• 15.10.2026

Salutedomani

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In Italia circa 3,8 milioni di persone convivono con il diabete, pari al 6,4 per cento della popolazione complessiva e al 7,5 per cento della popolazione adulta. Oltre il 90 per cento dei casi riguarda il diabete di tipo 2. È una fotografia che emerge dall’Italian Barometer Diabetes Report 2026, elaborato dai ricercatori di Ibdo Foundation, Istat, Coresearch, BHAVE Health Ecosystem Institute, Osservatorio sulla salute bene comune e Planetary Health Inner Circle, presentato nel corso di un evento al Senato, su iniziativa della Sen. Daniela Sbrollini, in collaborazione con Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili e Università di Roma Tor Vergata, con il contributo non condizionato di Novo.

Il rapporto, giunto alla sua diciannovesima edizione, evidenzia una crescita costante della prevalenza: dal 4,2 per cento del 2005 al 5,4 per cento del 2015, fino al 6,4 per cento del 2025. L’aumento è pari al 52 per cento in termini grezzi e resta rilevante anche al netto dell’invecchiamento della popolazione, con una crescita del 23 per cento. Il dato, inoltre, potrebbe non intercettare tutte le persone che non hanno ancora ricevuto una diagnosi: in Italia si stima, infatti, che oltre un milione di persone conviva con la malattia senza saperlo.

“Il diabete, lo sappiamo, è oggi una delle patologie croniche più diffuse in Italia”, sottolinea nella sua prefazione il Ministro della salute Orazio Schillaci. “È una malattia silenziosa, ma che ha un impatto profondo sulla vita dei pazienti e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Come tutte le malattie croniche non trasmissibili, anche il diabete richiede politiche capaci di promuovere la salute e di contrastare i principali fattori di rischio modificabili con un approccio integrato e attento ai diversi contesti e alle diverse fasi della vita”.

Il diabete, dunque, si conferma una delle principali sfide di salute pubblica, alla luce della sua crescente diffusione e della stretta correlazione con numerose altre patologie croniche. Una condizione che incide in modo significativo sulla qualità di vita delle persone e richiede risposte adeguate alla complessità clinica e dei bisogni assistenziali, lungo tutto il percorso di cura.

Il diabete non è una condizione isolata. Dopo i 45 anni, si associa più frequentemente a molte patologie croniche. Particolarmente rilevante è la relazione con il rischio cardiovascolare. Le malattie cardiovascolari, nel nostro Paese, colpiscono oltre 9 milioni di persone, provocano circa 206.000 decessi ogni anno e causano un burden economico annuale stimato in 42 miliardi di euro. Tra le persone con diabete seguite dai centri di diabetologia, il 15,2 per cento presenta già una storia di malattia cardiovascolare; inoltre, oltre una persona su due riferisce una diagnosi di ipertensione. Il controllo della glicemia, della pressione arteriosa, dei lipidi, del peso corporeo e del fumo deve quindi inserirsi in un percorso coordinato tra professionisti e servizi.

«La diabetologia sta attraversando una profonda evoluzione. Il controllo della glicemia resta fondamentale, ma oggi l’obiettivo è più ampio: prevenire le complicanze, proteggere gli organi e gestire in modo integrato il rischio cardiovascolare, renale e metabolico nel lungo periodo», afferma Paolo Sbraccia, Presidente di Ibdo Foundation. «Le evidenze scientifiche dimostrano che l’innovazione terapeutica può offrire benefici significativi oltre il controllo glicemico, contribuendo a ridurre il rischio di eventi cardiovascolari, ictus, complicanze renali e progressione dell’arteriopatia periferica, oltre a migliorare la capacità funzionale. È quindi essenziale promuovere un approccio terapeutico sempre più integrato, orientato alla protezione cardio-renale e al miglioramento concreto della qualità di vita delle persone con diabete».

In questo scenario, l’innovazione terapeutica, organizzativa e digitale assume una rilevanza strategica. L’obiettivo non è soltanto migliorare gli esiti clinici, ma prevenire le complicanze, sostenere il benessere complessivo della persona e favorire una qualità di vita migliore e più duratura. Ciò richiede un modello di presa in carico realmente integrato, in cui diabetologia, medicina generale, cardiologia, nefrologia e assistenza territoriale condividano obiettivi, percorsi e follow-up. Un approccio di questo tipo può contribuire a ridurre la frammentazione dell’assistenza e a intercettare più precocemente i fattori di rischio e ridurre le complicanze.

«Alla prevenzione del diabete, e dell’obesità, deve affiancarsi una più forte e organica strategia di prevenzione cardiovascolare. Diabete, obesità e malattie cardiovascolari sono condizioni strettamente connesse: affrontarle attraverso percorsi separati significa rischiare di frammentare la presa in carico e di perdere opportunità di prevenzione. La dimensione cardiometabolica deve diventare una componente strutturale delle politiche sanitarie. È questa la direzione necessaria per tutelare la salute delle persone e rendere più efficace la risposta del Servizio sanitario nazionale», commenta la Sen. Daniela Sbrollini, co-Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete e malattie croniche non trasmissibili.

Il rapporto conferma, inoltre, l’esistenza di marcate disuguaglianze geografiche e sociali. Tra le persone di età pari o superiore a 45 anni, la prevalenza media nazionale è del 10,3 per cento, ma sale al 12,9 per cento nel Mezzogiorno, rispetto all’8,7 per cento nel Nord e al 9,7 per cento nel Centro.

Il diabete colpisce maggiormente anche le fasce socialmente più svantaggiate. Nella fascia 45–64 anni, la prevalenza è del 5,9 per cento tra le persone con basso titolo di studio, contro il 3,7 per cento tra chi possiede almeno un diploma. Tra gli over 65, i valori sono rispettivamente del 21,8 per cento e del 15,8 per cento.

La gestione del diabete, infine, incontra ancora ostacoli importanti nell’organizzazione dell’assistenza. Secondo la ricerca Diabetes Monitor 2026, condotta per il Report Ibdo, il 48 per cento dei rispondenti indica tempi e liste d’attesa tra le principali barriere, mentre il 43 per cento segnala difficoltà organizzative.

Alla luce delle evidenze raccolte, il rapporto richiama la necessità di trasformare i dati in scelte di politica sanitaria e organizzazione dei servizi, al fine di rendere effettivi i diritti delle persone con diabete, favorire l’accesso appropriato all’innovazione terapeutica e tecnologica e costruire una presa in carico capace di rispondere alla complessità della malattia.

«Di fronte alla crescente diffusione del diabete e alla complessità della cronicità, è responsabilità delle istituzioni continuare a promuovere ricerca e innovazione, riconoscendone il valore per la salute pubblica. Accogliere e rendere concretamente accessibili le innovazioni terapeutiche e assistenziali significa rafforzare la capacità del Servizio sanitario nazionale di prevenire le complicanze, ridurre le disuguaglianze e garantire risposte appropriate lungo tutto il percorso di cura. È una scelta strategica per tutelare la qualità di vita delle persone e assicurare la sostenibilità e l’equità del sistema», aggiunge l’On. Roberto Pella, co-Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete e malattie croniche non trasmissibili.

«Novo è impegnata, da oltre 100 anni, nella ricerca di soluzioni innovative per sconfiggere il diabete e prevenirne le complicanze, in particolare quelle cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte in Italia. “Lasting Health Starts Now” esprime la convinzione che la salute di domani si costruisca a partire dalle scelte e dall’impegno di oggi. Per questo, continuare a investire in ricerca e innovazione resta per noi una priorità: per migliorare la qualità di vita delle persone con diabete, favorire l’aderenza alle terapie e rispondere ai bisogni di salute ancora insoddisfatti. Il mio augurio è che, unendo le forze in attività come questa, si possa collaborare tutti per migliorare la qualità di vita delle persone con diabete e dei loro familiari», conclude Jens Pii Olesen, General Manager e Vice President Novo Italia.