
È una di quelle malattie dal forte impatto su pazienti e famiglie. E per la quale una diagnosi precoce, un attento monitoraggio clinico e un approccio multidisciplinare fanno la differenza. La Neoplasia Endocrina Multipla di tipo 1 (MEN1) è una rara sindrome genetica ereditaria. Nasce da una alterazione del gene MEN1 che favorisce lo sviluppo di tumori in diverse ghiandole endocrine, tra cui paratiroidi, pancreas e ipofisi. Si può trattare di tumori sia benigni sia maligni, che possono produrre ormoni in eccesso, causando specifici disturbi clinici.
“Si tratta di una malattia dove il tempo e l’approccio delle cure cambiano molto la prospettiva con la quale il paziente affronta il percorso terapeutico- spiega il Prof. Antongiulio Faggiano, Professore Ordinario ed Endocrinologo presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma intervistato dall’agenzia Dire- Il nostro obiettivo è trasformare un’esperienza difficile in una risorsa, fornendo il giusto aiuto pratico ed emotivo a chi si trova di fronte alla diagnosi di una malattia genetica rara”.
– Nel caso della MEN1 per malattia rara cosa si intende? “Colpisce un caso ogni 30.000 persone, senza differenze specifiche tra donna e uomo. Si tratta, in genere, di una malattia ereditaria, con una trasmissione di tipo autosomico dominante potendo in questo modo essere presente la stessa alterazione anche in altri membri della stessa famiglia. Tuttavia nel 10% circa dei casi, si presenta in persone che non hanno nessun parente colpito ed in questi casi avviene una mutazione nello stesso gene MEN1 occasionalmente senza essere stata trasmessa dai suoi genitori (mutazione de novo). Il rischio che si manifestino le diverse alterazioni in chi è affetto dalla patologia aumenta con il progredire dell’età: a 20 anni è di oltre il 50%, a 40 anni sale a più del 95% e tra i 55 e i 60 anni è quasi del 100%. Vi sono tuttavia rari casi di individui che possono restare asintomatici per tutta la vita”.
– Quali sono i campanelli di allarme? “La malattia genera diversi tumori sia maligni sia benigni, capaci spesso di produrre ormoni in eccesso soprattutto per quanto riguarda l’ipofisi, piccola ghiandola all’interno del cervello, le paratiroidi presenti nel collo, le ghiandole surrenali nell’addome subito sopra i reni e il pancreas. I segnali di allarme spesso variano coinvolgendo la malattia diverse ghiandole, con manifestazioni frequentemente variegate.
In generale, familiarità a parte, possiamo citare l’iperparatiroidismo in età giovane con frequenti calcoli renali, osteoporosi o fratture, stanchezza, debolezza, sete eccessiva, disturbi gastrointestinali e aumento dei livelli di calcio nel sangue. Se ci spostiamo tra i tumori neuroendocrini del pancreas o del duodeno, il segnale da non sottovalutare sono frequenti ulcere gastriche, diarrea persistente, episodi di ipoglicemia o di iperglicemia. Relativamente all’ipofisi ci possiamo trovare di fronte a cefalee, alterazioni della vista, irregolarità del ciclo mestruale, infertilità, oppure altri sintomi legati a un eccesso di ormoni. Ruolo fondamentale, nei parenti di persone affette, è proprio la familiarità che in questi casi rappresenta il segnale di attenzione più importante”.
– Più ghiandole interessate significano la necessità di un approccio multidisciplinare “È fondamentale. A seguire il paziente dovrebbe essere una squadra di endocrinologi, chirurghi endocrini, oncologi, gastroenterologi, radiologi, medici nucleari, genetisti, anatomopatologi e, quando necessario, altri specialisti.
Esattamente come facciamo qui al Sant’Andrea. Un approccio operativo che permette di avere una diagnosi accurata e tempestiva, programmare un monitoraggio personalizzato nel tempo, identificare il momento più giusto per intervenire ed evitare ciò che non è necessario. Fornire al paziente delle competenze trasversali ed integrate tra i diversi specialisti, aumentando la qualità del servizio offerto. Il test genetico rimane fondamentale per confermare la diagnosi e indirizzare il percorso di cura, proteggendo i familiari a rischio”.
Qual è la differenza tra MEN1 e MEN2? “La differenza principale tra la MEN 1 (sindrome di Wermer) e la MEN 2 (sindrome di Sipple e varianti) risiede nei geni mutati coinvolti e nelle specifiche ghiandole endocrine colpite.
Entrambe sono sindromi ereditarie rare trasmesse con modalità autosomica dominante, ma presentano manifestazioni cliniche e approcci terapeutici completamente diversi. La MEN 2 provoca principalmente tumori alla tiroide (tumore midollare della tiroide) e alle ghiandole surrenali (feocromocitoma), con tassi inferiori di iperparatiroidismo ed altre manifestazioni cutanee e gastrointestinali, tutte a causa di una mutazione del gene RET.
Anche nel caso della MEN2, il test genetico resta il primo passo da fare”.
