
Anche i cittadini senza fissa dimora in Lombardia potranno scegliere il medico di base o il pediatra di libera scelta e accedere alle prestazioni garantite dai Livelli essenziali di assistenza.
Il Consiglio regionale ha approvato oggi all’unanimità la legge che introduce questa possibilità, a partire da una proposta del Partito democratico, primo firmatario il capogruppo Pierfrancesco Majorino, seguita nel suo iter dal consigliere dem Davide Casati, relatore del provvedimento insieme al relatore di maggioranza Christian Garavaglia di Fratelli d’Italia. La legge, che prende spunto dal testo già in vigore in Emilia-Romagna ed è coerente con la legge Furfaro approvata dal Parlamento, riconosce ai cittadini italiani senza dimora e privi di assistenza sanitaria la facoltà di iscriversi nelle liste degli assistiti delle Asst, anche su segnalazione dei servizi sociali e sociosanitari, e di scegliere il medico di assistenza primaria o il pediatra. La nuova norma prevede il coinvolgimento di Comuni e associazioni impegnate accanto alle persone senza fissa dimora e individua le Case di Comunità come punti di accesso per l’assistenza dedicata. Centrale anche la collaborazione tra Asst ed enti del Terzo settore, ai quali vengono affidati compiti di informazione, orientamento, accompagnamento, inquadramento sanitario e prossimità. I medici che operano presso questi enti potranno inoltre essere abilitati alla prescrizione attraverso il ricettario e i sistemi informatici regionali.
Il monitoraggio dell’efficacia della misura sarà affidato a una cabina di regia con assessorato al Welfare, Asst, Ats, Anci Lombardia e rappresentanti del Terzo settore. Per l’attuazione della legge sono previsti 125mila euro per quest’anno e 500mila euro l’anno per i prossimi due anni. “Finalmente anche in Regione Lombardia c’è una legge che garantisce l’accesso alle cure mediche e all’assistenza sanitaria per i cittadini senza dimora”, commenta Majorino col pensiero alla prima proposta di fine 2023. “Abbiamo voluto evitare norme di principio difficili da applicare nella realtà”, dice da parte sua Garavaglia. “La fragilità va affrontata con risposte concrete, non con annunci. Per questo era fondamentale costruire un percorso ordinato, capace di funzionare davvero nei territori e di non scaricare problemi organizzativi sulle strutture sanitarie”. Uno dei punti centrali introdotti nel testo riguarda la promozione delle Case della Comunità quali punti di accesso all’assistenza sanitaria primaria per i cittadini italiani senza dimora. “Un modello- chiude il meloniano- che consente di intercettare prima il bisogno sanitario, favorire una presa in carico più ordinata e prevenire il peggioramento delle condizioni di salute di chi vive in una situazione di estrema fragilità”.
