
La Società Italiana di Diabetologia (SID) ha seguito con attenzione e preoccupazione quanto avvenuto il 5 giugno 2026 a New Orleans, in apertura delle Scientific Sessions dell’American Diabetes Association, dove cinque ricercatori — tra cui l’editor-in-chief di Diabetes Care, rivista di riferimento mondiale della disciplina — sono stati allontanati dal Centro Congressi mentre distribuivano copie di un editoriale pubblicato dalla stessa rivista, dedicato agli effetti dei tagli alla ricerca biomedica negli Stati Uniti.
La SID non intende entrare nel merito delle dinamiche politiche interne a un altro Paese, che non le competono. Né desidera giudicare gli asettici criteri di gestione di uno spazio considerato proprietà strettamente privata, sebbene, nell’ambiente dedicato a uno dei due congressi scientifici diabetologici più importanti e prestigiosi al mondo, un ricercatore, specie se membro di quella società scientifica, non possa essere considerato un mero ospite, ma sia per, definizione, ‘a casa’.
Ritiene tuttavia doveroso ribadire alcuni principi che appartengono al patrimonio comune della comunità scientifica internazionale, di cui la diabetologia italiana è parte integrante. La libertà di ricerca e la libertà di espressione di chi la pratica sono condizioni costitutive del progresso scientifico. Il confronto critico è il meccanismo attraverso cui la scienza biomedica corregge sé stessa e serve i pazienti. La valutazione dei progetti di ricerca secondo criteri di merito scientifico, affidata alla revisione tra pari, è una garanzia di qualità che nessuna esigenza di altra natura dovrebbe poter sostituire.
La SID esprime la propria vicinanza e solidarietà ai colleghi coinvolti e ribadisce la convinzione che la salute delle persone con diabete dipenda, oggi come sempre, da una ricerca libera, rigorosa e indipendente, sostenuta attraverso finanziamenti indirizzati solo dal merito scientifico e dai bisogni dei pazienti.
È una responsabilità che riguarda l’intera comunità scientifica, al di là dei confini nazionali, e che la nostra Società continuerà a difendere con fermezza e senso di responsabilità. La diabetologia italiana riconosce il debito che ha verso la collaborazione scientifica internazionale e rinnova il proprio impegno a sostenere gli spazi di confronto aperto, plurale e fondato sull’evidenza che ne sono la premessa.
