergono anche in India meridionale, in alcune aree del Sud-est asiatico, dell’Africa occidentale e in diverse città delle Americhe, mentre nelle 253 città statunitensi analizzate la perdita media è stata di 36 ore l’anno.

Un rischio per la salute

Dormire poco non significa solo sentirsi stanchi. La privazione di sonno è associata a peggior umore, calo della performance cognitiva, minore produttività e possibili effetti su salute cardiovascolare e immunitaria. Il problema si accumula notte dopo notte: anche riduzioni apparentemente modeste possono diventare dannose durante un’intera stagione calda.

Chi è più vulnerabile

Il rischio non è uguale per tutti. L’analisi richiama studi che mostrano effetti più marcati negli over 65, nelle persone che vivono in Paesi a medio-basso reddito, nelle donne e in chi abita già in climi caldi. Anche l’aria condizionata aiuta solo in parte: la sua diffusione globale resta limitata e l’accesso è fortemente legato al reddito.

La tendenza da seguire

Il segnale più importante è di lungo periodo: rispetto ai primi anni Settanta, la quota di perdita di sonno attribuibile al cambiamento climatico è almeno raddoppiata in 1.335 città su 1.338, e in 840 è almeno triplicata. In altre parole, le notti tropicali non sono più un’eccezione: stanno diventando un nuovo fattore di rischio sanitario globale.

Info: https://www.climatecentral.org/climate-matters/climate-change-sleep-loss

Antonio Caperna

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