
L’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna ospita gli esperti di arti bionici del Mit di Boston, in un evento (unico in Italia) aperto anche alla cittadinanza il prossimo 22 giugno, nella sede storica dell’ospedale bolognese.
Saranno presenti i bioingegneri Hugh Herr, pioniere mondiale della bionica, e Ana Rajcevic, esperta in design ed embodiment umano-tecnologico. L’iniziativa si inserisce nel contesto dei progetti di ricerca sulla ricostruzione bionica degli arti condotti da Paolo Sassu, dirigente medico della Clinica Ortoplastica del Rizzoli, svolti in collaborazione con Inail. “Le nostre più recenti attività sono dedicate all’attuazione di sistemi che non facciano percepire la protesi come elemento esterno ma come parte di sé- spiega Sassu- quello che facciamo al Rizzoli è creare interfacce neuromuscolari che permettano al paziente di controllare protesi sofisticate in maniera molto intuitiva, ricevendo anche un feedback sensitivo durante l’utilizzo dell’arto bionico. Attraverso la preparazione chirurgica e lo studio su ogni singolo paziente, anche in collaborazione con altri istituti italiani, prepariamo il moncone rendendolo un ‘motore avanzato’, mentre realtà come il Mit progettano protesi iper-tecnologiche.
Questa unione di competenze è ciò che ha permesso di fare il vero salto in questo campo, offrendo ai pazienti la possibilità di uno stile di vita il più possibile simile a quello precedente l’amputazione”. Gli esperti americani presenteranno al Rizzoli alcune tra le più avanzate ricerche del Mit dedicate a interfacce meccano-neurali per il controllo bidirezionale tra corpo e protesi, tecnologie di osteointegrazione e connessione diretta con lo scheletro, protesi biomimetiche che replicano il comportamento dinamico degli arti naturali e nuovi approcci di design come le augmentazioni, cioè estensioni corporee non antropomorfe ispirate al mondo animale.
“Oltre a questi continui scambi di sapere con realtà internazionali- sottolinea ancora Sassu- il Rizzoli ha in corso preziose collaborazioni con Inail, finanziatore di diversi progetti, con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e con l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova”. Nella bionica degli arti, sottolinea il direttore generale del Rizzoli, Andrea Rossi, “sono particolarmente promettenti anche se esistono ancora alcune limitazioni, ad esempio l’elevato costo delle tecnologie, la necessità di manutenzione specializzata e le difficoltà legate all’adattamento individuale”.
Le moderne protesi bioniche utilizzano sensori e sistemi elettronici che rilevano i segnali elettrici prodotti dai muscoli residui dell’arto amputato. Questi segnali vengono poi elaborati da microprocessori che traducono l’intenzione di movimento dell’utente in azioni meccaniche della protesi. Grazie a motori miniaturizzati e materiali leggeri ma resistenti, le protesi possono eseguire movimenti complessi come afferrare oggetti, scrivere o manipolare strumenti di precisione.
Queste tecnologie consentono quindi una comunicazione diretta tra il sistema nervoso e la protesi, migliorando il controllo dei movimenti e permettendo, in alcuni casi, anche il ritorno di sensazioni tattili. L’integrazione dell’intelligenza artificiale, della robotica avanzata e delle tecnologie di stampa 3D potrebbe rendere le protesi sempre più efficienti, personalizzate e accessibili.
