
Le nuove modalità di grandinate violente devono obbligare ad una riflessione sulle modalità di gestione degli eventi all’aperto, perché 80.000 persone in fuga da un concerto dall’ippodromo, a Milano, sono un problema di ordine pubblico, che facilmente può trasformarsi in tragedia: a dirlo sono i dati elaborati da Radarmeteo/Hypermeteo, il primo hub europeo sulla rianalisi e sugli scenari climatici applicati, sito a Pontemanco di Due Carrare, nel Padovano.
“Nella giornata di sabato- precisa il climatologo, Massimo Crespi, founder del centro di ricerca veneto- sulla Lombardia era presente una massa d’aria calda ed umida, alimentata dall’espansione dell’anticiclone africano; contemporaneamente, una perturbazione sull’Europa centrale stava iniziando a spingere aria più fresca ed instabile sul Nord Italia, creando una situazione di forte contrasto. In quota, venti più intensi, generati da questa situazione, favorivano il crearsi di temporali, mentre al suolo l’energia accumulata poteva alimentare celle anche vigorose”. La Lombardia, pur ai margini dell’area di maggiore rischio, era quindi inserita in un contesto favorevole a fenomeni localmente intensi. Questa situazione ha dato luogo ad una cella temporalesca, nata attorno alle ore 20 poco ad Ovest di Busto Arsizio, intensificatasi rapidamente e che, in spostamento verso Sud Est, spinta dai venti in quota ha colpito la zona dell’ippodromo di Milano tra le ore 20.50-21.40 con chicchi di grandine del diametro fino 4 centimetri e raffiche tra i i 50 ed i 60 chilometri all’ora. Secondo lo European Severe Weather Database, dal 1° gennaio 2016 ad oggi sono stati registrati 7526 episodi di ‘grandine grossa’ lungo la Penisola: di questi, il 13,4%, cioè 1006, sono avvenuti nei primi 7 mesi e 20 giorni del 2026. Nel 2025 furono 779, l’anno precedente 687, mentre il 2023 fu l’anno con il maggior numero di grandinate anomale, 1479; nel 2022 si registrarono 1001 episodi di ‘grandine grossa’, che erano stati 871 nel 2021. Più indietro si va nel tempo e più il numero si riduce (fonte: Anbi).
In termini generali, un mar Mediterraneo più caldo della norma può rappresentare un fattore favorevole a fenomeni temporaleschi più intensi, perché aumenta la quantità di calore e umidità disponibile nei bassi strati dell’atmosfera. In questi giorni le temperature superficiali del mare risultano diffusamente superiori alla media climatica con anomalie anche marcate: questo può contribuire ad alimentare masse d’aria più umide e potenzialmente più instabili, amplificando l’intensità dei temporali. Anche la cementificazione e l’isola di calore urbana possono giocare un ruolo: le superfici artificiali accumulano più calore rispetto ad aree rurali o vegetate, riscaldando maggiormente lo strato d’aria vicino al suolo; questo può accentuare il contrasto termico verticale e favorire moti ascendenti, creando condizioni più favorevoli all’innesco od al rinforzo di celle temporalesche, soprattutto in contesti già instabili. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, l’Italia è tra i Paesi Ue che subiscono le maggiori perdite economiche, a causa degli eventi climatici, che stanno crescendo in frequenza ed entità. Negli anni recenti, gli eventi meteo estremi sono aumentati fortemente ed il periodo 2022-2024 è tra quelli, in cui si sono registrati i danni maggiori con un aumento esponenziale nel numero di eventi.
A livello globale è stato ormai raggiunto un aumento di temperatura di 1.5°C rispetto all’età preindustriale, come già previsto negli accordi di Parigi del dicembre 2015. Per il bacino del mar Mediterraneo ed in particolare per l’Italia, tale riscaldamento risulta maggiore rispetto al resto del mondo e per questo si parla di ‘hotspot climatico’: nel nostro Paese, infatti, si osserva un aumento compreso tra +2° e +3°C. Di questo è testimonianza, la progressiva sostituzione dell’anticiclone delle Azzorre con quello di matrice africana, più aggressivo ed umido. Questo quadro comporta un generale aumento della frequenza delle ondate di calore, siccità e fenomeni severi come ad esempio i temporali forti, con un aumento delle grandinate sia come frequenza che come diametro soprattutto sulle aree settentrionali del Paese; nei mesi estivi, il rischio maggiore di grandinate si registra tra giugno e luglio, mentre in agosto si osserva un calo.
L’Italia si conferma un ‘hotspot’ climatico anche per l’aumento dei fenomeni grandinigeni severi, cioè con chicchi superiori ai 5 centimetri di diametro: la probabilità che un temporale produca grandine di tali dimensioni è aumentata dell’80% rispetto alla media storica. Il triennio 2021-2023 è stato il più attivo mai registrato: in particolare, il 24 luglio 2023 forti temporali determinarono grandinate con chicchi fino a 19 centimetri di diametro ad Azzano Decimo (Pordenone), record assoluto europeo. Diversi report assicurativi (Swiss Re, Munich Re, ecc.) indicano la grandine come uno dei pericoli secondari in rapida crescita e l’Italia è uno dei territori più esposti a causa delle condizioni climatiche e dell’orografia del territorio. Questo si traduce anche in un forte aumento dei sinistri auto da eventi atmosferici, anno dopo anno: nel luglio 2023 ci sono stati danni per circa 4 miliardi a causa di episodi di grandine intensa, avvenuti in pochi giorni, con difficoltà nel gestire i picchi di richieste e conseguente revisione dei premi assicurativi per area geografica. Per il futuro, alcuni studi mostrano che, con gli attuali scenari di aumento della temperatura globale, i fenomeni severi come quelli, che si stanno registrando, potrebbero aumentare dal 50% ad oltre il 100% entro il 2100. Infine, per quanto riguarda la settimana in corso, continua la fase instabile sulla nostra Penisola con la possibilità di nuovi rovesci e temporali intensi soprattutto sulle regioni di Nord Est e sul versante Adriatico con l’aggiunta della Lombardia. Un nuovo sensibile peggioramento è sempre più probabile nel weekend con rovesci e temporali, che da Nord Ovest si estenderanno verso Est e verso le regioni centrali; in tale contesto si attende comunque un generale calo delle temperature, a partire dalle regioni settentrionali con valori, che entro fine settimana torneranno in media o di poco inferiori lungo tutta la Penisola.
