
Molti sostengono che l’onestà sia il fondamento di una relazione sentimentale sana. Eppure, pochissimi possono affermare di non aver mai nascosto informazioni, detto una bugia innocua o evitato di dire una verità scomoda al proprio partner.
Basandosi su tre studi che combinano interviste qualitative, ampi sondaggi e dati tratti da diari quotidiani di coppie, una nuova tesi di dottorato dell’Università di Copenaghen identifica le tipologie di disonestà che si verificano tra partner in una relazione sentimentale e suggerisce perché la disonestà non ha sempre le stesse conseguenze per le coppie.
“La mia ricerca dimostra che la disonestà spesso genera dubbi e sfiducia, elementi dannosi per una relazione. Ma, paradossalmente, dimostra anche che la disonestà può trasformarsi in un’opportunità di apprendimento e crescita,- spiega Rachele Mazzini, autrice della tesi di dottorato. -È fondamentale comprendere che la disonestà non nasce dal nulla. È radicata nelle dinamiche di una relazione specifica ed è spesso il risultato di schemi relazionali ricorrenti piuttosto che di atti isolati”.
Strutture e modelli di disonestà
In uno studio, Rachele Mazzini e i suoi collaboratori hanno chiesto a 656 partecipanti americani di descrivere un episodio di disonestà nei confronti del proprio partner attuale o precedente. Analizzando le risposte, i ricercatori sono stati in grado di elaborare un quadro concettuale completo, per comprendere la disonestà nelle relazioni sentimentali, descrivendone in dettaglio le forme, i contenuti, le motivazioni principali e le conseguenze.
Il modello ha aiutato i ricercatori a identificare gli schemi che tendono a emergere quando i partner sono disonesti l’uno con l’altro.
Uno schema ricorrente è il cosiddetto “circolo vizioso”, in cui i partecipanti descrivono come si vendicano della disonestà del partner essendo a loro volta disonesti – e viceversa – oppure come sentono il bisogno di continuare a essere disonesti per coprire un precedente atto di disonestà (ad esempio, una bugia).
“Un altro schema è quello che chiamiamo “The Slowburn” (la combustione lenta), in cui i partecipanti raccontano che essere disonesti con il proprio partner inizialmente li faceva sentire eccitati, ma col passare del tempo sviluppavano sentimenti di vergogna e colpa. Ciò influenzava negativamente il benessere sia proprio che del partner- osserva Rachele Mazzini -Sebbene non li abbiamo testati in contesti professionali, riteniamo che l’identificazione di questi schemi possa rivelarsi utile per i terapeuti che lavorano con coppie che affrontano problemi nella loro relazione.”
Disonestà positiva
Il quadro concettuale della disonestà evidenzia inoltre che alcune forme di disonestà possono essere motivate dall’autoconservazione o dal desiderio di proteggere il partner.
“Spesso si presume che la disonestà sia sempre distruttiva. Ma i nostri risultati suggeriscono che alcune forme della cosiddetta disonestà prosociale possono funzionare come un modo per mantenere la relazione, ad esempio evitando conflitti inutili o danni emotivi”, sottolinea Rachele Mazzini. E non solo la disonestà può essere radicata in motivazioni positive, ma può anche rivelarsi un punto di svolta cruciale per una coppia: “In alcuni casi, forse in modo alquanto sorprendente, le coppie vivono la disonestà come un campanello d’allarme, che le spinge ad affrontare i loro problemi, cosa che altrimenti non avrebbero fatto.”
I partner sono in grado di individuare la disonestà?
In un altro studio, parte della tesi di dottorato di Rachele Mazzini, 120 coppie provenienti da cinque paesi hanno riferito quotidianamente per una settimana se si erano comportate in modo disonesto e se credevano che il loro partner lo fosse stato. La disonestà si è rivelata relativamente rara nella vita quotidiana per la maggior parte delle coppie, verificandosi in meno del 20% dei giorni.
Nel complesso, i partner erano bravi a valutare la presenza di disonestà nelle loro relazioni, ma soprattutto perché nella maggior parte dei giorni non si verificava alcuna disonestà. Quando la disonestà si manifestava, i partner spesso non riuscivano a individuarla, o non la notavano affatto o la sospettavano erroneamente.
“È interessante notare che le coppie che già all’inizio dello studio stavano vivendo episodi di disonestà si differenziavano dalle altre coppie, e riportavano una minore fiducia e una maggiore percezione di inganno anche prima che si verificassero specifici episodi di disonestà- aggiunge Rachele Mazzini.-Questo conferma l’idea che la disonestà non si limiti a singoli episodi e non si manifesti nel vuoto. Spesso riflette dinamiche relazionali più profonde che distinguono alcune coppie da altre.”
Lo studio “Dishonesty in Romantic Relationships: A Framework of Forms, Content, Dominant Motives, and Consequences” è stato pubblicato sulla rivista scientifica Personal Relationships.
Antonio Caperna
