
“Voglio dirlo con chiarezza: gli uomini in età lavorativa e gli uomini anziani saranno naturalmente tra i destinatari espliciti del Piano nazionale per la prevenzione del suicidio”. Così il ministro della Salute Orazio Schillaci rispondendo in Aula a un’interrogazione posta dalla deputata Federica Onori sul tema della salute mentale, e degli interventi previsti dal ministero in merito al rischio suicidio.
“I numeri- ha continuato- li conosciamo. I dati più recenti confermano che circa tre suicidi su quattro riguardano uomini e che il rischio cresce con l’età: gli over 70 pesano per oltre un quarto dei decessi. È un quadro che il ministero non ignora e che nessun Piano serio potrebbe ignorare. Vado nel dettaglio. Il documento di indirizzo, in elaborazione presso il Tavolo tecnico sulla salute mentale del ministero e coerente con il Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030, si fonda su tre basi: i dati di mortalità; i dati dei servizi clinici e dei pronto soccorso su autolesionismo e tentativi di suicidio; il contributo di epidemiologi, clinici, professionisti della salute mentale ed esperti di sanità pubblica. Perché allora l’attenzione, come abbiamo annunciato, ai più giovani? Perché le statistiche di mortalità raccontano ciò che è già accaduto. I dati dei servizi e dei pronto soccorso ci dicono quello che sta accadendo: segnalano autolesionismo e tentativi di suicidio anche in giovanissima età, spesso prima che le statistiche ufficiali riescano a documentarli. E tra i giovani il suicidio resta, in Italia come nel resto del mondo, una delle prime cause di morte. Intervenire prima significa questo. Non significa scegliere una fascia di popolazione piuttosto che un’altra”.
“L’approccio ‘sex and gender based’- ha spiegato Schillaci- raccomandato dall’Istituto superiore di sanità è il metodo che adottiamo. Uomini e donne presentano frequenze, fattori di rischio e traiettorie di vulnerabilità diversi: un Piano efficace deve tener conto di tutti. Per gli uomini (soprattutto per i più anziani) la sfida è raggiungere chi chiede aiuto meno spesso e più tardi. Per questo il capitolo dedicato ai gruppi vulnerabili è stato concepito come un’area aperta, ovviamente destinata a crescere con le evidenze”. “Colgo l’occasione- ha argomentato il Ministro- per ricordare che alla Camera, in Commissione Affari Sociali, c’è un provvedimento legge su questo tema così delicato, dal titolo ‘Disposizioni per la prevenzione degli atti di suicidio nonché per l’assistenza psicologica e il sostegno dei sopravvissuti’, prima firmataria l’onorevole Montaruli. Prevenire il suicidio vuol dire non lasciare indietro nessuno. Nessuna età. Nessun genere. Ed è esattamente la direzione nella quale ci stiamo muovendo”.
