
Sardegna isola povera, e depressa. Nell’isola si stima che siano circa 145.000 le persone che soffrono di depressione- dato che assegna alla regione una delle più alte incidenze in Italia- mentre i pazienti in cura per disturbi di questo tipo, tra il 2022 e il 2023 sono triplicati. E’ quanto si evince dal XX report su povertà ed esclusione sociale della Caritas isolana, presentato ieri a Sassari.
La sofferenza mentale riguarda in Sardegna soprattutto le donne e cresce con l’avanzare dell’età: “Sono più frequenti fra le donne sarde problematiche quali la depressione, le sindromi nevrotiche somatoformi e i disturbi affettivi bipolari- si legge nel documento- mentre fra gli uomini incidono maggiormente la schizofrenia e altre psicosi funzionali, oltre che l’alcolismo e le tossicomanie”. Dal punto di vista normativo, è ricordato, la Sardegna si è dotata di un apposito strumento che disciplina i sussidi economici mensili per le persone con disturbi psichiatrici seguite dai servizi per la salute mentale: “Questa misura, pur costituendo un riconoscimento economico importante, è soggetta a non poche critiche- viene però rimarcato- poiché non si è in grado di valutarne analiticamente l’impatto reale del contributo sulla qualità della vita dei beneficiari”.
La delegazione regionale della Caritas ha quindi promosso un’indagine mista quali-quantitativa, attraverso il coinvolgimento di esperti del settore e famiglie con persone a carico con fragilità di salute mentale: “Gli esiti della ricerca pongono in luce come il disagio economico abbia un impatto negativo sul benessere psicologico delle persone- è spiegato- inoltre, evidenziano come la fragilità mentale può compromettere la capacità di lavorare, aumentando l’instabilità economica”. Dalle interviste emerge come una condizione di povertà prolungata sia in grado di causare effetti più gravi sul benessere psicofisico, “inoltre, si sottolinea come le condizioni economiche determinano delle differenze nell’accesso alle cure”. Fra le proposte della Caritas dunque c’è quella di migliorare l’accessibilità ai servizi territoriali, “coinvolgendo le famiglie in azioni di aiuto reciproco e la comunità, creando spazi di dialogo e confronto, anche per ridurre il doppio stigma connesso alla povertà e alla fragilità di salute mentale”.
