• Mer. Gen 14th, 2026

All’Ospedale “Cannizzaro” di Catania nasce un modello innovativo: la cura oncologica si estende agli spazi e alle relazioni, trasformando il reparto in una comunità di vita e benessere condiviso.

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Nel reparto di Oncologia del “Cannizzaro” di Catania la cura va oltre le terapie farmacologiche: diventa relazione, ambiente e quotidianità. Al centro c’è un’idea semplice e radicale: gli spazi curano quanto le terapie.

Dal giardino terapeutico all’oncologia “aperta

Un giardino che si affaccia sulle poltrone della chemioterapia si trasforma in finestra sul mondo, ricordando che la vita continua. Spazi per leggere, lavorare, fare ginnastica o semplicemente condividere tempo e presenza: la cura si amplia a corpi, menti e relazioni. Ne nascono proposte concrete: luce naturale ovunque possibile, giardino fruibile tutto l’anno, aree per lo smart working dei caregiver, sistemi di gestione delle attese più umani, spazi per colloqui riservati e supporto psicologico. E’ la proposta del testo ‘Spazi di vita’, della prof.ssa Giusy Scandurra, direttore UOC Oncologia Medica ‘Cannizzaro’ di Catania e docente dell’Università degli Studi di Enna “Kore”, e dall’architetto Giuseppe Scannella insieme all’ingegnere Vincenzo Udine, presentato l’altro giorno al Teatro Massimo Bellini di Catania.

La cura diventa comunità

Accanto alle terapie mediche nascono percorsi di sport, arte e lanaterapia, con evidenze scientifiche di riduzione dell’ansia e maggiore adesione ai trattamenti. L’oncologia si fa così “quarto spazio terapeutico”: luogo di dignità, appartenenza e forza collettiva. “Il cuore del reparto, il luogo di somministrazione della chemioterapia, storicamente vissuto come un luogo da tenere nascosto e al riparo, si apre nella mente e nel cuore all’esterno, sul giardino magico, perché non c’è bisogno di nascondere la malattia. La sala della chemioterapia si apre alla luce, al prato”, sottolinea la prof.ssa Scandurra nel testo, pubblicato con il patrocinio di ACTO Sicilia, Università “Kore” e Azienda Ospedaliera “Cannizzaro”. L’oncologia, da luogo di sola sofferenza, si propone come “quarto spazio terapeutico”: un ambiente che cura anche l’anima, dove la diagnosi non cancella la possibilità di sentirsi parte di una comunità viva, capace di proteggere, accompagnare e generare nuovi inizi.

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