• Ven. Dic 12th, 2025

“Gli italiani parlano di sesso con estrema naturalezza ma quando si passa alla prevenzione qualcosa si blocca”. È quanto emerge da un’indagine condotta da Doctolib su circa 1.500 uomini e donne dai 18 anni agli over 65, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS. “Se l’85% discute serenamente di sesso con il partner, il 73% con il medico e il 65% con gli amici, quasi la metà (46%) non usa mai il preservativo e non ha mai fatto un test HIV”. Si tratta di un paradosso: il dialogo è fluido, il comportamento molto meno.

“Parlare è sicuramente importante, ma non significa in automatico conoscere e avere piena consapevolezza- spiega il dottor Davide Barletta, urologo e andrologo su Doctolib.it- Quello che emerge è una conoscenza superficiale: e la superficialità si traduce in scarsa prevenzione e nella mancata comprensione di come vivere il sesso in modo davvero sicuro”. La prevenzione si ferma a metà – Oltre al mancato uso del preservativo e del test HIV, la ricerca mostra che il 67% degli italiani non ha ricevuto il vaccino HPV (Papillomavirus umano). Dati che, secondo Barletta, raccontano un problema di comunicazione, più che di volontà: “È da anni che si parla di HPV e di rapporti protetti, ma la comunicazione non arriva davvero a tutte le fasce d’età, soprattutto agli adolescenti. I messaggi devono cambiare linguaggio, canali e formati: non possiamo parlare allo stesso modo a un ragazzo di vent’anni e a un adulto. Altrimenti i messaggi non attecchiscono, e questi dati lo dimostrano chiaramente”. I test fanno paura – Il 77% del campione, inoltre, ritiene fondamentali i test per HIV e altre malattie sessualmente trasmissibili (MST), eppure solo il 16% li ha effettuati nell’ultimo anno. Una distanza netta tra intenzione e azione.ni parlano di sesso con estrema naturalezza, ma quando si passa alla prevenzione qualcosa si blocca”. È quanto emerge da un’indagine condotta da Doctolib su circa 1.500 uomini e donne dai 18 anni agli over 65, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS. “Se l’85% discute serenamente di sesso con il partner, il 73% con il medico e il 65% con gli amici, quasi la metà (46%) non usa mai il preservativo e non ha mai fatto un test HIV”. Si tratta di un paradosso: il dialogo è fluido, il comportamento molto meno. “Parlare è sicuramente importante, ma non significa in automatico conoscere e avere piena consapevolezza- spiega il dottor Davide Barletta, urologo e andrologo su Doctolib.it- Quello che emerge è una conoscenza superficiale: e la superficialità si traduce in scarsa prevenzione e nella mancata comprensione di come vivere il sesso in modo davvero sicuro”.

La prevenzione si ferma a metà – Oltre al mancato uso del preservativo e del test HIV, la ricerca mostra che il 67% degli italiani non ha ricevuto il vaccino HPV (Papillomavirus umano). Dati che, secondo Barletta, raccontano un problema di comunicazione, più che di volontà: “È da anni che si parla di HPV e di rapporti protetti, ma la comunicazione non arriva davvero a tutte le fasce d’età, soprattutto agli adolescenti. I messaggi devono cambiare linguaggio, canali e formati: non possiamo parlare allo stesso modo a un ragazzo di vent’anni e a un adulto. Altrimenti i messaggi non attecchiscono, e questi dati lo dimostrano chiaramente”. I test fanno paura – Il 77% del campione, inoltre, ritiene fondamentali i test per HIV e altre malattie sessualmente trasmissibili (MST), eppure solo il 16% li ha effettuati nell’ultimo anno. Una distanza netta tra intenzione e azione.

“C’è ancora molto pudore e soprattutto molta paura del risultato- commenta Barletta- Noi uomini, in particolare, tendiamo a rimandare: siamo più impauriti rispetto alle donne. Ma questa difficoltà di affrontare un test può costare caro: una diagnosi non è una condanna, è il primo passo per un percorso verso la guarigione”. Disorientamento informativo – La survey rivela anche una forte discontinuità informativa: solo il 28% degli italiani si informa spesso sulle MST, mentre il 46% lo fa soltanto occasionalmente. Molti non sanno dove cercare le informazioni e non conoscono gli strumenti a disposizione: il 65% non conosce alcuna campagna di prevenzione dedicata e il 69% non ha mai sentito parlare del Telefono Verde AIDS e IST dell’Istituto Superiore di Sanità, un servizio pubblico attivo da oltre trent’anni che fornisce informazioni e supporto su HIV e infezioni sessualmente trasmesse. Per Barletta, questo è uno snodo cruciale: “Non esistono luoghi, fisici o digitali, dove fare domande senza paura di essere giudicati, le persone restano in silenzio. I ragazzi, soprattutto, hanno bisogno di punti di riferimento chiari, affidabili e accessibili”. Miti pericolosi – La disinformazione non riguarda solo i dati, ma anche ma anche ciò che le persone credono vero sulla base di informazioni ‘a metà’. Tra i fraintendimenti più frequenti: – La PrEP sostituisce il preservativo. Falso. La PrEP (profilassi pre-esposizione) è un farmaco preventivo che riduce il rischio di contrarre l’HIV, ma non protegge da altre MST come clamidia, gonorrea, ureaplasma, HPV o herpes. – La pillola anticoncezionale rende i rapporti ‘sicuri’. Falso. La pillola evita una gravidanza, non un’in

E ancora: – In una relazione monogama il rischio è zero. Falso. Molte MST possono comunque essere trasmesse, ad esempio attraverso pratiche anali non protette con il proprio compagno o la propria compagna. Batteri come E. coli ed enterococco faecalis possono comunque passare da una zona all’altra del corpo, anche tra partner abituali. Ma quali sono le cinque ‘cose da fare’ per un sesso migliore? Secondo Barletta e Doctolib, prendersi cura della propria salute sessuale significa tornare ai fondamentali: Continuare a parlare di sesso – La prevenzione inizia molto prima dei test: nasce dal modo in cui si parla di sesso in famiglia, tra amici, con figure di riferimento. Rendere la salute sessuale un argomento normale fin dall’adolescenza riduce tabù, paure e silenzi che spesso ritardano domande essenziali. È il primo vero ‘vaccino culturale’. Prima visita specialistica in adolescenza – Intorno ai 14 anni è utile che i ragazzi incontrino un andrologo o un urologo e che le ragazze facciano una prima visita ginecologica. Oltre a essere un primo controllo medico, rappresenta un momento per informarsi su protezione e rischi e avere un adulto competente a cui fare domande senza imbarazzo. Conoscere il proprio corpo (toccandosi) – Per gli uomini, l’autopalpazione testicolare è un gesto semplice ma fondamentale per individuare precocemente anomalie. Per le donne, osservare cambiamenti, ascoltare segnali e capire cosa è ‘normale’ e cosa no è altrettanto importante. Conoscere il proprio corpo significa riconoscere quando qualcosa cambia.

E infine: Capire cosa sono (davvero) le MST- Clamidia, gonorrea, HPV, herpes: il modo in cui si trasmettono e come evitarli non dovrebbe essere un elenco intimidatorio, ma un insieme di informazioni chiare e realistiche. Capire i meccanismi di trasmissione aiuta a scegliere comportamenti più consapevoli, senza moralismi né allarmismi. Rivolgersi al medico senza imbarazzo – Chiedere chiarimenti, esprimere dubbi, verificare paure: rivolgersi a un medico non è un segno di debolezza ma di responsabilità. Un confronto tempestivo permette di prevenire, non inseguire i problemi, e trasforma la salute sessuale in una parte naturale del proprio benessere. “ll punto non è quanto parliamo di sesso- conclude Barletta- il punto è che dobbiamo trasformare quella spontaneità in conoscenza e in azioni concrete, trovando il coraggio di prendersi cura della propria salute. La prevenzione non limita la vita sessuale: la rende più libera, consapevole e soprattutto sicura”. 

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