• Sab. Giu 22nd, 2024

Una nuova ricerca dell’Università dell’East Anglia ha scoperto che indossare mascherine per il viso non ha ridotto il rischio di infezione da Covid dopo l’ondata iniziale della variante Omicron. 

L’analisi dei dati ufficiali ha rilevato che diversi fattori di rischio per l’infezione sono cambiati in modo significativo, quando la variante dominante nel Regno Unito è passata da Delta a Omicron nel dicembre 2021. Questi includevano l’uso di una maschera, una storia di viaggi all’estero, le dimensioni della famiglia, se le persone lavoravano o erano in pensione e il contatto con bambini o ultrasettantenni.    

 â€śAll’inizio della pandemia sono stati pubblicati molti studi che esaminavano i fattori di rischio per contrarre il Covid, ma molti meno studi dopo il primo anno circa -afferma il professor Paul Hunter, della Norwich Medical School dell’UniversitĂ  dell’East Anglia (UEA), autore principlaedello studio, pubblicato su PLoS ONE- La nostra ricerca mostra che ci sono stati cambiamenti in alcuni fattori di rischio nel periodo in cui la variante Omicron BA.2 è diventata dominante”.  I ricercatori hanno affermato che l’insieme delle prove evidenzia che indossare coperture per il viso riduce la trasmissione di infezioni respiratorie in contesti comunitari e riduce la trasmissione di Covid-19. La questione è però quantificare questa riduzione.

La revisione sistematica delle prove pre-pandemiche e l’analisi dei dati del sondaggio originale durante la pandemia di Covid-19 hanno indicato che l’uso della maschera potrebbe o ha ridotto la trasmissione di SARS-CoV-2 di circa il 19%.  Ci sono ricerche e pubblicazioni scientifiche contrastanti in merito e ancora non si ha una risposta definitiva.

Inoltre tutte le conclusioni sono derivate principalmente da dati precedenti alla comparsa delle varianti Omicron.  Quest’ultima ricerca ha rilevato che prima di Omicron BA.2, non indossare mai una maschera era associato a un aumento del rischio di circa il 30% negli adulti e del 10% nei bambini.  

Ma durante la seconda ondata di Omicron (da metĂ  a fine febbraio 2022 in poi) non si è verificato alcun effetto protettivo derivante dall’uso della maschera negli adulti e forse un aumento del rischio di infezione nei bambini. 

“Non dovrebbe sorprendere che i fattori di rischio cambino durante una pandemia a causa di una malattia altamente infettiva con una breve durata di immunitĂ  come il Covid- aggiunge il prof. Hunter- I cosiddetti modelli di epidemie SEIRS (Suscettibile, Esposto, Infetto, Recuperato, Suscettibile) prevedono che, in quanto tale, l’infezione diventi endemica, i fattori di rischio che hanno alimentato l’epidemia nelle sue fasi iniziali diventano meno importanti e la velocitĂ  con cui le persone perdono l’immunitĂ  diventa piĂą importante. nel determinare i tassi di infezione”. 

“Ciò non è del tutto sorprendente perchĂ© le prove di laboratorio suggeriscono che la variante Omicron era in grado di infettare meglio le cellule che rivestono il tratto respiratorio superiore rispetto alle varianti precedenti e quindi essere piĂą trasmissibile -prosegue il coautore Dr Julii Brainard, della Norwich Medical School dell’UEA- La gestione del rischio di infezione deve essere agile, adattandosi allo sviluppo dell’epidemia e fornendo informazioni di migliore qualitĂ  quando emergono. Per prevenire le infezioni dobbiamo avere una buona visione di quali fattori potrebbero essere piĂą o meno rilevanti. Se questi fattori possono cambiare, dobbiamo essere vigili affinchĂ© ciò accada”. 

I ricercatori hanno analizzato i dati disponibili dall’indagine Covid dell’Ufficio per le statistiche nazionali (ONS) in Inghilterra, che ha confrontato i tassi di infezione con un sondaggio familiare in corso sulla popolazione per stimare quante persone avevano infezioni.  Da novembre 2021 a maggio 2022, l’ONS ha posto alle persone anche domande sulle loro circostanze e abitudini per vedere se tali fattori potessero essere collegati al rischio di positivitĂ .   

“Abbiamo utilizzato questo set di dati per cercare costanza o cambiamento nell’importanza e nella direzione dei potenziali fattori di rischio per risultare positivi -conclude il professor Hunter- Per fare questo abbiamo applicato un metodo statistico chiamato meta-regressione”.    

PLoS ONE: “Changing risk factors for developing SARS-CoV-2 infection from Delta to Omicron”

Antonio Caperna

Informazioni:

http://www.salutedomani.com/category/covid/

http://www.salutedomani.com/archivio-malattie-infettive/?ricerca=search-keyword&testo-ricerca=covid

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