• Dom. Dic 14th, 2025

Trapianto di cuore, 40 anni fa il primo in Italia: all’Ospedale Niguarda 1.300 interventi, e un convegno per raccontare le nuove sfide scientifiche

Il 14 Novembre 1985 fu eseguito a Padova il primo trapianto di cuore in Italia. Pochi giorni dopo, il 23 Novembre, lo stesso primato fu raggiunto anche all’Ospedale Niguarda con l’equipe guidata da Alessandro Pellegrini. Oggi, a 40 anni esatti di distanza, l’Ospedale ha celebrato questo traguardo presentando in un convegno i dati e le innovazioni che hanno caratterizzato il percorso dei trapianti finora, insieme alle prospettive future.

   Dal 1985 ad oggi i cardiochirurghi di Niguarda hanno effettuato oltre 1.300 trapianti di cuore, di cui 25 solo nell’ultimo anno, con un ritmo di almeno due al mese. L’11 Novembre è stata invece una giornata record, che ha visto le sale operatorie impegnate in 2 trapianti di cuore nello stesso giorno. “Nel corso di questi primi quarant’anni – spiega Claudio Russo, direttore della Cardiochirurgia e del Trapianto del Cuore all’Ospedale Niguarda – il programma trapianti ha assistito a un progressivo e costante miglioramento dei risultati. Questo successo è stato guidato dal continuo perfezionamento delle tecniche e dei criteri di indicazione, dall’adozione di sistemi di supporto circolatorio meccanico in attesa del trapianto e dall’impiego di macchine innovative per migliorare la protezione dell’organo da trapiantare. Tutti sviluppi che hanno portato a un significativo miglioramento della qualità della vita e della sopravvivenza dei pazienti, che in alcuni casi ha superato i trent’anni. I risultati raggiunti dai centri italiani sono di altissimo livello e sono pienamente allineati con le più prestigiose scuole internazionali”.

   Nonostante i notevoli progressi, la discrepanza tra i pazienti affetti da gravi malattie cardiache in lista di attesa e il numero di donatori rimane ancora un grosso limite all’applicazione di questa terapia; una differenza che è stata mitigata dall’uso di sistemi impiantabili meccanici per il supporto circolatorio, come i cosiddetti VAD e il cuore artificiale totale. “In risposta a questa sfida, negli ultimi tempi si è reso sempre più frequente il ricorso al prelievo di cuore da donatori in morte cardiaca, che si affianca al tradizionale prelievo da donatori in morte cerebrale. Le norme italiane prevedono un periodo di osservazione molto più lungo rispetto a quanto stabilito all’estero – continua Russo – ma l’utilizzo di protocolli specifici ha consentito di recuperare con successo anche questi cuori da donatore in morte cardiaca, ottenendo risultati assolutamente positivi”.

   Il percorso scientifico di questi primi quarant’anni, grazie alla dedizione e alle competenze dei professionisti dei centri trapiantologici italiani, ha permesso a migliaia di persone, un tempo condannate da una prognosi infausta dovuta a una grave cardiopatia, di guardare al futuro con speranza grazie a un cuore nuovo. “Tutto ciò è stato reso possibile soprattutto grazie alla generosità dei donatori e delle loro famiglie – conclude il cardiochirurgo – che con un gesto di altruismo senza pari hanno trasformato un dolore immenso in nuova vita”.

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