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GIOVANI. ECO-ANSIA NEGLI ADOLESCENTI: RICERCA, CONSAPEVOLEZZA E STRUMENTI DI INTERVENTO

Lug 7, 2025

La crisi climatica ha un impatto crescente sulla salute mentale, in particolare negli adolescenti. Tra le risposte emotive più studiate c’è l’eco-ansia, definita come ‘paura cronica della rovina ambientale’, in aumento soprattutto tra i più giovani, considerati più vulnerabili. Ancora poco esplorato in Italia, il tema richiede un approccio interdisciplinare tra salute pubblica, psicologia e scuola.

Cresce infatti la necessità di formare operatori sanitari, insegnanti e professionisti del settore educativo. Per rispondere a questa esigenza è nato il progetto ‘Comportamenti pro-ambientali ed eco-ansia tra gli adolescenti italiani: indagine nazionale e intervento sulla sensibilizzazione ai cambiamenti climatici’, finanziato dal Prin 2022- Next Generation Eu, condotto dalla Sezione di Igiene dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e dal dipartimento di Psicologia dell’università degli Studi di Firenze. L’obiettivo è indagare il legame tra cambiamento climatico e salute mentale, promuovendo la consapevolezza e fornendo strumenti educativi e terapeutici.

La ricerca prevede uno studio longitudinale in tre regioni italiane (Piemonte, Lazio e Campania) su studenti di medie e superiori, per valutare livelli di eco-ansia e comportamenti pro-ambientali prima e dopo un intervento psicoeducativo. Nel progetto è incluso anche un corso gratuito di formazione a distanza (11 crediti Ecm), dal titolo ‘Crisi climatica e Salute mentale nei Giovani. Strumenti educativi e terapeutici’, rivolto a insegnanti, medici, psicologi e operatori sanitari.

Il corso è disponibile al link https://formazioneadistanza.expopoint.it/courses/2068

Il percorso formativo propone un approccio integrato tra psicologia ambientale, educazione sanitaria e strategie psicoeducative, con particolare attenzione al contesto scolastico. Ma quali sono i principali segnali dell’eco-ansia negli adolescenti italiani e in che modo si manifesta nel loro comportamento quotidiano? ‘L’eco-ansia- risponde all’agenzia Dire la professoressa Giulia Fioravanti, psicoterapeuta, professoressa associata di Psicologia clinica, afferente al Dipartimento di Scienze della Salute, università di Firenze, principal investigator del progetto dal titolo ‘Comportamenti pro-ambientali ed eco-ansia tra gli adolescenti italiani: indagine nazionale e intervento sulla sensibilizzazione ai cambiamenti climatici’- è una forma di disagio psicologico legata alla consapevolezza della crisi climatica e dei suoi potenziali impatti sul presente e sul futuro. Negli adolescenti italiani, così come in molti coetanei a livello globale, si presenta con una varietà di reazioni emotive, cognitive e comportamentali’.

‘Dal punto di vista emotivo- prosegue- i segnali più ricorrenti includono ansia costante per il futuro del pianeta, senso di colpa legato ai propri comportamenti ambientali, tristezza profonda per la distruzione della natura, frustrazione e rabbia nei confronti delle istituzioni o delle generazioni precedenti percepite come inadempienti. Molti adolescenti riportano un senso di impotenza o di sfiducia nei confronti del futuro, arrivando a percepirlo come incerto o addirittura catastrofico’.

‘A livello cognitivo- evidenzia la professoressa Fioravanti- l’eco-ansia può tradursi in pensieri intrusivi o rimuginazioni continue su eventi climatici estremi, sul degrado ambientale o sull’inefficacia delle azioni umane per contrastare la crisi. Alcuni ragazzi sviluppano un forte senso di responsabilità personale, che può diventare fonte di pressione psicologica. Sul piano comportamentale, le manifestazioni sono molto varie. Alcuni adolescenti reagiscono con un attivismo climatico molto intenso, impegnandosi in iniziative ambientaliste, modificando drasticamente le proprie abitudini di vita (alimentazione vegana, rifiuto dell’aereo o di acquisti ‘non etici’) o partecipando a proteste’.

 ‘Per altri, invece- rende poi noto- il carico emotivo può essere così elevato da generare un blocco: evitamento del tema, ritiro sociale, apatia o rinuncia ad attività percepite come ‘inutili’ in un mondo destinato al collasso. Si riscontrano anche sintomi più generali come insonnia, irritabilità, calo dell’umore, difficoltà di concentrazione a scuola e perfino somatizzazioni (mal di testa, mal di stomaco). Nei casi più gravi, l’eco-ansia può contribuire allo sviluppo di disturbi d’ansia, depressione o comportamenti ossessivo-compulsivi legati alla ‘purezza’ ecologica’.

Perché il tema della salute mentale legata alla crisi climatica è ancora poco indagato in Italia, nonostante l’evidente vulnerabilità dei più giovani? La dottoressa Stefania Bruno, medico chirurgo, specialista in Igiene e Medicina Preventiva, ricercatrice afferente alla Sezione di Igiene, dipartimento Scienze della Vita e Sanità Pubblica, facoltà di Medicina e Chirurgia ‘A. Gemelli’- università Cattolica del Sacro Cuore – Roma, Sub Investigator del progetto, spiega che ‘in Italia, il legame tra crisi climatica e salute mentale rimane ancora un ambito di ricerca emergente, spesso ai margini del dibattito pubblico e accademico. Una delle ragioni principali è l’approccio ancora prevalentemente settoriale e frammentato con cui vengono affrontate le grandi sfide sociali e ambientali. La crisi climatica è percepita soprattutto come un problema tecnico, politico o economico, mentre le sue implicazioni psicologiche in particolare, tra bambini e adolescenti non sono ancora riconosciute come una priorità’.

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