• Mer. Mag 13th, 2026

Come l’ambiente e la molteplicità degli organismi viventi nello spazio urbano influenzano la salute delle persone? Quanto è importante la biodiversità urbana anche nel contrasto alle malattie croniche? E soprattutto, come questa conoscenza può essere tradotta in consapevolezza dei cittadini e degli attori della salute urbana e trasformata in buone pratiche? Sono questi i temi al centro del progetto “Biodiversità urbana e salute dei cittadini. Modelli di prevenzione e formazione per la salute nelle città”, presentato oggi a Roma presso l’Aula Marconi del Consiglio Nazionale delle Ricerche in un evento promosso, nell’ambito delle attività finanziate dal National Biodiversity Future Center (NBFC), da HCC – HealthCom Consulting in collaborazione con la UNESCO Chair on Urban Health della Sapienza Università di Roma e con Twig.

Per “biodiversità urbana” si intende la varietà degli organismi viventi e la molteplicità degli habitat presenti all’interno o nelle vicinanze delle città, considerate come ecosistemi caratterizzati da una forte presenza umana e da continue interazioni tra natura e società. L’evento di oggi, quale momento di confronto tra istituzioni, mondo accademico e stakeholder, con l’obiettivo di restituire diversi punti di vista sul rapporto tra biodiversità, contesto urbano e salute dei cittadini, troverà la propria continuità nei prossimi mesi con la realizzazione, attraverso l’approccio del design strategico, di interventi educativi e formativi e documenti di indirizzo volti a rafforzare il ruolo della biodiversità urbana nelle strategie di prevenzione e promozione della salute nelle città. Attività queste che, proseguendo nell’impegno condotto fin qui, daranno sviluppo alla ricerca scientifica realizzata dal Dipartimento di Medicina Sperimentale della Sapienza Università di Roma e illustrata in due articoli di revisione della letteratura sul tema di prossima pubblicazione. Una base scientifica approfondita, dunque, su cui proseguire nell’impegno per la salute nelle città e costruire interventi concreti sul territorio, andando oltre la riflessione, coinvolgendo stakeholder e cittadini, disseminando conoscenza e promuovendo comportamenti consapevoli.

«Secondo i dati OMS, oggi oltre il 55 per cento della popolazione mondiale, ovvero 4,2 miliardi di persone, vive in aree urbane, quota destinata a crescere fino al 68 per cento entro il 2050. Realizzare, insieme al Centro Nazionale per la Biodiversità, un progetto dedicato a biodiversità e salute urbana é un investimento per il futuro delle città stesse. Vogliamo creare, attraverso attività di ricerca e divulgazione, un ponte tra scienza, cittadini e territori. – dichiara Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e Chairholder UNESCO Chair on Urban Health – L’urbanizzazione è un fenomeno sociale inarrestabile e una tendenza irreversibile che va accompagnata con un impegno trasversale di tutte le istituzioni».

I dati dell’OMS riferiscono che le aree urbane producono oggi circa il 60 per cento delle emissioni globali di gas serra. Le temperature urbane possono essere da 3 a 5 °C superiori rispetto alle aree rurali circostanti. La maggior parte delle prime 10 cause di morte è strettamente collegata a urbanizzazione rapida, non pianificata e cattiva progettazione urbana. Le città sono oggi epicentro dell’epidemia di malattie croniche non trasmissibili, tra cui malattie cardiovascolari, ictus, asma, tumori, diabete, obesità e depressione.

«La salute delle persone che vivono nelle città è il risultato dell’interazione tra molteplici determinanti sociali, ambientali e comportamentali. – dichiara Daniele Gianfrilli, Staff leader UNESCO Chair on Urban Health, Professore Ordinario Endocrinologia Dipartimento di Medicina Sperimentale Sapienza Università di Roma – L’ambiente urbano e le sue caratteristiche ecologiche stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle strategie di prevenzione delle malattie croniche. La presenza di biodiversità negli spazi verdi e blu, insieme alla loro accessibilità, può influenzare in modo significativo i comportamenti quotidiani, incidendo su livelli di attività fisica, scelte alimentari, qualità del sonno e benessere psicologico, tutti fattori strettamente connessi alla prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili».

Da qui il progetto che sviluppa azioni sulla biodiversità urbana, quale fattore che integra salute umana, animale e ambientale in una visione sistemica, traducendo in pratiche concrete le conoscenze scientifiche secondo un approccio One Health. Un impegno che prosegue con la realizzazione di interventi, materiali educativi e strumenti digitali per la sensibilizzazione e formazione sul tema rivolti a istituzioni, professionisti sanitari, health city manager, scuole, cittadinanza. Il progetto, il cui obiettivo va oltre la sola disseminazione scientifica, si configura come un percorso strutturato che punta a trasformare il sapere scientifico in strumenti, pratiche e modelli di attivazione, attraverso: interventi educativi e formativi, strumenti digitali e toolkit operativi, momenti di coinvolgimento e partecipazione territoriale. Elemento distintivo dell’iniziativa è l’integrazione del design strategico come leva per rendere la conoscenza scientifica accessibile, attivabile e trasformativa, favorendo il coinvolgimento dei diversi attori e traducendo i contenuti in partecipazione e azioni concrete sul territorio. In continuità con le attività sviluppate, un’iniziativa di codesign si svolgerà a Bergamo nel mese di ottobre con il coinvolgimento del Comune di Bergamo, di cittadini e stakeholder allo scopo di lavorare con e per il territorio, portando il tema al centro dell’agire dei cittadini e della progettazione di politiche urbane consapevoli.

«Questo progetto si pone l’obiettivo di creare connessioni tra stakeholder differenti, professionisti di settore, istituzioni, università e popolazione, per trasformare le conoscenze scientifiche in competenze diffuse e buone pratiche quotidiane. – dichiara Marco Ronchi, CEO TWIG HCC, Adjunct professor Communication Design, Politecnico di Milano – L’apporto del design strategico in questo quadro è quello di fornire un metodo strutturato orientato a leggere la complessità, a tradurla in percorsi, strumenti e modelli di interazione partecipata e a dare all’intero percorso un significato che sia motivante e trasmissibile. In questo contesto, infatti, l’approccio design driven costituisce un differenziale privilegiato per l’ingaggio della popolazione, in grado di offrire strumenti per lo sviluppo della consapevolezza sul tema e di strutturare azioni concrete di codesign per l’attivazione territoriale, partire dal territorio per il territorio e costruire insieme percorsi di formazione e cambiamento con la partecipazione diretta degli attori coinvolti e di tutta la comunità».

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