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Almeno 180 bambini (una media di quasi due al giorno) hanno perso entrambi i genitori o i caregiver principali a causa dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) da quando il 15 maggio, 100 giorni fa, è stata dichiarata l’epidemia del virus letale. Lo rende noto Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

La maggior parte dei bimbi è attualmente assistita da parenti o ospitata in strutture di accoglienza statali, in attesa di trovare soluzioni di collocamento familiare a lungo termine. I piccoli stanno subendo alcune delle conseguenze più devastanti e durature dell’epidemia più letale mai registrata nella Rdc. Migliaia di altri bambini hanno perso un genitore o un caregiver, essendo così esposti a rischi maggiori di abusi, sfruttamento, tratta e grave disagio psicologico, mentre le famiglie e i servizi sociali, già fragili, faticano a far fronte alla situazione. Save the Children informa poi che altri 114 minori, tra cui 61 maschi e 53 femmine, risultano attualmente separati dai genitori e vengono assistiti da organizzazioni umanitarie e familiari, mentre i genitori ricevono le cure per l’Ebola. I bambini rimasti orfani, separati dai familiari o da chi si prende cura di loro a causa dell’Ebola, corrono rischi maggiori di tratta di esseri umani, sfruttamento sessuale, violenza fisica, reclutamento forzato da parte di gruppi armati e gravi traumi emotivi. Nelle comunità colpite dal virus, i bambini possono subire anche stigma e isolamento, mentre i sistemi di protezione, già sotto forte pressione, lasciano molti di loro privi dell’assistenza e del sostegno di cui hanno urgente bisogno.

Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, a oggi sono stati segnalati oltre 4.945 casi di Ebola e 2.325 decessi. È stata confermata la malattia in almeno 800 minori, con oltre 357 decessi infantili, equivalente a oltre il 32% del totale dei decessi confermati (1.124) registrati al 5 agosto, data a cui risalgono gli ultimi dati disponibili del ministero della Salute suddivisi per fascia d’età, ma è probabile che il numero reale sia più elevato. L’epidemia si è diffusa rapidamente negli ultimi 100 giorni. Secondo l’Africa Centres for Disease Control and Prevention (Africa Cdc), si è registrato un numero di casi confermati circa nove volte superiore e un numero di decessi sei volte maggiore rispetto allo stesso periodo dell’epidemia di Ebola in Africa occidentale del 2014-2016, la più letale mai registrata. Mentre l’epidemia continua a diffondersi, coinvolgendo ora sei province rispetto alle due iniziali, l’Africa Cdc stima che sia stato individuato solo il 10% circa dei contatti potenzialmente esposti. Inoltre, circa quattro nuove infezioni su cinque vengono rilevate al di fuori delle catene di trasmissione note, evidenziando così la portata della diffusione non rilevata.

Tre decessi su quattro avvengono all’interno della comunità anziché nelle strutture sanitarie, il che suggerisce che le persone non accedano alle cure in tempo. Un’indagine riportata dalla rivista ‘Science’ indica che l’Ebola potrebbe essersi diffuso già a partire dal mese di gennaio nell’area di Mongbwalu, nella provincia dell’Ituri, epicentro dell’epidemia, almeno quattro mesi prima che venisse ufficialmente dichiarata. Save the Children sta collaborando con il governo e i partner nella provincia dell’Ituri per creare spazi sicuri, denominati ‘Centri di osservazione e assistenza’, destinati ai bambini i cui genitori o caregiver sono attualmente in cura per l’Ebola e non dispongono di soluzioni di assistenza familiare alternative. Queste strutture accoglieranno i minori a tempo pieno mentre i genitori ricevono le cure presso il Centro di trattamento per l’Ebola situato nello stesso complesso. Durante il periodo di sorveglianza di 21 giorni, i bambini dormiranno, mangeranno, vivranno e riceveranno supporto psicologico in un ambiente sicuro. Il responsabile della protezione dei minori in Ituri, Emmanuel Kalinde, dichiara che “dietro ogni statistica c’è un bambino il cui mondo è stato stravolto. Molti di loro piangono la perdita di genitori, nonni, fratelli e caregiver che rappresentavano il fulcro della loro vita. Il dolore può rendere un bambino estremamente vulnerabile, soprattutto in comunità già alle prese con conflitti e sfollamenti. Il nostro compito è garantire che nessun bambino venga lasciato indietro. Con il giusto sostegno, possono iniziare a guarire e a ritrovare la speranza”.

“L’Ebola- aggiunge il direttore di Save the Children nella Repubblica Democratica del Congo, Greg Ramm- non sta portando via solo delle vite. Sta strappando ai bambini le persone verso cui corrono quando hanno paura. Ogni bambino che perde un genitore, un caregiver o una persona cara affronta un futuro pieno di incertezze, e molti rischiano di rimanere privi della protezione e del sostegno di cui hanno bisogno. I bambini al centro di questa crisi hanno bisogno di molto più che semplici cure mediche d’emergenza. Necessitano di soluzioni di accoglienza sicure, protezione, supporto emotivo e della possibilità di continuare a studiare e, semplicemente, di tornare a essere bambini”.

“Più a lungo dura l’epidemia- prosegue- maggiore è il rischio che i più vulnerabili vengano trascurati, finendo vittime di sfruttamento, abusi, negligenza o subendo ripercussioni permanenti sul proprio futuro. La protezione dei minori non può essere considerata una questione secondaria nella risposta all’Ebola. Ogni sforzo per arrestare la trasmissione del virus deve essere accompagnato da iniziative volte a tutelare i minori rimasti indietro”. “Governi, donatori e comunità internazionale- conclude Ramm- devono investire con urgenza per potenziare il sostegno ai servizi sanitari in prima linea, alle soluzioni di accoglienza alternative, al supporto per la salute mentale, ai programmi di protezione dell’infanzia basati sulla comunità e ai servizi essenziali da cui dipendono le famiglie”.

Questa epidemia sta colpendo comunità già provate da conflitti armati, sfollamenti di massa e bisogni umanitari cronici. Per molti bambini, l’Ebola rappresenta l’ultimo di una serie di shock che hanno compromesso la loro sicurezza, istruzione e benessere, mettendo ulteriormente a dura prova sistemi sanitari, di protezione e di assistenza sociale già fragili. Save the Children sostiene le attività di prevenzione delle infezioni, il coinvolgimento della comunità, l’individuazione e l’invio ai servizi dei casi sospetti, nonché la continuità dei servizi essenziali per bambini e famiglie. L’Organizzazione fornisce inoltre supporto psicosociale e servizi di protezione dell’infanzia, inclusa l’assistenza ai bambini che hanno perso i propri caregiver, e lavora per garantire che i minori possano continuare a studiare e ad accedere in sicurezza a servizi sanitari, nutrizionali e di protezione durante tutta la crisi.

Info Ebola 

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