• Mer. Giu 17th, 2026

Oltre 11 milioni di italiani convivono con la sindrome cardio-nefro-metabolica (CKM), spesso senza saperlo. È una condizione che non ha un organo solo nel mirino: colpisce contemporaneamente cuore, reni e metabolismo, intrecciando obesità, diabete di tipo 2, malattia renale cronica e malattie cardiovascolari in un circolo vizioso difficile da spezzare. Eppure, fino a pochi giorni fa, non esistevano linee guida dedicate. Il 9 giugno 2026, per la prima volta nella storia della medicina, quattro grandi società scientifiche americane — American Heart Association (AHA), American College of Cardiology (ACC), American Diabetes Association (ADA) e American Society of Nephrology (ASN) — hanno firmato insieme le prime linee guida per la prevenzione, la diagnosi e la gestione della sindrome CKM, pubblicate simultaneamente sulle riviste Circulation e Journal of the American College of Cardiology.

È in questo contesto che si tiene a Stoccolma l’International Symposium on Cardiometabolic Risk and Vascular Disease – From Mechanisms to Treatment (16-17 giugno 2026): due giorni di lavori scientifici internazionali co-organizzati da Fondazione Menarini e Karolinska University Hospital, che portano in Europa, a pochi giorni dalla loro pubblicazione, le novità di queste linee guida storiche. Presidente del congresso è il professor Francesco Cosentino, direttore della Medicina Cardiovascolare del Karolinska Institutet e dell’Ospedale Universitario di Stoccolma e direttore del Laboratorio di Cardiologia Molecolare.

Un problema enorme, ancora sottostimato

I numeri italiani sono eloquenti. Degli 11,6 milioni di pazienti diagnosticati con la sindrome CKM in Italia (fonte: Fondazione Charta, Osservatorio sulla Sindrome Cardio-Renale-Metabolica, 2024), 4,7 milioni presentano in media 2,5 fattori di rischio contemporaneamente: il 79,6% è iperteso, il 67% ha il diabete di tipo 2, il 44,4% l’ipercolesterolemia, il 40% l’insufficienza renale. E la situazione è aggravata dal fatto che la maggior parte di questi pazienti non è a target terapeutico: il 72% non ha la pressione sotto controllo, il 47% non raggiunge i valori glicemici raccomandati, il 45% non è a target per il colesterolo.

Negli Stati Uniti la fotografia è altrettanto preoccupante: quasi il 90% degli adulti presenta almeno un fattore di rischio per la sindrome CKM. L’obesità da sola colpisce il 40% degli adulti americani e il 21% dei bambini e adolescenti.

“Il peso globale della malattia – ricorda il professor Cosentino – è confermato anche dall’ultimo rapporto del Global Burden of Disease del Lancet (ottobre 2025): le malattie non trasmissibili costituiscono quasi i due terzi della mortalità e della disabilità globali, e le prime tre responsabili sono la cardiopatia ischemica, l’ictus e il diabete. La mortalità cardiovascolare è determinata per almeno un terzo da fattori di rischio metabolici — ipertensione, aumento del BMI, iperglicemia, ipercolesterolemia e disfunzione renale — e il burden metabolico continua ad aumentare di pari passo con l’invecchiamento della popolazione”.

La fine della medicina a compartimenti stagni

Fino a oggi diabete, malattia renale e patologie cardiache venivano trattati come problemi separati, affidati a specialisti diversi che raramente dialogavano tra loro. Le nuove linee guida americane segnano una svolta culturale prima ancora che clinica: impongono un approccio integrato e introducono un sistema di stadiazione in quattro livelli — dallo stadio 0, in assenza di fattori di rischio, allo stadio 4, con malattia cardiovascolare conclamata — per identificare il rischio prima che il danno d’organo sia irreversibile.

“La sindrome CKM – osserva il professor Stefano Del Prato, presidente di Fondazione Menarini – sta diventando la causa predominante di rischio cardiovascolare nella popolazione, ma molte delle sue componenti non vengono messe a fuoco tempestivamente e questo ne peggiora gli esiti clinici. Non possiamo più permetterci di guardare al cuore, ai reni e al metabolismo come capitoli di patologia separati, a compartimenti stagni. Questi pazienti non possono essere rimbalzati dal cardiologo all’endocrinologo al nefrologo: il futuro della medicina cardio-nefro-metabolica è superare i confini delle varie specialità. Bisogna affrontare il problema della sotto-diagnosi della sovrapposizione di queste patologie”.

“Il razionale fisiopatologico di questo approccio integrato è molto solido – prosegue Cosentino – adiposità, insulino-resistenza, disfunzione endoteliale, infiammazione cronica e attivazione neuro-ormonale si intrecciano e si alimentano a vicenda, determinando il progressivo avanzamento del danno aterosclerotico, il rimodellamento del miocardio, lo sviluppo della malattia renale e, in ultima analisi, la disfunzione multiorgano”.

La rivoluzione farmacologica: dai farmaci del diabete alla cardiologia e alla nefrologia

Al centro della discussione scientifica ci sono due categorie di farmaci che negli ultimi anni hanno ridisegnato il panorama terapeutico. “Le gliflozine (inibitori SGLT2), nate come ipoglicemizzanti, sono oggi somministrate anche a pazienti non diabetici per i loro documentati benefici cardiovascolari: riducono la mortalità globale e cardiovascolare, gli infarti, gli ictus e i ricoveri per scompenso cardiaco. Gli agonisti del GLP-1 e i dual agonist GLP-1/GIP, introdotti come farmaci anti-diabete e anti-obesità, hanno dimostrato potenti azioni anti-aterosclerotiche, trovando oggi indicazione nella malattia aterosclerotica cardiovascolare e nella riduzione di mortalità e ricoveri nei pazienti con coronaropatie – ricorda Cosentino – C’è una nuova generazione di farmaci che deve essere conosciuta e utilizzata non solo da endocrinologi e diabetologi, ma da internisti, cardiologi e nefrologi, perché estremamente efficace nei pazienti con comorbilità cardiometabolica”.

Stile di vita: la terapia dimenticata

Accanto alla rivoluzione farmacologica, il simposio riporta al centro dell’attenzione lo strumento più antico e ancora insostituibile per combattere queste patologie: lo stile di vita. “Abbiamo dei tool farmacologici molto potenti oggi, ma non dobbiamo dimenticare lo stile di vita – ammonisce il professor Cosentino – Due studi pubblicati quest’anno confermano il valore di questo approccio: il Diabetes Prevention Program statunitense e il Da Qing Diabetes Prevention Outcome Study cinese hanno dimostrato che un miglioramento della dieta e dell’attività fisica non si limita a prevenire l’insorgenza del diabete, ma ha un effetto protettivo cardiovascolare significativo attraverso la remissione del pre-diabete (che oggi più correttamente chiamiamo ‘iperglicemia intermedia’). Passare da una condizione di disglicemia alla normo-glicemia si traduce in una protezione a lungo termine dalle complicanze cardiovascolari. Un dato tanto più urgente di fronte ad una generazione di bambini obesi fin dall’infanzia, con rischio cardiovascolare che si anticipa drammaticamente”.

Le frontiere della ricerca: microplastiche e intelligenza artificiale

Il simposio di Stoccolma guarda anche oltre l’orizzonte clinico immediato. Sul versante ambientale, un recente studio pubblicato su The New England Journal of Medicine ha documentato la presenza di un’elevata concentrazione di microplastiche anche all’interno delle placche di aterosclerosi carotidea. “I pazienti con microplastiche nelle placche – ricorda il professor Cosentino – presentavano un rischio combinato di mortalità cardiovascolare per ictus e infarto significativamente superiore rispetto a chi, a parità di grado di stenosi, ne era privo. Studi in corso presso il nostro laboratorio di Cardiologia Molecolare confermano il potere ossidante e infiammatorio delle micro e nanoplastiche nelle cellule endoteliali, con effetti diretti sull’innesco della malattia aterosclerotica”.

Sul versante digitale, l’intelligenza artificiale applicata ai grandi registri sanitari — come quelli svedesi, tra i più completi al mondo — apre prospettive inedite per la ricerca data-driven. “L’IA ‘nutrita’ con questa grande mole di dati, raccolta in maniera completa ed esaustiva, darà una svolta all’avanzamento della gestione dei pazienti – anticipa Cosentino – In futuro potrebbe non essere più necessario ricorrere ai trial clinici tradizionali. Fondamentale è registrare il dato, non solo produrlo, per addestrare l’intelligenza artificiale”.

Cosa si discute a Stoccolma

“Il simposio riunisce esperti internazionali di cardiologia, nefrologia, diabetologia e medicina interna per tradurre in pratica clinica i contenuti delle nuove linee guida – Giuseppe Caracciolo, direttore scientifico e direttore generale di Fondazione Menarini – Al centro dei lavori: i criteri di stadiazione della sindrome, le strategie di screening precoce, il ruolo dei nuovi farmaci e i modelli di cura multidisciplinare che il sistema sanitario dovrà adottare per affrontare quella che la comunità scientifica definisce ormai una vera e propria pandemia silenziosa”.

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