
La diversità religiosa cresce nei luoghi di lavoro, ma le organizzazioni non sanno ancora come parlarne. Una nuova ricerca della Rice University, condotta su oltre 15.000 lavoratori, mostra come includere la fede nelle strategie di inclusione aziendale possa migliorare il clima lavorativo per tutti, credenti e non credenti.
Il problema: la fede come argomento “troppo divisivo”
Molte aziende trattano la religione come un tema da evitare. Secondo gli esperti, la fede viene spesso ignorata, semplificata o considerata troppo delicata per la vita professionale.
È il punto di partenza della ricerca di Elaine Howard Ecklund, sociologa alla Rice University, titolare della cattedra Herbert S. Autrey in Scienze Sociali e direttrice del Boniuk Institute for the Study and Advancement of Religious Tolerance.
“Nella maggior parte dei luoghi di lavoro non si sa bene come gestire la fede. Spesso viene semplificata, evitata o considerata un argomento troppo divisivo.”
Uno studio su larga scala: numeri e metodo
La ricerca di Ecklund si basa su:
- Oltre 15.000 lavoratori e persone in cerca di occupazione intervistati tramite sondaggio
- Focus group con leader religiosi e dipendenti
- Interviste approfondite a professionisti di diverse fedi
- Un’ampia revisione della letteratura scientifica esistente
L’obiettivo: capire come la religione influisce sull’esperienza lavorativa e come le organizzazioni possono supportare dipendenti di ogni credo, inclusi quelli senza affiliazione religiosa.
Perché la fede riguarda tutti, non solo i credenti
Il dato più interessante dello studio è che le conversazioni sulla fede aprono la porta a temi universali: etica, identità, appartenenza e inclusione.
Come spiega Ecklund:
“La fede è una finestra su tensioni più ampie che riguardano l’etica, l’identità, il senso di appartenenza e la difficoltà di sentirsi pienamente presenti sul lavoro.”
In altre parole, progettare ambienti inclusivi per le persone religiose migliora l’esperienza lavorativa di chiunque, indipendentemente dal proprio credo.
Dalla ricerca accademica alla vita reale
Ecklund non voleva relegare i risultati alle riviste specializzate. Ha invece promosso gruppi di lettura informali, coinvolgendo accademici e persone comuni, per rendere la ricerca concreta e applicabile.
Questo approccio riflette la missione del Boniuk Institute, che studia discriminazione religiosa, violenza, tolleranza e pluralismo, con l’obiettivo dichiarato di avere un impatto reale sulla vita delle persone e sui luoghi di lavoro.
Il libro: “Working for Better: A New Approach to Faith at Work”
I risultati della ricerca sono raccolti nel libro “Working for Better: A New Approach to Faith at Work”, scritto insieme a Denise Daniels del Wheaton College.
L’opera ha ricevuto l’Outstanding Applied Research Award 2026 dalla Religious Research Association, riconoscimento assegnato a ricerche sulla religione capaci di unire rigore scientifico, accessibilità e impatto pubblico.
Il premio sarà consegnato in autunno durante il convegno annuale dell’associazione a Denver. Lo studio è stato finanziato dalla Lilly Endowment Inc.
Cosa possono fare le aziende, in sintesi
- Riconoscere la fede come parte legittima dell’identità dei dipendenti
- Formare i manager a gestire conversazioni religiose senza imbarazzo
- Estendere le politiche di inclusione anche a chi non professa alcuna religione
- Usare il tema della fede come leva per migliorare il senso di appartenenza generale
Fonte: ricerca di Elaine Howard Ecklund, Rice University, Boniuk Institute for the Study and Advancement of Religious Tolerance.
