• Mar. Giu 23rd, 2026

Un ampio studio pubblicato su Nature Genetics identifica 766 geni associati alla schizofrenia, di cui 641 mai collegati prima alla malattia. La ricerca, basata su dati genetici di oltre 100.000 individui del Psychiatric Genomics Consortium, segna un passo chiave nella comprensione delle basi biologiche del disturbo.

Il ruolo delle interazioni genetiche

I risultati suggeriscono che il rischio genetico per la schizofrenia non dipende dall’azione di singoli geni, ma dalle loro complesse interazioni”, spiega il professore Giulio Pergola dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, capofila del progetto. I nuovi geni individuati regolano importanti meccanismi alla base del funzionamento cerebrale, quali il dialogo tra i neuroni, il trasporto di molecole e l’attivazione dei processi immunitari.

Modelli innovativi e nuove prospettive

Il team ha sviluppato modelli avanzati per analizzare l’espressione genetica e le interazioni “a distanza” tra geni attivi nel cervello. Questo approccio ha permesso di identificare nuovi bersagli biologici e potenziali strategie terapeutiche, applicabili anche ad altre patologie complesse. “Sono stati sviluppati due modelli innovativi di analisi dei dati di espressione genica in grado di catturare le interazioni a distanza tra geni che si attivano insieme nel cervello – commenta Silvia Pellegrini – L’integrazione di queste informazioni ci ha consentito di individuare centinaia di nuovi geni associati alla malattia e di intuire con maggiore precisione i meccanismi biologici che ne sono alla base. Si tratta di un approccio che potrà essere applicato anche ad altre patologie complesse, aiutandoci a capire meglio come le informazioni contenute nel DNA influenzino il funzionamento dei geni e il rischio di sviluppare una patologia, con l’obiettivo di individuare nuove possibilità di intervento terapeutico”.

Collaborazione internazionale

Lo studio coinvolge centri di ricerca in Europa, USA, Canada e Australia. Tra i protagonisti italiani: Università di Pisa, Scuola IMT Lucca, Università di Bari e Torino, insieme a istituti come Johns Hopkins e Lieber Institute.

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