• Mer. Mag 13th, 2026

CHIRURGIA ROBOTICA, SIC: PERPLESSI DA DICHIARAZIONI SCHILLACI 

“Le raccomandazioni del ministero della Salute rispetto all’utilizzo della chirurgia robotica destano molta perplessità”. È quanto afferma Ludovico Docimo, presidente della Società italiana di chirurgia (Sic), che rappresenta tutta la chirurgia italiana nelle sedi accademiche e dell’ospedalità pubblica e privata del Paese.


“In una battuta- prosegue- i progressi della tecnologia sono inarrestabili, ma soprattutto non è accettabile privarne i pazienti affetti da gravi malattie. Sembra di rivivere preclusioni anacronistiche del passato, che puntualmente si sono dimostrate infondate. Senza andare troppo lontani nel tempo, i casi sarebbero tanti, da Semmelweiss a Miles, lo stesso avvenne con le suturatrici meccaniche che sostituivano le suture manuali, poi 40 anni fa con la laparoscopia: basti pensare che i pionieri in Germania furono sospesi dall’ordine dei medici, mentre ora tale approccio è assolutamente routine. Anzi, se non venissero eseguiti con queste tecniche, i chirurghi sarebbero esposti a problematiche anche medico-legali”.
“Mentre l’intero mondo chirurgico internazionale cerca di acquisire la padronanza della chirurgia robotica- evidenzia Docimo- le strutture private cercano esperti chirurghi robotici da assumere, l’utenza si rivolge ai centri ove viene eseguita tale tipo di chirurgia, i giovani chirurghi si recano presso centri qualificati che impiegano queste procedure per formarsi e le industrie sono impegnate a migliorare l’efficacia del proprio strumentario. Ebbene, mentre il resto del mondo progredito potenzia le attività robotiche, la chirurgia italiana corre il serio rischio di arrestare, o peggio di arretrare rispetto a un progresso scientifico in rapida e costante evoluzione”.


“In particolare- sottolinea il presidente della Società italiana di chirurgia- è stato dimostrato dalla letteratura che in molti campi, esclusi dal documento, i vantaggi sono inequivocabili: come per la chirurgia del giunto gastroesofageo (acalasia, ernia iatale/diaframmatica, malattia da reflusso), dell’obesità (resezione gastrica e bypass), del colon-retto e del pavimento pelvico (resezioni/anastomosi/sospensioni), del surrene, del fegato, del pancreas e della milza. I benefici sono evidenti sia in termini di complicanze che di durata della degenza, nonché di radicalità oncologica e quindi di reinterventi e recidive, non ultima per ripresa dell’attività lavorativa con un netto ammortizzamento dei costi globali”.
“La possibilità, infine, di poter essere sottoposti ad interventi robotici in regioni che autonomamente decidessero di eseguire tali procedure, o peggio in strutture private, o peggio ancora presso altre Nazioni, peggiorerebbe il già notevole problema della migrazione sanitaria- conclude Ludovico Docimo- fino alla discriminazione economica di fasce di popolazione meno agiate. Occorre quindi una concertazione, che per la chirurgia generale richiede la presenza di un esperto che possa rappresentare il settore, allo stato non presente tra i sottoscrittori delle raccomandazioni, avendo visto soltanto la partecipazione di ginecologi e urologi”.

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