• Ven. Giu 19th, 2026

(www.pho.to) PhotoEngine::Collage::1

 Il diabete di tipo 1 è storicamente considerato una malattia dell’infanzia, ma può insorgere frequentemente anche in età adulta, spesso dopo i 30 anni. Tuttavia, in questa fascia di età, la malattia è spesso sottodiagnosticata o erroneamente classificata come diabete di tipo 2, con conseguenze rilevanti sul trattamento e sugli esiti clinici. Negli adulti, infatti, la diagnosi del diabete di tipo 1 (malattia autoimmune) è spesso complicata dall’elevata prevalenza del diabete di tipo 2 (non autoimmune). 

Un articolo pubblicato su Diabetes Care, coordinato dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con University of Exeter, propone una rilettura del diabete di tipo 1 lungo tutto l’arco della vita, analizzando come l’età influenzi lo sviluppo, la diagnosi e la gestione di questo tipo di diabete, con particolare attenzione agli adulti e agli anziani.

Le evidenze attuali indicano che il diabete di tipo 1 rappresenta un continuum biologico lungo tutto l’arco della vita: le differenze cliniche osservate con l’avanzare dell’età non identificano forme di malattia distinte, ma riflettono soprattutto i cambiamenti del contesto biologico in cui si sviluppa l’autoimmunità, come il rimodellamento del sistema immunitario, le modificazioni pancreatiche e l’aumento dell’insulino-resistenza.

“Il diabete di tipo 1 non è solo una malattia dell’infanzia: una quota rilevante dei casi viene diagnosticata in età adulta, ma spesso non viene riconosciuta correttamente, con conseguenti ritardi diagnostici e terapeutici. Con questo lavoro evidenziamo la necessità di un approccio diagnostico più preciso, che integri autoanticorpi, C-peptide e dati clinici, ma anche di estendere agli adulti i programmi di screening e identificazione precoce, per ridurre la misclassificazione e favorire interventi preventivi più mirati”, spiega la prima autrice dell’articolo Alessandra Petrelli, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità della Statale e al Centro di Ricerca Clinica Pediatrica “Romeo ed Enrica Invernizzi”, internista al Pio Albergo Trivulzio di Milano.

Infatti, sebbene l’incidenza del diabete di tipo 1 a esordio adulto sia sostanzialmente stabile, la prevalenza è in aumento, soprattutto tra le persone di età pari o superiore a 65 anni, grazie al miglioramento della sopravvivenza. Negli anziani con diabete di tipo 1, la gestione della malattia deve tenere conto di comorbidità quali fragilità, declino cognitivo e disabilità sensoriali, che aumentano il rischio di ipoglicemia e rendono necessaria una personalizzazione degli obiettivi terapeutici, con particolare attenzione alla sicurezza e alla qualità della vita.

Migliorare la classificazione diagnostica, adattare la gestione clinica e colmare le lacune di conoscenza in questa popolazione sono quindi priorità fondamentali per la ricerca e la pratica clinica.

“L’aumento della prevalenza del diabete di tipo 1 nelle età più avanzate pone nuove sfide assistenziali. Negli anziani, la presenza di fragilità, multimorbidità e declino cognitivo richiede una gestione sempre più personalizzata, con particolare attenzione alla sicurezza terapeutica, alla prevenzione delle ipoglicemie e al mantenimento della qualità della vita”, conclude Paolo Fiorina, Professore ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano, Direttore del Centro per il diabete di tipo 1 del Centro di Ricerca Clinica Pediatrica “Romeo ed Enrica Invernizzi” e Responsabile dell’Unità Dipartimentale di Endocrinologia e Diabetologia presso l’Ospedale L. Sacco di Milano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *