
‘Attualmente il tumore della prostata non è associato ai classici fattori di rischio tipici di altri tumori solidi, come ad esempio il fumo di sigaretta. Le evidenze scientifiche in questo senso sono deboli. Tra i fattori che incidono maggiormente, e purtroppo non modificabili, c’è sicuramente la predisposizione genetica e familiare. Tuttavia, alcuni elementi dello stile di vita sembrerebbero avere un ruolo protettivo: una dieta ricca di fibre e povera di grassi saturi e proteine di origine animale, così come l’attività fisica’. Lo spiega all’agenzia Dire il dottor Fabrizio Presicce, dirigente medico della Uoc Urologia San Filippo Neri di Roma.
‘Questi dati- prosegue- derivano soprattutto dall’osservazione delle differenze nell’incidenza del cancro della prostata tra diverse aree del mondo.
Questo tipo di tumore è meno frequente nei Paesi mediterranei e nel Sud-est asiatico, che accomunati da diete caratterizzate da ampio utilizzo di fibre e meno grassi saturi/proteine e cibi altamente processati, rispetto a Nord Europa e Stati Uniti dove l’incidenza è più alta. Si è infatti osservato che nelle generazioni asiatiche trasferitesi negli Usa il rischio tende ad aumentare. Alcuni studi sono stati condotti, ad esempio, su popolazioni cinesi trasferite dalla Cina a San Francisco: adottando stili di vita più simili a quelli della popolazione nordamericana, queste persone hanno iniziato a presentare un rischio di tumore della prostata più sovrapponibile a quello degli statunitensi rispetto alla popolazione di origine.
È come se l’impatto della dieta potesse, in qualche modo, favorire il processo di oncogenesi’.
‘Attualmente- rende poi noto l’esperto- non esistono evidenze forti e definitive sul ruolo degli stili di vita. In linea generale, però, ciò che fa bene alla salute cardiovascolare dovrebbe essere utile anche per la salute prostatica, che sembra risentire di molti dei fattori di rischio metabolici tipici delle malattie cardiovascolari’.
Spazio, poi, ai numeri della patologia. ‘Sono circa 40mila i nuovi casi all’anno in Italia di cancro alla prostata. Nel 2024- informa- ne sono stati stimati circa 40.192. Questo tumore rappresenta circa il 19-20% di tutti i tumori negli uomini. Nel nostro Paese circa 485mila uomini vivono con una diagnosi di tumore alla prostata e si registrano oltre 8mila decessi l’anno legati a questa malattia. L’incidenza aumenta molto dopo i 65 anni. La buona notizia viene dalla sopravvivenza, che a cinque anni è circa del 90-91% soprattutto grazie alla diagnosi precoce e alle terapie moderne’.
Fabrizio Presicce parla anche delle tempistiche corrette per effettuare i controlli preventivi per la prostata e sugli esami più indicati. ‘Per il tumore della prostata- afferma- non possiamo parlare di vera prevenzione primaria: non disponiamo di terapie mediche in grado di impedirne lo sviluppo. Possiamo però fare diagnosi precoce, individuando la malattia nelle fasi iniziali. Dopo un periodo in cui il test del Psa è stato utilizzato talvolta anche in maniera indiscriminata, e negli ultimi dieci anni forse perfino un po’ criminalizzato, oggi si sta cercando di fornire una comunicazione più equilibrata sul suo utilizzo, ricorrendo a questo esame in modo più ‘sartoriale’, cioè adattato alle caratteristiche del singolo paziente’.
Secondo le principali società scientifiche internazionali, europee e statunitensi, è comunque consigliabile effettuare una visita urologica e il dosaggio del Psa intorno ai 50 anni.
‘La frequenza dei controlli- le parole di Presicce- va poi modulata in base ai fattori di rischio individuali: controlli più distanziati nei soggetti con pochi fattori di rischio, soprattutto genetici e familiari, e controlli più ravvicinati in chi presenta già valori di Psa elevati intorno ai 50 anni o una storia familiare particolarmente predisponente’.
L’urologo precisa inoltre che ‘il test del Psa dovrebbe essere anticipato a 45 anni nei casi di familiarità diretta per tumore della prostata, quindi in presenza di padre o fratello affetti, nelle persone di origine etnica nera, che sembrano essere particolarmente predisposte a questa patologia, e nei soggetti con mutazioni genetiche note, come quella del gene Brca’.
Negli ultimi anni la ricerca ha compiuto importanti progressi, mettendo a disposizione degli specialisti nuove tecnologie promettenti sia per la diagnosi precoce sia per il trattamento del tumore della prostata. ‘Negli ultimi 20 anni- evidenzia- si è cercato di migliorare le performance del Psa nello screening attraverso lo sviluppo di diversi biomarcatori, che però hanno avuto fortune alterne: inizialmente molto utilizzati al momento del lancio, sono poi spesso caduti in disuso’.
La vera rivoluzione nella diagnosi precoce è stata l’introduzione della risonanza magnetica multiparametrica della prostata. ‘Si tratta di un esame con un alto valore predittivo, sia negativo sia positivo, che ci consente di selezionare meglio i pazienti che, in presenza di Psa ed esplorazione rettale sospetti, devono essere sottoposti a biopsia prostatica. Negli ultimi anni- continua- la risonanza multiparametrica ha rivoluzionato il ‘workflow’ diagnostico del tumore della prostata: ci ha permesso di ridurre il numero di biopsie inutili e, nei casi in cui individuiamo tumori in fase precoce, di adottare un approccio conservativo basato sulla sorveglianza attiva. In questo modo possiamo monitorare l’evoluzione della malattia con controlli periodici, evitando di ricorrere subito a trattamenti chirurgici o radioterapici’.
Secondo l’esperto, un ulteriore passo avanti nella gestione dei pazienti arriverà dallo sviluppo dei test genetici. ‘Siamo ancora agli inizi rispetto ad altre neoplasie, come il tumore del colon o della mammella- puntualizza- ma è ormai chiaro che diversi fattori genetici svolgono un ruolo fondamentale’.
‘Il test attualmente più avanzato- informa- è quello per la ricerca della mutazione del gene Brca, già utilizzato nel tumore della mammella. La ricerca, però, sta andando avanti e si stanno sviluppando i cosiddetti ‘polygenic risk score’: pannelli di mutazioni che rappresentano la nostra traccia genetica e che in futuro potranno indicarci la suscettibilità individuale a sviluppare un tumore della prostata, permettendo di modulare gli screening in base al rischio genetico personale’.
Nonostante queste innovazioni, l’esame di primo livello rimane il Psa, affiancato alla visita urologica con esplorazione rettale. ‘È proprio durante la visita- dichiara il dirigente medico della Uoc Urologia San Filippo Neri di Roma- che possiamo accorgerci della presenza di eventuali anomalie. Allo stesso tempo è importante prestare attenzione ai valori del Psa e, soprattutto, alla loro evoluzione nel tempo’.
Il Psa viene talvolta considerato poco utile perché valutato come un valore isolato. ‘In realtà- chiarisce l’urologo- è fondamentale osservare il trend nel tempo, quello che gli inglesi chiamano ‘Psa velocity’. Altrettanto importante è la ‘Psa density’, cioè il rapporto tra il valore del Psa e il volume della ghiandola prostatica’.
Il Psa, infatti, è influenzato anche dalle dimensioni della prostata. ‘È quindi necessario capire se un aumento del valore sia legato a un ingrossamento benigno della ghiandola, cioè a un’ipertrofia prostatica, oppure se, in presenza di una prostata piccola ma con Psa in aumento, possa essere indicativo di un tumore’.
‘La soglia di normalità- ricorda Presicce- è generalmente compresa tra 0 e 4. Tuttavia, se un paziente presenta un valore anomalo, la prima cosa da fare è ripetere l’esame, per capire se si tratti di un aumento transitorio o di un trend di crescita nel tempo. Allo stesso modo, se il valore è alto, è importante verificare lo storico del paziente: capire se quel Psa è sempre stato stabilmente elevato oppure se ha mostrato un incremento negli ultimi due o tre anni. In questi casi il significato clinico può essere molto diverso’.
Lo stesso vale per la cosiddetta ‘Psa density’. ‘Se la ghiandola è di dimensioni normali, il Psa tende a essere basso.
Se invece la prostata è ingrossata, il valore può risultare più alto anche in assenza di patologie tumorali. È quindi compito dell’urologo interpretare correttamente il dato, tenendo conto del volume prostatico. Ecco perché limitarsi alla semplice soglia 0-4 è riduttivo’.
Per ottenere una misurazione più affidabile del Psa è consigliabile evitare rapporti sessuali o eiaculazioni nelle 48 ore precedenti al prelievo, per non incorrere in valori falsamente elevati legati all’attività sessuale. ‘Curiosamente- aggiunge- uno studio pubblicato qualche anno fa su una delle principali riviste urologiche ha evidenziato che avere un numero di eiaculazioni pari o superiore a 21 al mese potrebbe rappresentare un fattore di protezione nei confronti del tumore della prostata. L’ipotesi è che l’eiaculazione, evitando il ristagno del liquido seminale all’interno della ghiandola, possa avere un effetto protettivo nei confronti dell’oncogenesi prostatica. In questo senso, una buona attività sessuale sembrerebbe avere un ruolo favorevole’.
Il dottor Fabrizio Presicce traccia infine l’identikit dei segnali o dei sintomi che non dovrebbero essere sottovalutati e che dovrebbero spingere un uomo a consultare uno specialista.
‘Nelle diagnosi tardive, che per fortuna oggi sono estremamente rare proprio grazie alla diffusione del Psa, il tumore della prostata può manifestarsi con sintomi specifici come dolore osseo, calo ponderale o ostruzione urinaria. Fortunatamente si tratta di situazioni poco frequenti, anche se non impossibili.
Nella maggior parte dei casi, infatti, il tumore della prostata è una malattia asintomatica e si caratterizza principalmente per un progressivo aumento del Psa nel tempo. Per questo motivo è importante che chi effettua lo screening annoti i propri valori e ne segua l’andamento nel corso degli anni. È fondamentale inoltre effettuare periodicamente una visita urologica dopo i 50 anni e non sottovalutare la suscettibilità familiare e genetica. Il tumore della prostata è infatti una delle neoplasie in cui la familiarità e la storia genetica rappresentano probabilmente il principale fattore di rischio. Quando nel proprio albero genealogico sono presenti più casi di tumore della prostata- conclude l’urologo- è quindi particolarmente importante sottoporsi a controlli regolari’.
