
Chemioterapia e impulsi elettrici. Un mix che rende più efficace l’aggressione contro il tumore del fegato, anche quello considerato finora incurabile. E che per la prima volta è stato testato al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, grazie alla nuova Sala angiografica realizzata con un investimento di 800.000 euro di fondi Pnrr.
La tecnica di elettrochemioterapia, già impiegata nella cura di diverse neoplasie benigne e maligne, pochi giorni fa è stata eseguita per la prima volta su un epatocarcinoma da un team di specialistici del Sant’Orsola. Il Policlinico di Bologna entra così a far parte di un ristretto gruppo di centri specialistici nazionali capaci di eseguire il trattamento su questo tipo di lesione. La procedura “è sicura- spiega il Sant’Orsola- caratterizzata da altissima precisione e dal basso impatto sui tessuti circostanti. Risulta particolarmente indicata per pazienti con lesioni del fegato non candidabili a interventi chirurgici più invasivi né a trattamenti di ablazione percutanea tradizionali, come l’ablazione a radiofrequenza o a microonde”. Questa tecnica quindi “consente di aggredire anche lesioni del fegato che finora venivano considerate non trattabili con le tecniche disponibili”, conferma Cristina Mosconi, direttrice della Radiologia addomino-pelvica diagnostica e interventistica del Sant’Orsola.
Nel dettaglio, l’intervento è stato eseguito su un paziente seguito da tempo dalla Medicina interna per il trattamento delle gravi insufficienze d’organo del Policlinico di Bologna. Sottili elettrodi ad ago sono stati inseriti all’interno del fegato per aprire, attraverso brevi impulsi elettrici, minuscoli varchi nelle membrane cellulari del tumore. Questi varchi hanno consentito al farmaco oncologico di entrare più facilmente all’interno delle cellule neoplastiche, con un effetto potenziato. “Questo nodulo in particolare sia per la posizione che per la peculiare vascolarizzazione non poteva essere trattato con altre tecniche- spiega la dottoressa Federica Mirici Cappa del Sant’Orsola- l’intervento è andato bene e il paziente non ha avuto complicanze, ma per valutare l’efficacia del trattamento bisognerà attendere i controlli dei prossimi mesi”. Intanto, nel giro di pochi giorni è stato dimesso. La delicata operazione è stata possibile anche grazie alla nuova sala angiografica del Policlinico di Bologna, dotata di sistemi di navigazione 3D di ultima generazione e dispositivi che consentono la fusione delle immagini di ecografia, Tac e risonanza. Questo consente di “ottenere il massimo della precisione e della sicurezza della procedura, pur preservandone le caratteristiche di mininvasività”, spiega il Sant’Orsola.
