• Dom. Dic 14th, 2025

Epatologia in Campania: “Fegato paradigma delle cronicità”

“Il fegato è lo specchio del nostro stato di salute: registra ogni abitudine sbagliata e lo fa accumulando grasso, che noi chiamiamo steatosi epatica. Il grasso del fegato non è innocuo, è anzi un grasso che aumenta l’infiammazione sistemica. Un fegato in buono stato di salute esprime un buon equilibrio metabolico, immunitario e vascolare; viceversa, un fegato che ha accumulato grasso per tanto tempo aumenta il rischio di sviluppare diabete, ictus, infarto e addirittura neoplasie”. È il monito lanciato da Ernesto Claar, responsabile dell’unità operativa Epatologia dell’ospedale evangelico Betania di Napoli e responsabile scientifico del corso di aggiornamento L’epatologia nel terzo millennio, la cui 13esima edizione si è svolta nel capoluogo campano, a Palazzo San Teodoro, gli scorsi 27 e 28 novembre.

“Il fegato – prosegue- è il cuore del nostro metabolismo: regola zuccheri, grassi e proteine, depura l’organismo dalle tossine e partecipa al controllo dei processi infiammatori e ormonali. Quando questi equilibri si spezzano, è proprio il fegato a lanciare i primi segnali d’allarme”. Oggi, grazie a strumenti diagnostici semplici e accessibili anche ai medici di medicina generale – come il FIB-4, un algoritmo che combina età, valori di transaminasi e piastrine per stimare il grado di fibrosi epatica – e a test non invasivi come il FibroScan, è possibile individuare precocemente le malattie del fegato potenzialmente evolutive, prima che si instaurino danni irreversibili. Questo approccio consente non solo di prevenire la progressione verso la cirrosi epatica, ma anche di migliorare il controllo delle malattie sottostanti, come diabete e sindrome metabolica. Il fegato, dunque, da organo “bersaglio” diventa un vero e proprio alleato diagnostico: conoscerne lo stato di salute significa comprendere in anticipo la direzione che sta prendendo l’equilibrio dell’intero organismo”.


Durante la due giorni partenopea si sono confrontati alcuni dei più importanti specialisti della materia a livello nazionale, che hanno dibattuto sulle ultime novità in campo medico e farmacologico. Tema centrale è stata la cronicità nelle sue molteplici declinazioni: biologica, sociale ed assistenziale. Un fenomeno silente e pervasivo, che attraversa l’intero arco di vita e che trova nel fegato un organo emblematico: “Oggi però abbiamo tutti gli strumenti per intercettare la malattia di fegato in tempi precoci – sottolinea ancora Claar – e intervenire per prevenire non tanto l’evoluzione legata al fegato, quanto piuttosto il rischio cardiovascolare per i singoli soggetti”.
I numeri sono lo specchio del momento: “In Italia – sostiene il direttore scientifico del corso di aggiornamento – l’80% degli obesi ha steatosi epatica al fegato, il 65% è diabetico. Bisogna fare i conti con questi numeri. Basti pensare che nella sola Campania, un milione di soggetti è obeso, mentre 400mila risultano essere diabetici. Occorre allora lavorare sulla prevenzione. Troppe volte, infatti, si arriva tardi: il 69% di chi riceve diagnosi di cirrosi epatica, ovvero la malattia epatica avanzata, fino a quel momento non ha mai avuto notizie relative a problemi al fegato. Questo è un dato dal quale partire e sul quale la comunità medica e scientifica è al lavoro”.

La Campania, purtroppo, continua a pagare un prezzo altissimo per le malattie di fegato: ogni anno si registrano circa 1.800 decessi per cirrosi epatica o tumore del fegato, oltre a 1.200 nuovi casi di carcinoma epatico e una spesa annuale di circa 73 milioni di euro per la sola assistenza ospedaliera. Intercettare precocemente il paziente con malattia di fegato potenzialmente evolutiva, significa ridurre la mortalità generale e riuscire ad applicare cure nella finestra temporale in cui possono essere maggiormente efficaci.

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