
‘Vivere 100 anni. Longevità e invecchiamento’: è il titolo del simposio ospitato presso l’Aula Master dell’Università Europea di Roma (Uer).
L’incontro è stato organizzato dal professor Ernesto Greco, direttore del Dipartimento di Scienze della Salute e della Vita, professore ordinario di Chirurgia Cardiaca all’Uer, e dal professor Leonardo Schirone, docente di Biologia e Genetica all’Uer. Alla presenza dell’assessore della Regione Lazio, Massimiliano Maselli, e del vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma, Stefano De Lillo, il simposio ha presentato innumerevoli punti di interesse.
“È stato sicuramente un incontro molto interessante- spiega all’agenzia Dire il professor Ernesto Greco- su un tema affascinante e molto attuale. E, soprattutto, è stato interessante il fatto di averlo affrontato in modo trasversale, in modo olistico, ovvero non solo dal punto di vista medico o biologico, ma anche dal punto di vista filosofico, bioetico, socioeconomico, quindi considerandone l’impatto”.
“Siamo partiti dalla constatazione che l’Italia è il secondo Paese più longevo al mondo dopo il Giappone- prosegue- dalla constatazione che oggi un quarto della popolazione ha più di 65 anni ma solo nel 2030 sarà un terzo ad avere più di 65 anni e che i recenti dati Istat ci dicono che l’aspettativa di vita per una persona di 65 anni è oggi di più di vent’anni”.
“Però in realtà- tiene a precisare il direttore del Dipartimento di Scienze della Salute e della Vita- questi dati ci dicono anche che l’età media in autonomia per le persone che hanno più di 65 anni è di solo dieci anni. È per questo che ci dobbiamo domandare se siamo in grado non solo di garantire un aumento della vita media della popolazione italiana, ma se siamo anche in grado di garantire una vita in salute. Sono emersi questi due concetti: il concetto di ‘Life span’, ovvero aspettativa di vita, e il concetto di ‘Health span’, cioè aspettativa di vita in salute. Si tratta di dati molto interessanti che sicuramente vanno affrontati con attenzione”.
“Dal punto di vista biologico- evidenzia il professore ordinario di Chirurgia Cardiaca all’Uer- una bellissima relazione di un ricercatore della Stanford University, Andrea Cipriano, ha cercato di identificare quali siano i biomarcatori che oggi ci possono dare un’informazione sulla possibilità che una persona abbia una vita longeva, perché individuare i marcatori bioumorali è la prima strada per poter arrivare a ipotizzare di impattare su questa aspettativa di vita con tecniche terapeutiche”.
E sono emerse alcune possibilità oggi veramente all’avanguardia. “Oggi in laboratorio- dichiara l’esperto- si riesce a lavorare sulle cellule isolate, a ringiovanirle con meccanismi di epigenetica, ovvero non agendo sul corredo genetico, sul Dna. Si è visto che l’invecchiamento e la longevità sono influenzati da fattori genetici, ma soprattutto da fattori esterni come il clima, lo stile di vita, i fattori di rischio, l’inquinamento ambientale e altri aspetti che incidono poi sulla capacità o meno delle cellule di essere longeve”.
“Poi- ha detto il professor Ernesto Greco- il simposio si è spostato su temi filosofici, di bioetica, cioè quanto è importante considerare la possibilità di una vita longeva per una persona in un contesto socio-economico favorevole o sfavorevole.
Non basta allungare la vita media della popolazione, è importante dargli il supporto adeguato. Forse oggi ci dovremmo interrogare non solo sul fatto che una vita longeva rappresenta uno sforzo e uno stress per la società dal punto di vista della allocazione delle risorse ma anche se la nostra società è preparata ad accogliere una vita longeva di una fetta importante della popolazione”.
Secondo il professor Greco, “è necessario introdurre aspetti organizzativi, logistici ed economici che permettano alla società di saper gestire questa popolazione longeva. E gestire vuol dire non solo dargli adeguate prestazioni mediche e sociali, ma anche aspetti di vita di relazione o meno”.
L’ultimo aspetto del convegno ‘Vivere 100 anni. Longevità e invecchiamento’, “il più importante- per Ernesto Greco- è capire in realtà quali siano gli aspetti negativi di una vita estremamente longeva, come ad esempio la possibilità di trovarsi in un ambiente comunque in parte diverso da quello in cui si è vissuto. Immaginiamo il fatto di trovarsi con un vuoto intorno per la perdita di amici, di parenti e addirittura dei figli in alcuni casi. È questo un aspetto positivo? È un aspetto sul quale bisogna interrogarsi”.
“Quello di oggi- conclude- è stato davvero un momento molto bello, proprio perché diversi saperi hanno contribuito alla risoluzione all’interpretazione di problemi comuni”.L’incontro è stato organizzato dal professor Ernesto Greco, direttore del Dipartimento di Scienze della Salute e della Vita, professore ordinario di Chirurgia Cardiaca all’Uer, e dal professor Leonardo Schirone, docente di Biologia e Genetica all’Uer. Alla presenza dell’assessore della Regione Lazio, Massimiliano Maselli, e del vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma, Stefano De Lillo, il simposio ha presentato innumerevoli punti di interesse.
“È stato sicuramente un incontro molto interessante- spiega all’agenzia Dire il professor Ernesto Greco- su un tema affascinante e molto attuale. E, soprattutto, è stato interessante il fatto di averlo affrontato in modo trasversale, in modo olistico, ovvero non solo dal punto di vista medico o biologico, ma anche dal punto di vista filosofico, bioetico, socioeconomico, quindi considerandone l’impatto”.
“Siamo partiti dalla constatazione che l’Italia è il secondo Paese più longevo al mondo dopo il Giappone- prosegue- dalla constatazione che oggi un quarto della popolazione ha più di 65 anni ma solo nel 2030 sarà un terzo ad avere più di 65 anni e che i recenti dati Istat ci dicono che l’aspettativa di vita per una persona di 65 anni è oggi di più di vent’anni”.
“Però in realtà- tiene a precisare il direttore del Dipartimento di Scienze della Salute e della Vita- questi dati ci dicono anche che l’età media in autonomia per le persone che hanno più di 65 anni è di solo dieci anni. È per questo che ci dobbiamo domandare se siamo in grado non solo di garantire un aumento della vita media della popolazione italiana, ma se siamo anche in grado di garantire una vita in salute. Sono emersi questi due concetti: il concetto di ‘Life span’, ovvero aspettativa di vita, e il concetto di ‘Health span’, cioè aspettativa di vita in salute. Si tratta di dati molto interessanti che sicuramente vanno affrontati con attenzione”.
“Dal punto di vista biologico- evidenzia il professore ordinario di Chirurgia Cardiaca all’Uer- una bellissima relazione di un ricercatore della Stanford University, Andrea Cipriano, ha cercato di identificare quali siano i biomarcatori che oggi ci possono dare un’informazione sulla possibilità che una persona abbia una vita longeva, perché individuare i marcatori bioumorali è la prima strada per poter arrivare a ipotizzare di impattare su questa aspettativa di vita con tecniche terapeutiche”.
E sono emerse alcune possibilità oggi veramente all’avanguardia. “Oggi in laboratorio- dichiara l’esperto- si riesce a lavorare sulle cellule isolate, a ringiovanirle con meccanismi di epigenetica, ovvero non agendo sul corredo genetico, sul Dna. Si è visto che l’invecchiamento e la longevità sono influenzati da fattori genetici, ma soprattutto da fattori esterni come il clima, lo stile di vita, i fattori di rischio, l’inquinamento ambientale e altri aspetti che incidono poi sulla capacità o meno delle cellule di essere longeve”.
“Poi- ha detto il professor Ernesto Greco- il simposio si è spostato su temi filosofici, di bioetica, cioè quanto è importante considerare la possibilità di una vita longeva per una persona in un contesto socio-economico favorevole o sfavorevole.
Non basta allungare la vita media della popolazione, è importante dargli il supporto adeguato. Forse oggi ci dovremmo interrogare non solo sul fatto che una vita longeva rappresenta uno sforzo e uno stress per la società dal punto di vista della allocazione delle risorse ma anche se la nostra società è preparata ad accogliere una vita longeva di una fetta importante della popolazione”.
Secondo il professor Greco, “è necessario introdurre aspetti organizzativi, logistici ed economici che permettano alla società di saper gestire questa popolazione longeva. E gestire vuol dire non solo dargli adeguate prestazioni mediche e sociali, ma anche aspetti di vita di relazione o meno”.
L’ultimo aspetto del convegno ‘Vivere 100 anni. Longevità e invecchiamento’, “il più importante- per Ernesto Greco- è capire in realtà quali siano gli aspetti negativi di una vita estremamente longeva, come ad esempio la possibilità di trovarsi in un ambiente comunque in parte diverso da quello in cui si è vissuto. Immaginiamo il fatto di trovarsi con un vuoto intorno per la perdita di amici, di parenti e addirittura dei figli in alcuni casi. È questo un aspetto positivo? È un aspetto sul quale bisogna interrogarsi”.
“Quello di oggi- conclude- è stato davvero un momento molto bello, proprio perché diversi saperi hanno contribuito alla risoluzione all’interpretazione di problemi comuni”.
