• Mer. Mag 13th, 2026

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte in Europa, responsabili di quasi il 45% dei decessi totali secondo i dati dell’European Heart Network. Eppure la prevenzione si concentra ancora quasi esclusivamente su colesterolo e pressione arteriosa, trascurando un indicatore precoce cruciale: la funzione dell’endotelio, il sottile strato cellulare che riveste i vasi sanguigni e ne regola tono, flusso e risposta infiammatoria. È partendo da questo nodo scientifico che un’equipe dell’IRCCS Centro Cardiologico Monzino di Milano guidata dal Prof. Paolo Poggio, insieme al team di Ricerca e Sviluppo di Gricar, punto di riferimento italiano nell’ambito della nutraceutica, hanno costruito una collaborazione triennale di ricerca sfociata nella prima formula nutraceutica in questo ambito, oggetto di brevetto congiunto: Cardio Circolo. “La disfunzione endoteliale è riconosciuta come fattore predittivo nello sviluppo delle malattie cardiovascolari. Avere strumenti nutraceutici costruiti su un razionale biologico verificato è un contributo concreto alla prevenzione precoce”, afferma il prof. Paolo Poggio dell’IRCCS Centro Cardiologico Monzino e dell’Università degli Studi di Milano.

L’endotelio è un singolo strato di cellule specializzate che riveste internamente tutti i vasi sanguigni, per una superficie totale stimata in circa 700 metri quadrati nel corpo umano. Non è una semplice barriera passiva: è un organo endocrino attivo che produce e rilascia continuamente molecole per regolare il tono vascolare, il flusso del sangue, la coagulazione e la risposta infiammatoria locale. Il mediatore chiave di questa attività è l’ossido nitrico (NO): una molecola prodotta dalle stesse cellule endoteliali che induce rilassamento della muscolatura liscia vasale, favorisce la vasodilatazione e mantiene la parete del vaso in uno stato anti-infiammatorio e anti-trombotico. Quando la produzione di NO si riduce per effetto di ipertensione, diabete, fumo, eccesso di LDL o altre condizioni di stress ossidativo cronico, l’endotelio perde progressivamente la sua capacità di risposta. 

È questa la disfunzione endoteliale: una condizione riconosciuta dalla comunità scientifica come fattore predittivo precoce nelle principali patologie cardiovascolari, dall’aterosclerosi all’aumento della rigidità arteriosa, fino alle disfunzioni valvolari. La compromissione della funzione endoteliale precede di anni la comparsa di eventi clinici manifesti, rendendola un bersaglio ideale per la prevenzione. La difficoltà nell’intervenire su questo parametro risiede nella mancanza di sintomi specifici: le sue spie sono spesso aspecifiche, come gambe pesanti, pressione borderline, stanchezza persistente o mani e piedi freddi. UN PERCORSO SCIENTIFICO IN SETTE FASI – Il progetto si è sviluppato in tre anni seguendo un iter strutturato. Nella fase preliminare, i ricercatori del Monzino hanno identificato i principi attivi candidati attraverso la letteratura scientifica. Sono seguiti due cicli di test in vitro su cellule endoteliali umane isolate da valvole aortiche calcificate: prima valutando singolarmente ciascun composto (stress ossidativo e vitalità cellulare), poi testando la combinazione per misurarne gli effetti sinergici sulla produzione di ossido nitrico (NO). I risultati hanno indicato un aumento della produzione di NO di circa il 10%, statisticamente significativo, insieme a effetti sinergici su tre geni coinvolti nei processi anti-aterosclerotici, anti-ossidanti e anti-infiammatori. La formulazione definitiva, a base di aglio nero, curcuma, coenzima Q10, vitamina B1 e vitamina D3, è stata poi validata in uno studio pilota clinico della durata di quattro settimane su volontari sani, portando alla nascita di Cardio Circolo.

I RISULTATI DELLO STUDIO CLINICO – La funzione endoteliale è stata misurata tramite EndoPAT, una metodica non invasiva che stima la risposta di iperemia reattiva del microcircolo. Al termine del periodo di integrazione, i soggetti con disfunzione endoteliale al basale hanno mostrato un miglioramento significativo dell’indice RHI (Reactive Hyperemia Index): il 50% di questi ha raggiunto valori nella norma. La rigidità arteriosa è diminuita significativamente in tutti i soggetti trattati. In parallelo, l’attività della superossido dismutasi (SOD), enzima chiave delle difese anti-ossidanti endogene, ha registrato un incremento significativo al termine delle quattro settimane. Sul fronte della sicurezza, i marcatori di stress ossidativo sistemico (MDA, AOPP) e i parametri di funzionalità epatica (ALT) sono rimasti stabili per l’intero periodo di trattamento. Il progetto è stato depositato con brevetto congiunto a tutela dell’innovazione formulativa e del razionale scientifico alla base dello sviluppo.

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