
Multimorbidità: è la presenza, nella stessa persona, di due o più malattie croniche. È una condizione molto frequente nell’età avanzata e rappresenta una delle principali sfide della geriatria moderna.
Particolarmente nell’anziano, diabete, malattie cardiovascolari, disturbi respiratori, depressione, artrosi, osteoporosi e altre condizioni tendono spesso a coesistere e a influenzarsi reciprocamente. Questa complessità incide sulla funzione fisica, sulla qualità della vita, sul rischio di disabilità, sull’uso dei farmaci, sui ricoveri ospedalieri e sulla mortalità. Il tema è ormai fondamentale per le società occidentali dove l’aumento dell’aspettativa di vita si accompagna a una crescente prevalenza di malattie croniche e dove la sfida è vivere più a lungo preservando autonomia, mobilità e partecipazione sociale. Per questo la geriatria ha un ruolo strategico, poiché valuta la persona anziana nella sua globalità, integrando condizioni cliniche, funzione fisica, nutrizione, cognizione, umore, terapie farmacologiche e contesto sociale. Lo studio pubblicato dai ricercatori della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sulla rivista internazionale Nature Aging- i professori Francesco Landi ed Emanuele Marzetti e il dottor Riccardo Calvani, insieme al dottor Davide Liborio Vetrano, primo autore dell’articolo, laureato e specializzato in Geriatria alla Facoltà di Medicina e chirurgia, oggi al Karolinska Institutet di Stoccolma- è stato condotto su quasi 1.200 persone di età pari o superiore a 70 anni con fragilità fisica, sarcopenia e almeno due patologie croniche.
I risultati indicano che il numero di malattie presenti in un anziano fragile non basta a definirne il rischio clinico: è altrettanto importante comprendere come queste patologie si combinano tra loro. I ricercatori hanno identificato quattro pattern di multimorbidità -aspecifico, respiratorio, psichiatrico e cardiometabolico- osservando che il beneficio dell’intervento è maggiormente evidente nei profili psichiatrico e aspecifico. La nuova pubblicazione nasce dall’analisi dei dati raccolti nell’ambito del Progetto Sprintt e ne amplia ulteriormente il valore scientifico. Lo studio mostra infatti che la risposta all’intervento può variare in base ai diversi profili di multimorbidità. “Questo risultato scientifico- commenta il professor Emanuele Marzetti, Associato di Medicina Interna e corresponding author del lavoro- suggerisce che la prevenzione della disabilità nell’anziano fragile debba diventare sempre più personalizzata. Due persone con lo stesso numero di malattie croniche possono avere bisogni clinici e risposte agli interventi molto diversi, a seconda del tipo di patologie presenti e del modo in cui queste interagiscono. Stratificare gli anziani in base ai profili di multimorbidità può quindi aiutare a indirizzare meglio le strategie preventive e riabilitative”.
Sprintt, acronimo di Sarcopenia and Physical fRailty IN older people: multi-componenT Treatment strategies, rappresenta dal 2016 uno dei più importanti studi clinici europei sulla fragilità fisica e la sarcopenia nell’anziano, nato con l’obiettivo di dimostrare l’efficacia di un intervento multicomponente basato su attività fisica, supporto tecnologico e counseling nutrizionale nel ridurre il rischio di disabilità motoria
Dopo la pubblicazione dello studio principale sul British Medical Journal, e insieme ad altre analisi derivate dai dati SPRINTT pubblicate su riviste internazionali di primo piano, tra cui The Lancet Healthy Longevity con primo autore il dottor Helio Jose Coelho-Junior, giovane ricercatore del Dipartimento di Scienze Geriatriche e Ortopediche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il nuovo articolo su Nature Aging testimonia la rilevanza, la continuità e la produttività scientifica del progetto che si conferma uno studio cardine nella prevenzione della disabilità motoria e una piattaforma scientifica capace di orientare la Geriatria verso interventi sempre più mirati. “La longevità non deve diventare una sala d’attesa della fragilità” commenta il professor Francesco Landi, Ordinario di Medicina Interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore del Dipartimento Scienze dell’Invecchiamento, Ortopediche e Reumatologiche della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs. “Deve essere- spiega- un patto tra generazioni: più anni di vita per gli anziani di oggi, più cultura della prevenzione per gli adulti e i giovani di domani. Il messaggio di Sprintt è chiaro: non basta contare le malattie, dobbiamo misurare la funzione, proteggere il movimento e intervenire prima che la disabilità diventi inesorabile destino” .
