
L’intelligenza artificiale come un mistero, simile a un personaggio fittizio che diventa reale di fronte agli occhi del suo creatore: è la prospettiva suggerita da Christopher Olah, co-fondatore della società statunitense Anthropic, responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’Ia. Il manager è intervenuto alla presentazione dell’enciclica “Magnifica humanitas”, nell’Aula del sinodo, in Vaticano.
“Alcuni pensano che l’Ia vada discussa solo dagli scienziati, mentre le questioni che pone sono più grandi, sia per natura sia per implicazioni”, ha sottolineato Olah. “I modelli dell’intelligenza artificiale non sono come aerei che si costruiscono e basta: crescono invece grazie a noi e alle nostre parole, restando da molti punti di vista misteriosi anche per noi stessi che li abbiamo creati”. Olah ha proseguito: “E’ come portare in vita un personaggio fittizio che si è inventato”. Secondo il manager, allora, quelle dell’Ia sono “questioni che vanno oltre la scienza computazionale”.
