
In Italia i casi di melanoma sono aumentati in modo significativo negli ultimi due decenni, passando da circa 6.000 nel 2004 a oltre 15.000 all’anno. Un fenomeno che ha messo in luce l’importanza della prevenzione, ma che ha anche sollevato interrogativi sui comportamenti legati all’esposizione al sole e sull’uso delle creme solari. Di recente, alcuni ricercatori della McGill University hanno lanciato l’allarme sul ‘paradosso della crema solare’, suggerendo che i filtri solari potrebbero dare un falso senso di sicurezza, spingendo le persone a esporsi al sole in modo più rischioso. Un altro aspetto che di recente ha suscitato preoccupazione è il fenomeno, diffuso tra i più giovani, del ‘Sunburn Challenge’ (cioè ‘abbronzatura selvaggia’) sui social.
E ancora, in parallelo, un altro trend riguarda l’uso di fondotinta con protezione solare, che seppur utili per ottenere un colorito dorato senza danneggiare la pelle, non offrono una protezione adeguata contro i dannosi raggi UV. Infine, c’è l’impiego di autoabbronzanti come alternative all’esposizione diretta al sole. Per fare chiarezza su questi temi e comprendere meglio le dinamiche di questa crescente incidenza dei melanomi, la Dire ha intervistato il Professor Emanuele Bartoletti, chirurgo plastico e presidente della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime).
– Professor Bartoletti, i casi di melanoma sono più che raddoppiati in Italia. Da cosa dipende? “L’aumento dei melanomi va interpretato con cautela: può dipendere sia da un reale incremento dei casi sia dal miglioramento delle diagnosi. Negli ultimi anni, infatti, si è diffusa una maggiore cultura della prevenzione, con controlli dermatoscopici consigliati soprattutto a chi ha pelle chiara, familiarità o molti nei. Questo ha reso più efficace l’individuazione precoce. Allo stesso tempo, oggi si osservano gli effetti di comportamenti passati: fino a qualche decennio fa l’attenzione alla protezione solare era minore e l’esposizione eccessiva al sole resta la principale causa di melanoma”.
– Parliamo di creme solari, secondo lei la prevenzione tradizionale è stata comunicata in modo fuorviante? “Le creme solari sono strumenti molto efficaci, ma spesso vengono utilizzate in modo scorretto. L’Spf (‘Sun Protection Factor’, cioè ‘Fattore di Protezione Solare’ è calcolato su quantità più alte di quelle realmente applicate, quindi la protezione effettiva è inferiore. Inoltre, i filtri (soprattutto quelli chimici) si degradano con il sole e perdono efficacia: per questo è fondamentale riapplicare il prodotto ogni 1-2 ore. Acqua, sudore e sfregamento, inoltre, riducono ulteriormente la protezione, anche nel caso di prodotti ‘waterproof’. Ma la sensibilizzazione sui pazienti sta avendo il suo effetto. Non a caso, oggi si registra un cambiamento positivo nelle abitudini: si vendono sempre più creme con protezione 50, mentre diminuisce la richiesta di SPF più bassi. Tuttavia, anche una protezione alta è inutile se non viene riapplicata durante la giornata”. – Ma è sufficiente applicare le creme protettive? “Per difendersi davvero dal sole non basta la crema: è importante usare anche indumenti protettivi, come magliette con tessuti schermanti, soprattutto durante esposizioni prolungate o nuotate. Anche il cappello aiuta, ma non è sufficiente: i raggi UV si riflettono su acqua, sabbia e superfici chiare, colpendo comunque la pelle. Anche i filtri fisici, pur più stabili, vengono progressivamente rimossi da sudore e attività quotidiane. La protezione solare è fondamentale anche in città, non solo al mare e anche durante l’inverno. Va applicata su tutte le zone esposte, come viso, braccia e gambe. Ricordo che i melanomi compaiano più spesso sul dorso negli uomini e sulle gambe nelle donne, in base alle abitudini di esposizione”.
– Quanto è importante la protezione nei bambini ma anche negli adolescenti? “È fondamentale, ma devo dire che l’attenzione verso la protezione dei bambini è in crescita: molti genitori sono più consapevoli e usano sia creme sia indumenti protettivi. Tuttavia, anche per i più piccoli è essenziale ricordare la riapplicazione frequente. Più preoccupante, invece, è il fenomeno dell”abbronzatura selvaggia’ (sunburn challenge) diffuso sui social: giovani che mostrano scottature e segni del costume come fossero un trend estetico. Si tratta di una moda pericolosa, una follia direi, che banalizza i rischi dell’esposizione e può avere conseguenze serie sulla salute. Va fatta una educazione seria”. – Quale ruolo possono avere i professionisti della medicina estetica nel cambiare la cultura dell’esposizione al sole? “Dermatologi e medici estetici svolgono un ruolo chiave nell’educazione dei pazienti. È importante contrastare le false credenze e promuovere comportamenti corretti, anche sottolineando i rischi: il melanoma è tra i tumori cutanei più aggressivi e spesso viene ancora diagnosticato troppo tardi. La prevenzione resta quindi fondamentale”. – Un’ultima domanda, infine, su cosmetici con protezione solare e creme autoabbronzanti… “I fondotinta con Spf possono offrire una protezione discreta in inverno, mentre in estate sono meno pratici. Le creme solari colorate, grazie ai pigmenti, migliorano leggermente la schermatura ma non sostituiscono la necessità di riapplicazione. Le creme autoabbronzanti non sono dannose, perché agiscono solo superficialmente sulla pelle. Per i fototipi chiari possono essere utili integratori a base di polypodium (estratto di felce) e nicotinamide, che aiutano a ridurre il rischio di eritemi solari. Vanno assunti prima e durante il periodo di esposizione al sole”.
