
“Partiamo dal presupposto che i LEA, i livelli essenziali di assistenza, sono garantiti solo in 13 regioni su 21, tra 19 regioni e 2 province autonome. Peraltro monitorate con uno strumento, il nuovo sistema di garanzia, che non fotografa quelle che sono le reali esigibilità da parte dei cittadini. Il vero problema è che nella attuazione dell’autonomia differenziata, che richiede la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, ovvero sia i LEP, la tutela della salute sostanzialmente è oggetto di una sorta di sanatoria equiparando i LEA ai LEP. Questo significa sostanzialmente cristallizzare diseguaglianze regionali e accettare che i cittadini del sud, in particolare quelli delle aree interne, siano di serie B rispetto a chi abita in altre aree del Paese”.
Lo dice Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, intervenendo alla conferenza stampa alla Camera per l’annuncio della presentazione dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei LEA e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni, promossa dalla capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Affari sociali, Marianna Ricciardi. “La soluzione sostanzialmente – sottolinea Cartabellotta – è che per la tutela della salute devono essere definiti i livelli essenziali delle prestazioni come tutte le altre materie, perché i LEA rappresentano soltanto quello che noi abbiamo chiamato il menu delle prestazioni erogate, ma non vanno a fotografarle l’esigibilità di un diritto che, rispetto a quello che prevede l’articolo 116 della Costituzione nella definizione dei LEP, è invece da finanziare. Il vero tema è che questo andrebbe a rallentare l’attuazione della legge, quindi l’esclusione della tutela della salute finisce per essere un po’ un volano per accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata”.
