• Lun. Giu 15th, 2026

Filtri e sterotipi influenzano la percezione: viso, bellezza, pregiudizi nei social media

Una nuova ricerca della Edith Cowan University (ECU) ha esplorato come i filtri facciali, la cultura pop e gli stereotipi secolari influenzino la percezione che le persone hanno del proprio volto. 

Lo  studio  ha analizzato il modo in cui il naso viene rappresentato sui social media e come questo si colleghi a una lunga storia di politiche di genere e razziali.   La ricercatrice  Laura Glitsos  ha affermato che, sebbene il naso sia un organo sensoriale vitale, le piattaforme digitali lo hanno ridotto a una caratteristica visiva idealizzata, spesso conformandola a ristretti canoni di bellezza eurocentrici.  “I filtri per il viso, gli strumenti di fotoritocco e le tendenze estetiche rimodellano costantemente i nasi per conformarli a un ideale occidentale piccolo e dritto”, ha sottolineatto la dottoressa Glitsos. 

“Questo rafforza l’idea che certi nasi siano più accettabili di altri, un’idea con radici storiche molto profonde.” 

La ricerca collega le pratiche dei social media, come i filtri di Instagram, la manipolazione fotografica tramite intelligenza artificiale e i tutorial di contouring, a tradizioni visive molto più antiche, presenti nelle fiabe, nel cinema e nel folklore religioso. La dottoressa Glitsos ha affermato che, dalle streghe contraddistinte da nasi esagerati ai cattivi del cinema classico visivamente codificati come “diversi”, il naso è stato a lungo utilizzato come scorciatoia per il giudizio morale e la distinzione. 

“I social media non hanno inventato queste idee”, ha evidenziato la dottoressa Glitsos. 

“Le ha ereditate e le ha amplificate su una scala senza precedenti.”  Analizzando quasi 1.000 post della community r/Noses di Reddit, lo studio ha dimostrato come queste pressioni visive influenzino l’immagine che le persone hanno di sé.  “Molti utenti credevano che il loro naso avesse ‘rovinato’ il loro viso dopo anni di esposizione a immagini filtrate e influencer di bellezza”, ha affermato la dottoressa Glitsos.  “Altri hanno riferito di aver imparato ad apprezzare il proprio naso solo dopo essersi allontanati da questi standard online.” 

Tuttavia, lo studio evidenzia anche come i social media possano fungere anche da spazio di resistenza.  

La dottoressa Glitsos ha affermato che comunità come r/Noses celebrano la diversità nasale, consentendo alle persone di condividere l’orgoglio per i nasi legati al patrimonio familiare, all’etnia e all’identità, compresi i nasi storicamente presi di mira da razzismo o sessismo. 

“Le persone usano questi spazi per disimparare la vergogna e sostenersi a vicenda- ha affermato la dottoressa Glitsos. -Il naso diventa un luogo in cui la storia personale, le origini e l’identità vengono recuperate anziché cancellate.” La dottoressa Glitsos ha affermato che, ripercorrendo la storia del naso, la cultura popolare, i social media e le esperienze di vita, la ricerca mostra perché questo organo possa avere un impatto profondo sull’identità, l’autostima e il benessere nell’era digitale. “Il naso non è solo un organo, è il luogo in cui la storia, la cultura e la politica lasciano il segno sui nostri corpi”, ha affermato.  

Body & Society: “Looking at the Nose: Gender, Jewishness, and the Politics of Visual Mediation”

Antonio Caperna

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