• Mer. Apr 24th, 2024

Entro il 2050, oltre tre quarti (155 su 204) dei paesi non avranno tassi di fertilitĂ  sufficientemente elevati da sostenere la dimensione della popolazione nel tempo; questa percentuale aumenterĂ  fino al 97% dei paesi (198 su 204) entro il 2100. Sono le stime del Global Burden of Disease, Injuries, and Risk Factors Study (GBD) 2021 sulla rivista The Lancet.

In generale, i paesi devono avere un tasso di fertilitĂ  totale (TFR) di 2,1 bambini per persona che potrebbe partorire, per sostenere il ricambio generazionale a lungo termine della popolazione.

Si prevedono anche cambiamenti pronunciati nei modelli di natalitĂ , con la percentuale di nati vivi nel mondo che quasi raddoppierĂ  nelle regioni a basso reddito dal 18% nel 2021 al 35% nel 2100; e nell’Africa sub-sahariana, con un bambino su due nato sul pianeta entro il 2100.

SanitĂ  in Italia

Scende la fiducia nella sanità pubblica italiana destinata ad offrire un servizio sempre meno di qualità e quella privata è ancora per pochi. Questo il messaggio principale di un sondaggio su campione non statistico lanciato da Adnkronos, che ha coinvolto 6.500 utenti. Le risposte sono nette: il 60% del campione, infatti, ha meno fiducia rispetto al passato nel servizio sanitario pubblico e del mal funzionamento si dà la responsabilità in primis allo Stato (60%) ma anche alle Regioni (49%). I cittadini interpellati considerano la sanità privata come un’alternativa per pochi (91%) e soltanto 1 su 3 ritiene che ancora nel corso del 2024 si potrà continuare a curare nel pubblico alle stesse condizioni di oggi. Si dicono molto preoccupati soprattutto per il problema delle lunghe liste d’attesa (52%) e per la carenza di personale medico (37%). Il 60% degli utenti non sarebbe disposto a sottoscrivere un’assicurazione sanitaria, contro il 20% favorevole.

Neuroblastoma infantile

Questa malattia è una sfida complessa per la pediatria oncologica, il tasso di sopravvivenza a 5 anni si aggira intorno al 50% per i bambini con forme ad alto rischio. I risultati di uno studio congiunto tra l’UniversitĂ  di Torino e la Harvard Medical School ha delineato una nuova strategia terapeutica. I ricercatori hanno in particolare dimostrato che l’utilizzo di cellule CAR- T contro il recettore ALK, in combinazione con inibitori di ALK stesso, può portare a risultati promettenti nella cura del neuroblastoma. Le cellule CAR T sono cellule del paziente stesso, modificate in laboratorio in modo che in superficie abbiano un recettore chimerico in grado di riconoscere, in questo caso, il recettore ALK. I risultati dello studio sostenuto da Fondazione AIRC sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Cell.

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