• Dom. Mag 31st, 2026

A dieci anni dall’inizio della terapia per metastasi cerebrali asintomatiche, il 32% dei pazienti trattati con la doppia immunoterapia ipilimumab e nivolumab è ancora in vita. Un risultato di particolare rilievo per una condizione storicamente associata a una prognosi del tutto sfavorevole. A dimostrarlo sono i risultati finali dello studio NIBIT-M2, selezionati per una presentazione orale al congresso dell’American Society of Clinical Oncology da parte di Anna Maria Di Giacomo, professore ordinario di Oncologia Medica presso l’Università di Siena e responsabile del programma di sperimentazioni cliniche di Fase I/II del CIO, Centro di Immuno-Oncologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese.

Lo studio è stato sviluppato e sponsorizzato dalla Fondazione NIBIT, presieduta dal professor Michele Maio, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università di Siena e Direttore del Centro di Immuno-Oncologia (CIO) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese. NIBIT-M2 è il primo studio randomizzato di fase III al mondo ad aver valutato la doppia immunoterapia in questa popolazione di pazienti e presenta oggi il follow-up più lungo mai disponibile, con una osservazione mediana di 125 mesi.

LA SFIDA DELLE METASTASI CEREBRALI

Il melanoma è stato uno dei tumori in cui l’immunoterapia ha cambiato più profondamente le prospettive di cura. La presenza di metastasi cerebrali, tuttavia, ha rappresentato a lungo una delle principali criticità. «Le metastasi cerebrali da melanoma sono associate a una prognosi particolarmente sfavorevole e a una gestione clinica molto complessa. Per molti anni questi pazienti non hanno avuto opzioni terapeutiche efficaci ed una sopravvivenza di pochi mesi», spiega la professoressa Anna Maria Di Giacomo. Proprio per rispondere a questa esigenza clinica, Fondazione NIBIT ha promosso lo studio NIBIT- M2, nato per valutare se l’immunoterapia potesse essere efficace anche nei pazienti con metastasi cerebrali asintomatiche.

LO STUDIO NIBIT-M2

E’ uno studio di fase III, multicentrico e randomizzato, che ha coinvolto pazienti con melanoma metastatico e metastasi cerebrali attive, non trattate e asintomatiche, arruolati in 9 Centri Italiani. I pazienti non avevano ricevuto precedenti terapie sistemiche per la malattia avanzata. Lo studio ha confrontato tre strategie: la chemioterapia con fotemustina, la combinazione di ipilimumab e fotemustina, e la doppia immunoterapia con ipilimumab e nivolumab. L’obiettivo principale era valutare la sopravvivenza globale. Gli obiettivi secondari includevano la sopravvivenza libera da progressione di malattia, sia sistemica che intracranica, nonchè la sicurezza del trattamento.

UN PAZIENTE SU TRE VIVO A DIECI ANNI

Dopo un follow-up mediano di 125 mesi, i risultati confermano il beneficio duraturo della doppia immunoterapia. Nel gruppo trattato con ipilimumab e nivolumab, la sopravvivenza globale a 10 anni è risultata pari al 32% mentre la sopravvivenza specifica per melanoma ha raggiunto il 36%. Anche il controllo della malattia a livello cerebrale si mantiene nel tempo: la sopravvivenza libera da progressione intracranica a 10 anni è infatti pari al 29%. «Questi dati dimostrano che una quota significativa di pazienti con melanoma e metastasi cerebrali può ottenere un beneficio molto prolungato nel tempo dalla doppia immunoterapia», sottolinea la Di Giacomo. «Non parliamo solo di un prolungamento della sopravvivenza, ma della possibilità concreta, per molti pazienti, di mantenere il controllo della malattia a lungo termine». Un elemento clinicamente importante riguarda anche il trattamento nel lungo periodo. Tra i pazienti vivi a 10 anni trattati con ipilimumab e nivolumab, infatti, il 70% non ha ricevuto più alcuna terapia antitumorale. Un dato che rafforza l’idea di un controllo persistente della malattia anche dopo la sospensione del trattamento immunoterapico.

UN RISULTATO CLINICO DI LUNGO PERIODO

«NIBIT-M2 mostra che l’immunoterapia può essere efficace anche in presenza di metastasi cerebrali asintomatiche e che il beneficio può mantenersi nel lunghissimo periodo», commenta il professor Michele Maio. «Il dato a 10 anni è importante perché sposta la prospettiva di vita dei pazienti: in una malattia storicamente associata a una prognosi molto severa, oggi possiamo osservare pazienti vivi a lungo termine e, in molti casi, senza necessità di continuare le cure». Accanto ai dati clinici, lo studio ha valutato anche alcuni marcatori biologici ottenuti attraverso la biopsia liquida, cioè l’analisi del DNA tumorale circolante nel sangue, nell’ambito del Programma AIRC “5 per mille” EPICA, coordinato dal professor Michele Maio. I risultati suggeriscono che il profilo di metilazione del DNA aiuta ad identificare i pazienti destinati a beneficiare più a lungo dell’immunoterapia, monitorandone la risposta in modo non invasivo «Il percorso dello studio NIBIT-M2 dimostra quanto sia importante sostenere sperimentazioni cliniche indipendenti da parte di organizzazioni no-profit che siano in grado di rispondere a domande cliniche reali.

Oggi possiamo dire che, anche in una condizione difficile come il melanoma con metastasi cerebrali, una parte dei pazienti può ottenere un beneficio assolutamente duraturo e, sperabilmente, la guarigione dalla malattia. È un risultato clinico, prima ancora che scientifico, che apre la strada a nuove combinazioni di immunoterapia e farmaci epigenetici anche nei pazienti con metastasi cerebrali da melanoma. Una strategia che stiamo già attivamente studiando nel trial clinico NIBIT-ML1, sponsorizzato da Fondazione NIBIT e coordinato da Anna Maria Di Giacomo, in pazienti con melanoma metastatico resistenti all’immunoterapia» conclude Maio.

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