
“Per decenni il dolore mestruale è stato liquidato con una frase secca: ‘È normale, capita a tutte’. Ma dietro a dolori intensi, stanchezza cronica o difficoltà a concepire può nascondersi una patologia complessa come l’Endometriosi. La malattia si manifesta quando tessuto simile all’endometrio cresce al di fuori dell’utero, provocando infiammazione, dolore pelvico e, in alcuni casi, problemi di fertilità. Nonostante sia una condizione diffusa, il tempo medio per arrivare a una diagnosi resta ancora troppo lungo”.
E’ quanto si legge in una nota di Silvia Vaccari, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica. Il mese di marzo, dedicato alla sensibilizzazione su questa patologia, spiega la nota, diventa quindi un’occasione per riportare l’attenzione su un problema che riguarda la salute, la qualità della vita e spesso anche il futuro riproduttivo delle donne. Uno degli ostacoli più grandi nella diagnosi precoce è culturale. Per generazioni alle ragazze è stato insegnato che soffrire durante il ciclo è inevitabile. “Per troppo tempo il dolore mestruale è stato minimizzato o normalizzato. In realtà quando il dolore è intenso, invalidante o accompagnato da altri sintomi, deve essere ascoltato e indagato. La consapevolezza del proprio corpo è il primo passo per arrivare prima a una diagnosi”, dichiara Vaccari. Il problema non riguarda solo la salute fisica, prosegue la nota. L’endometriosi può avere conseguenze anche sulla vita quotidiana, sul lavoro, sulle relazioni sociale e personali e sul benessere psicologico. Un aspetto spesso poco raccontato riguarda anche la vita di coppia. L’endometriosi può avere un impatto significativo sulla sfera intima e sessuale, perché il dolore pelvico e la dispareunia – il dolore durante i rapporti – possono rendere difficile o addirittura impossibile vivere la sessualità in modo sereno. “Questa condizione può generare frustrazione, senso di colpa e incomprensioni nella relazione, influenzando l’equilibrio della coppia. Per questo motivo è importante che il problema venga riconosciuto e affrontato senza tabù, con il supporto dei professionisti sanitari e con un dialogo aperto tra partner”, sottolinea la presidente Vaccari.
Uno degli aspetti più critici della malattia è il ritardo diagnostico, che può arrivare anche a diversi anni, aggiunge la nota. Molte donne iniziano a manifestare sintomi già nell’adolescenza, ma spesso arrivano a una diagnosi solo in età adulta. “In molti casi le ragazze convivono per anni con dolori molto forti pensando che sia normale- spiega Vaccari- Per questo è fondamentale educare fin da giovani alla salute mestruale e creare spazi di ascolto in cui i sintomi possano essere raccontati senza imbarazzo o sottovalutazioni”. In questo percorso le ostetriche possono avere un ruolo chiave, evidenzia la nota. L’ostetrica non accompagna le donne solo durante la gravidanza, ma lungo tutto l’arco della vita riproduttiva. Questo la rende una figura importante anche nella prevenzione e nell’individuazione precoce dei disturbi ginecologici.
