• Ven. Mag 8th, 2026

RINNOVO CONTRATTO SANITA’ ITALIA. CCNL 2025-2027, CIMO-FESMED: NON FIRMEREMO AL RIBASSO

Il 29 aprile si aprirà all’Aran la trattativa per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro dei medici e dei dirigenti sanitari, relativo al triennio 2025-2027. Una notizia accolta con favore dalla Federazione Cimo-Fesmed, che ringrazia il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, per aver finalmente riallineato i contratti al periodo di riferimento, e il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, per aver avviato tempestivamente il confronto, senza attendere la firma del Ccnl del comparto. È tuttavia su questo punto che si esauriscono le valutazioni positive. Cimo-Fesmed esprime infatti forte preoccupazione per l’atto di indirizzo emanato dalle Regioni, che potrebbe preludere a un arretramento della parte normativa del contratto, in particolare sull’orario di lavoro, nel tentativo di sopperire alla carenza di personale. Uno scenario che la Federazione non è disposta ad accettare.

“Se mancano medici- dichiara il presidente Cimo-Fesmed, Guido Quici- è necessario rimuovere il tetto alla spesa per il personale e procedere con nuove assunzioni. Il problema del fabbisogno non può e non deve ricadere sul contratto di lavoro. Non firmeremo contratti al ribasso. Non accetteremo arretramenti e non consentiremo lo smantellamento di diritti conquistati in anni di trattative, a partire da orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità. Ci opporremo con fermezza a qualsiasi tentativo di compromesso su questi temi”. “Il nostro obiettivo- prosegue- è chiaro: difendere i dirigenti in ogni sede e pretendere il pieno rispetto dei contratti. Oggi stimiamo che nel 95% delle Aziende i Ccnl 2019-2021 e 2022-2024 non siano ancora applicati. Una situazione inaccettabile, che svilisce gli accordi nazionali e dimostra l’incapacità del sistema di garantire regole uniformi”. “Al tavolo porteremo proposte concrete su alcuni punti qualificanti- evidenzia il presidente Cimo-Fesmed- a partire da una revisione profonda della libera professione, ormai ancorata a modelli superati, e dall’introduzione dell’obbligo del 51% della rappresentatività aziendale per la firma dei contratti decentrati”. “Parteciperemo al confronto con senso di responsabilità e spirito costruttivo. Tuttavia- conclude Quici- a fronte di aumenti che non hanno recuperato l’inflazione dell’ultimo decennio e sui quali i sindacati non hanno voce in capitolo, non accetteremo passi indietro sulla parte normativa”.

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