• Mar. Gen 13th, 2026

Circa il 42% degli operatori coinvolti ha riferito di essere stato vittima di violenza sul posto di lavoro, con il 29% che ha subito aggressioni nell’ultimo anno.

Le categorie maggiormente interessate dal fenomeno sono rappresentate dai medici (34,7%), dagli infermieri (32,9%) e dai farmacisti ospedalieri (31,9%). In particolare, il 40% dei lavoratori dediti all’assistenza delle prime fasce d’età della popolazione ha riferito di aver subito un episodio di violenza nell’ultimo anno. Sono alcuni dati emersi da uno studio condotto su oltre 3mila lavoratori del sistema sanitario regionale pugliese, pubblicato sulla rivista “La Medicina del Lavoro”, organo della Società italiana di medicina del lavoro (Siml).

La ricerca ha il titolo “Gender disparities in workplace violence among Italian healthcare workers: a cross-sectional study” (Disparità di genere nella violenza sul posto di lavoro tra gli operatori sanitari italiani: uno studio trasversale) ed è stata fortemente voluta dal direttore del dipartimento di Promozione della Salute e del Benessere Animale della Regione Puglia, Vito Montanaro, in risposta agli eventi verificatisi nella regione. “Siamo vicini a tutti gli operatori e operatrici che hanno subito violenze negli ospedali e negli altri luoghi del servizio sanitario regionale. Sappiamo – ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano – che le cause sono molteplici e la collaborazione con le forze dell’ordine è fondamentale, ma anche che bisogna studiare e prevenire ogni atto sconsiderato che danneggia chi quotidianamente è al servizio dei cittadini sfidando molte difficoltà strutturali”. I medici competenti delle strutture sanitarie regionali pugliesi hanno coinvolto un’ampia coorte di lavoratori, 3.242 dipendenti, rappresentati da dirigenti medici, infermieri, operatori socio sanitari e altre figure professionali di interesse sanitario, ai quali è stato chiesto di rispondere in forma anonima a una serie di quesiti presenti nel questionario workplace violence in the health care sector, redatto da prestigiose istituzioni internazionali, tra cui l’Oms.

La maggioranza (91%) degli episodi violenti – riporta ancora l’indagine – è avvenuta all’interno delle strutture ospedaliere, con un rischio di aggressione particolarmente elevato durante i turni notturni (35,1%). Tra i fattori di rischio associati al verificarsi dell’evento violento anche l’anzianità lavorativa, spesso inferiore a 5 anni (38,5% dei soggetti). La violenza verbale rappresenta il tipo di aggressione più comune (87%), tuttavia, le percentuali di violenza fisica (12%) e di molestia sessuale (3%) nell’ultimo anno risultano preoccupanti. L’analisi, infine, rivela che i soggetti che si identificano con un genere non binario sono stati colpiti in misura maggiore da episodi di violenza nei luoghi di lavoro (39,5%) rispetto agli operatori di sesso maschile e femminile.

Nella popolazione reclutata, 71 soggetti (2,2%) hanno riportato lesioni fisiche a seguito dell’aggressione, e di questi il 49% ha dovuto assentarsi dal luogo di lavoro, per un periodo della durata superiore alle due settimane nel 21% dei casi. Il 29,5% dei soggetti aggrediti non riesce ad identificare la motivazione scatenante l’episodio di violenza, mentre le cause degli altri episodi sembrerebbero essere legate a mancato o ritardo dell’elargizione della prestazione nel 15% dei casi, alla comunicazione di notizie infauste nel 5% dei casi, o all’interazione con pazienti psichiatrici o in stato di agitazione psicomotoria nel 4,2% dei casi. I soggetti che hanno riportato lesioni fisiche nella maggioranza dei casi appartengono alla categoria professionale degli infermieri (40%), mentre nel 13% dei casi risultano essere medici e nel 14% dei casi appartengono a professioni sanitarie o di interesse sanitario. Nel 46,6% dei casi, infine, gli operatori che hanno riportato lesioni fisiche interagivano per la maggior parte della loro attività lavorativa con utenza psichiatrica o affetta da disabilità psichica.

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