• Gio. Mag 21st, 2026

Misurare in modo oggettivo e scientifico i benefici della pratica della vela su persone non colpite da patologie, valutando l’incidenza di questa disciplina tra le attività di prevenzione primaria rivolte a diversi target.
Su questi aspetti, non ancora oggetto di studi internazionali, si focalizzerà il futuro laboratorio scientifico di velaterapia a Cagliari, oggetto del protocollo siglato tra il dipartimento di psicologia, pedagogia e filosofia dell’Ateneo sardo, l’associazione velica “Shardana” e la Lega navale italiana. La convenzione, presentata sabato nell’aula consiliare del Comune di Cagliari, è parte del più ampio progetto permanente “Cagliari ocean project”, varato nel 2020 per contribuire allo sviluppo economico e culturale della città di Cagliari tramite la vela.

L’obiettivo è trasformare le uscite in barca a vela in sessioni di studio e analisi, attraverso l’applicazione di test e di strumenti di valutazione volti a monitorare in particolare i livelli di stress, i processi di regolazione emotiva, il benessere psicologico e la qualità delle relazioni sociali. L’accordo prevede anche l’attivazione di un osservatorio come centro di informazione sulla scienza applicata alla velaterapia, con l’inserimento di Cagliari in un circuito europeo di ricerca legato al benessere applicato al mare e più in generale alla pratica delle discipline acquatiche. L’avvio del progetto di ricerca in Ateneo si allinea infatti all’attenzione sempre più marcata, a livello accademico, alla cosiddetta “blue economy” che indaga e promuove tutte le attività legate al mare. “Negli ultimi dieci anni, abbiamo assistito a una ‘svolta blu’ che approfondisce le connessioni tra gli ambienti marini e acquatici e l’ambito delle scienze naturali, ma anche a discipline psicologiche, sociologiche, artistiche e umanistiche- spiega la referente scientifica del progetto, Cristina Cabras-. con quest’attività di ricerca, puntiamo a colmare un vuoto di conoscenza”. Come risulta dalla letteratura scientifica internazionale, ricorda, “gli studi attuati finora si sono concentrati sui benefici della vela su persone con patologia fisica o psichica. Noi vorremmo fare un passo indietro e valutare invece il grado di benessere prodotto dalla vela nelle persone che non presentano patologie”. Punto di partenza dell’attività di ricerca, specifica Cabras, “sarà individuare gruppi campione di controllo in base all’età, all’esperienza già maturata nell’ambito velico, al livello di stress o di benessere di partenza. Misureremo in modo rigoroso le condizioni pre e post esperienza, con follow up a sei mesi, per valutare la permanenza dei benefici a esperienza terminata”.
C’è la tendenza a pensare che il mare e l’acqua “costituiscano un limite- ribadisce  il prorettore al territorio e all’innovazione, Fabrizio Pilo-. Sono invece un canale di comunicazione e una risorsa fondamentali. La nostra università è armatrice di un’imbarcazione foil interamente progettata e costruita dai nostri studenti con materiale sostenibile: anche questo è un modo concreto che vede impegnato il nostro Ateneo sul fronte della sostenibilità”. Ateneo, sottolinea, che crede “fortemente nella vela come strumento di inclusione ed eguaglianza: con questo progetto vogliamo dare un contributo scientifico reale per comprendere le linee di azione migliori in termini di ritorno di benessere”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *