
L’introduzione del DL 73/2024 ha istituito la Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa, che per la prima volta consente una misurazione su scala nazionale dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie del Servizio sanitario. Con 65 milioni di prenotazioni acquisite in Piattaforma tra gennaio 2025 e aprile 2026, relative a tutte le strutture del settore pubblico e del settore privato accreditato, Agenas dispone oggi di una base dati estremamente significativa per comprendere il fenomeno delle liste d’attesa, analizzare le criticità e misurare l’impatto delle misure correttive adottate. La nuova Piattaforma nazionale delle liste di attesa è stata presentata oggi presso la Sala Auditorium dell’Agenas.
UNA DIFFUSA TENDENZA AL MIGLIORAMENTO
La raccolta dei dati in modo sistematico, mese per mese, consentirà d’ora in avanti di leggere il trend. Nel primo quadrimestre del 2026, rispetto al primo quadrimestre del 2025, si evidenzia un miglioramento a livello nazionale, sia per le visite che per gli esami diagnostici, su tutte le classi di priorità. In particolare, per le prime visite la percentuale di rispetto dei tempi di attesa passa dal 76,1% al 78,7% mentre per gli esami diagnostici passa dall’83,0% all’84,7%.
La tendenza al miglioramento, che riguarda 16 Regioni su 21, è ancora più marcata per le prestazioni urgenti da erogare entro 3 giorni e per quelle in classe B da erogare entro 10 giorni: questo attesta una maggiore capacità del sistema sanitario nel gestire le richieste delle persone con bisogni clinici più immediati. Analizzando il dato delle singole Regioni, si evidenziano: per le prime visite, buoni risultati in 16 Regioni su 21: 9 Regioni registrano importanti miglioramenti rispetto all’anno precedente e 7 Regioni confermano una elevata percentuale di rispetto dei tempi massimi di garanzia già raggiunti nel 2025; per gli esami diagnostici, buoni risultati in 15 Regioni su 21: 6 in netto miglioramento rispetto al 2025 e 9 con una elevata percentuale di garanzia già raggiunta nel 2025.
Alcune Regioni segnano il passo, non evidenziando miglioramenti. Tra queste, tuttavia, vi sono Regioni che mantengono, comunque, una buona percentuale di rispetto dei tempi, superiore all’80% (la Sicilia per le prime visite e il Piemonte per gli esami diagnostici).
La Piattaforma consente di visualizzare i trend e i dati delle singole regioni per classi di priorità, favorendo una lettura più analitica dei risultati. Alcune regioni, pur non migliorando globalmente, riducono i tempi di attesa su singole prestazioni e classi di priorità. Ad esempio, la Regione Abruzzo registra un netto balzo in avanti dal 76,5% all’85,6% per le prime visite nella classe di priorità U tra il primo quadrimestre 2025 e il primo quadrimestre 2026 (analogamente si registra un miglioramento nella classe U per gli esami diagnostici dal 66,0% all’82,4%).
LE CRITICITÀ
Oggi la Piattaforma, grazie ad una lettura più analitica del dato, consente di misurare anche altri indicatori che aiutano ad avere una comprensione più approfondita dei sistemi di gestione delle prestazioni sanitarie oggetto di monitoraggio nelle diverse Regioni e a individuare fattori di criticità su cui intervenire.
Da questi ulteriori approfondimenti, oggetto di confronto tecnico con le direzioni regionali e delle singole aziende sanitarie, emergono ulteriori ambiti di miglioramento, anche in quelle realtà che registrano percentuali di garanzia elevate.
Le maggiori criticità si possono riassumere in quattro punti: il primo elemento riguarda l’appropriatezza nell’attribuzione del codice di priorità in sede di prescrizione. In alcune Regioni la percentuale di attribuzione del codice di priorità P (da erogare entro 120 giorni) è estremamente elevata (anche oltre l’80%) e questo dato appare non coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo.
Attualmente si assiste a una forte variabilità del dato, che passa dall’85,5% della Basilicata e dall’80,1% della Campania al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte. Su questo aspetto è stato già avviato un confronto con le singole Regioni, al fine di comprenderne le cause e ricondurre a maggiore omogeneità i comportamenti prescrittivi.
Il secondo elemento riguarda la differenza tra l’appuntamento proposto entro la soglia di garanzia e quello accettato, che a livello nazionale, nel 20% dei casi va oltre i tempi massimi.
Ora, se è vero che il paziente può rifiutare l’appuntamento proposto per motivi personali (ad esempio per impossibilità nella data indicata, per recarsi in una struttura più vicina o da un determinato professionista), quando la percentuale di accettazione di un appuntamento oltre soglia è molto elevata è possibile che ci siano delle criticità nella gestione delle agende.
Un terzo elemento riguarda il tempo che intercorre tra la data della prescrizione e quella di contatto del paziente con il Cup.
Quando la percentuale dei contatti avvenuti oltre la soglia di garanzia (ad esempio dopo 10 giorni per una classe di priorità B) supera il valore fisiologico stimato intorno al 5-6%, è possibile che ci siano delle disfunzioni in termini di accessibilità alla prenotazione. Ad esempio, proprio per la classe di priorità B, in tre Regioni quasi il 20% degli assistiti contatta il Cup oltre il termine di 10 giorni.
Un quarto e ultimo elemento da considerare è il rapporto tra prescrizioni e prenotazioni effettivamente avvenute. In altri termini, a fronte di 100 prescrizioni fatte, si tratta di capire la percentuale di quelle realmente prese in carico con una prenotazione, evidenziando così per differenza la quota di quelle che scadono o a cui non fa seguito una prenotazione a carico del Servizio sanitario nazionale.
Sulla base dei dati di Tessera Sanitaria, alla prescrizione medica fa seguito una prenotazione al Cup nel 50,3% delle prime visite e nel 54,4% degli esami diagnostici. A livello regionale, si passa dal 67,7% della p.a. di Bolzano al 33,7% dell’Abruzzo, mentre per gli accertamenti diagnostici si va dal 73,4% sempre di Bolzano al 37,3% del Lazio.
Si stima che una quota di questi mancati accessi al Cup, talvolta anche significativa (25-30%), può avere ragioni ‘fisiologiche’: il paziente sceglie di non utilizzare la ricetta, la prescrizione è stata chiesta per poterla esibire nell’ambito di una copertura assicurativa, oppure si verificano ripetizioni di ricette originariamente errate. Tuttavia, percentuali molto elevate di mancata presa in carico della ricetta sono indicative di una qualche difficoltà nella prenotazione di prime visite ed esami prescritti, che deve essere approfondita.
UNA NUOVA GOVERNANCE
Il valore della Piattaforma Nazionale per le Liste d’Attesa consiste in primo luogo nella possibilità di disporre di un monitoraggio sistematico e permanente del fenomeno su scala nazionale. Non bisogna tuttavia soffermarsi esclusivamente sui dati numerici: è necessario considerare anche il cambiamento strutturale nel modello di governance delle liste d’attesa che la piattaforma stessa rende oggi possibile. Il tema delle liste d’attesa viene finalmente affrontato con dati che prima non erano disponibili. La Piattaforma, introdotta con il Decreto 73 del 2024, è lo strumento che consente di analizzare e governare il fenomeno, rilevando criticità, comportamenti disomogenei e miglioramenti che, in assenza dei dati, avrebbero potuto essere solo oggetto di percezioni e non di misurazioni.
Il confronto tecnico con le Regioni si è rivelato estremamente utile confermando che la Piattaforma non serve a stilare classifiche ma a capire dove occorre intervenire per migliorare e a costruire un sistema di monitoraggio permanente e in tempo reale.
Dal suddetto confronto sono emerse, oltre ai problemi da risolvere, anche le misure che stanno funzionando, ovvero le buone pratiche adottate in un contesto e che possono essere diffuse in altri. Complessivamente, si può dire che le cose vanno meglio dove si è intervenuti con una serie di strumenti che agiscono contemporaneamente su più fronti, quali la centralizzazione delle agende, l’uso dei finanziamenti per pagare il lavoro aggiuntivo dei medici, l’apertura di ambulatori e servizi di diagnostica anche nei weekend, il recall dei pazienti in agenda per contrastare quel 20% che si prenota e poi non si presenta all’appuntamento, l’implementazione di software di intelligenza artificiale per l’ottimizzazione delle agende con il riutilizzo dei posti rimasti disponibili, o ancora l’introduzione di app per la prenotazione integrate già con il Fascicolo sanitario elettronico.
Certamente, però, aumentare l’offerta e rendere più efficienti le agende non è l’unica soluzione. Anzi, quando questo avviene in assenza di altre misure, si finisce per inseguire una domanda che cresce in modo esponenziale, creando un circolo vizioso da evitare. Come evidenziano le buone pratiche rilevate, serve lavorare soprattutto sull’appropriatezza prescrittiva, attraverso tavoli di confronto con i medici di medicina generale, l’integrazione nei gestionali prescrittivi dei criteri di appropriatezza espressi dal modello Rao (Raggruppamenti di Attesa Omogenea), l’analisi dei quesiti diagnostici anche attraverso strumenti di intelligenza artificiale, sistemi di concordanza e confronto tra Mmg e specialisti attraverso il teleconsulto.
Finalmente si è in grado di lavorare in profondità arrivando a livello di singola azienda e singola struttura, in modo da responsabilizzare e coinvolgere i manager, i professionisti sanitari e tutti gli attori del sistema. L’obiettivo è andare tutti nella stessa direzione.
Per garantire piena trasparenza al processo e ai dati, Agenas pubblicherà trimestralmente un bollettino in cui fornirà il monitoraggio dei tempi di attesa delle singole regioni, il trend rispetto alle percentuali di garanzia e ogni altro elemento utile a informare in modo trasparente.
La Piattaforma può essere ampliata, nel tempo, aumentando in modo progressivo il numero delle prestazioni oggetto di monitoraggio e introducendo nuovi indicatori di performance, che rilevino in particolare i percorsi di accesso alle cure e la capacità di presa in carico delle persone da parte del Ssn.
L’obiettivo finale è quello di costruire una sanità più accessibile, più digitale, più responsabile e capace di orientare e non lasciare sole le persone fragili. L’anziano e la persona già in carico non devono andare a Cup, perché il sistema li conosce e li accompagna. Per loro, prenota chi prescrive.
