
“Nessuna sostenibilità, diciamocelo chiaro, sarà possibile con la demografia che abbiamo: dobbiamo mettere al centro la prevenzione e attuare un cambio vero di paradigma fra medicina di attesa e di iniziativa. Dico sempre che oggi il Servizio sanitario nazionale e soprattutto il ministero della Salute e il ministro si occupano di curare i cittadini italiani, io vorrei che da domani, e non fra dieci anni, il ministero della Salute e il ministro si occupassero essenzialmente di evitare che i cittadini italiani si ammalino”.
Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci intervenendo all’evento di presentazione del rapporto ‘Sussidiarietà e… salute’ di Fondazione per la sussidiarietà a Montecitorio. Questo, ha sottolineato Schillaci, “è un cambio di paradigma importante, significa che investire in prevenzione è un investimento e non una spesa. Proprio con questa consapevolezza nell’ultima finanziaria ci sono risorse in questo ambito, per rafforzare l’organizzazione, l’adesione agli screening e consolidare quelli più negativi; abbiamo allargato la fascia di età degli screening del cancro della mammella e del colon retto e vogliamo inserire il prima possibile lo screening del cancro del polmone”.
“Il personale sanitario merita attenzione. Molti medici e infermieri sono andati all’estero, io ogni volta che sono all’estero incontro i medici e operatori sanitari italiani e a volte si offendono quando sulla stampa è scritto che vanno all’estero solo perché li pagano di più, anche perché in alcuni contesti la vita è ben più cara che in Italia. Vanno spesso all’estero perché vogliono meno burocrazia, vogliono avere più possibilità di dedicarsi al loro lavoro: i chirurghi vogliono operare, non vogliono vedere solamente i primari che operano dopo che hanno studiato dieci anni. A me- ha sottolineato Schillaci- chiedono di ridurre la burocrazia e di avere delle carriere più aperte, non più soldi: si offendono quando viene scritto che vanno via per quello, non sono dei mercenari. Vanno via perché qui non trovano quello che trovano all’estero, una libertà maggiore di poter esprimere le loro potenzialità”.
“In un Paese come il nostro è impensabile che l’aspettative di vita dipenda dal Cap di residenza o dall’istruzione. L’istruzione vuol dire reddito, chi è più istruito guadagna di più. Questo lo dicono dati Istat del 2024 che tragicamente erano già presenti nel rapporto del 2017, è un problema annoso sul quale il rapporto si sofferma e che io da un po’ di tempo continuo a ripetere. L’accesso alle cure e il garantire l’universalità del nostro Servizio sanitario nazionale sono valori fondanti”. Per Schillaci “nel territorio c’è sicuramente un problema di frammentarietà dei servizi che non consente ancora una presa in carico dei pazienti sempre efficace, specialmente quando parliamo di cronicità. In questa direzione, ricordo, c’è il Pnrr: nelle case di comunità i cittadini dovranno trovare non solo prestazioni sanitarie ma risposte ai bisogni sociali grazie all’integrazione di più soggetti, incluso il terzo settore. Abbiamo poi incrementato le risorse per popolare le case di comunità delle professionalità necessarie. Ci sono stati 250 milioni di euro nel 2025 e 350 nel 2026. Abbiamo iniziato un dialogo costruttivo con le Regioni per avere una strategia sul personale da reclutare per le case di comunità”. In questo modo, per il ministro “non sarà più necessario ricorrere al pronto soccorso per tante situazioni cliniche che potranno essere affrontate sul territorio, contando su servizi di continuità assistenziale in grado di offrire un primo livello di intervento”.
