
“Quando guardiamo i dati territoriali ci sono ancora tante e troppe diseguaglianze: al nord il 63% delle donne aderiscono allo screening mammografico, nel Mezzogiorno la percentuale scende al 40%. Per lo screening del colon retto in alcune aree del Sud siamo intorno al 20%. Ancora oggi, poi, tante, troppe donne si devono spostare dalla propria regione per sottoporsi a un intervento per cancro della mammella. Queste differenze sono anche opportunità diverse per la prevenzione, per una diagnosi precoce e per la cura. Su queste diseguaglianze siamo chiamati, ovviamente, a intervenire”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto all’evento ‘Il Registro nazionale tumori. Dalla sorveglianza epidemiologica alla prevenzione e programmazione sanitaria’, in corso presso l’Auditorium ‘Cosimo Piccinno’ del ministero della Salute.
“In Italia ci sono circa 390mila persone che ogni anno ricevono una diagnosi di neoplasia. Dietro ciascuno di questi numeri, però, ovviamente ci sono persone, storie, famiglie, paure, speranze che si rivolgono alle istituzioni e al Servizio sanitario nazionale”.
“Il Registro nazionale tumori non è un archivio, è uno strumento di prevenzione e di programmazione. Ci dirà se gli screening raggiungono le persone alle quali sono rivolte, se le diagnosi arrivano in tempo, se e dove i cittadini sono costretti a spostarsi per curarsi. Ci aiuterà a indirizzare le risorse dove servono, a rendere conto dei risultati”.
“Le regioni- ha evidenziato l’esponente del governo- hanno costruito negli anni un patrimonio prezioso di registri, ma oggi abbiamo bisogno di avere omogeneità nei criteri, nella qualità e nella tempestività e, ovviamente, se non ci sono dati confrontabili, come abbiamo imparato anche dall’esperienza sulle liste d’attesa, non c’è equità”. Il ministro della Salute ha poi parlato di ‘fiducia’. “La tutela della riservatezza- ha osservato- è un valore che non va posto in discussione, ma un dato sanitario che non può essere usato per proteggere la salute pubblica rappresenta, per gli stessi cittadini, un’occasione persa. Lavoreremo con il Garante per trovare un equilibrio tra la protezione dei dati e il loro utilizzo a favore della sanità pubblica, guardando anche allo spazio europeo dei dati sanitari, che riconosce i registri di patologia come una risorsa per la salute globale”. “Ogni numero di questo registro, lo ribadisco, è una persona: una donna che ha fatto una mammografia in tempo, un uomo che è tornato al lavoro, un bambino che è guarito. Lavoriamo- ha concluso Schillaci- perché questi numeri crescano”.
“Il Piano oncologico nazionale 2023-2027 è stato uno dei primi provvedimenti che ho firmato una volta diventato ministro. Ha dato 10 milioni di euro l’anno a un fondo dedicato e anche un meccanismo premiale per le regioni che rendono pienamente operative le loro reti oncologiche. Una scelta che ha voluto rafforzare la qualità, l’integrazione dei percorsi di cura, valorizzare le migliori esperienze territoriali, favorire una crescita omogenea del sistema”.
“Nella stessa direzione- ha proseguito l’esponente del governo- si muove il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, che rafforza le risorse destinate alla prevenzione con ulteriori 50 milioni di euro per il 2026. Un elemento particolarmente innovativo del nuovo Piano è il collegamento tra programmazione e risultati: certificare Piani regionali sarà infatti legato al raggiungimento degli obiettivi misurabili con indicatori che dovranno passare dal 60% nel 2027 al 90% nel 2031”. Ricordando l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, il ministro ha sottolineato che si tratta di “un passo che ritengo significativo sul fronte dell’equità e anche dell’innovazione, garantendo a tutti l’accesso a prestazioni avanzate, la consulenza genetica, alcuni tipi di radioterapia. Abbiamo previsto poi per il carcinoma mammario l’accesso a test innovativi che permettono cure sempre più appropriate e, soprattutto, personalizzate. Tutto questo, però- ha tenuto a precisare Schillaci– ha valore se sappiamo misurare gli effetti: è proprio questa la funzione del Registro nazionale tumori, che oggi entra nella sua fase operativa”.
“Negli ultimi dieci anni la mortalità oncologica è diminuita del 9%, per molti dei tumori più diffusi i risultati raggiunti dall’Italia superano la media europea. Cito tra tutti il tumore della mammella, per il quale abbiamo una sopravvivenza a cinque anni di circa l’88%. Sono risultati che appartengono, però, a un’ampia comunità di professionisti sanitari, ricercatori, di programmi di screening, associazioni dei pazienti, tutte le persone che ogni giorno fanno sì che la risposta del nostro Servizio sanitario nazionale sia migliore, più forte e più adeguata”.
