
Circa 320mila coronarografie, 160mila angioplastiche, più di 14mila Tavi, oltre 2.800 interventi sulle valvole mitrale e tricuspide, 3mila chiusure dell’auricola sinistra e 5mila chiusure del forame ovale pervio. Con oltre 500mila interventi l’anno, i numeri della cardiologia interventistica in Italia raccontano una storia di straordinaria evoluzione e impatto sulla salute pubblica. È con questa fotografia di eccellenza che si è celebrata la Giornata Internazionale della Cardiologia Interventistica, un appuntamento chiave che cade a un mese esatto dall’inizio del congresso nazionale del Gise (Società italiana di cardiologia interventistica), in programma a Milano dal 13 al 15 ottobre.
L’evento sarà l’occasione per la comunità scientifica di tracciare le nuove rotte della cardiologia interventistica: dalle ultime innovazioni nelle procedure valvolari all’imaging guidato, fino alle applicazioni dell’Ia, con la presentazione dei dati e degli studi clinici più recenti. “I dati- spiega il presidente Gise, Alfredo Marchese- mostrano come la disciplina abbia vissuto negli ultimi anni una delle trasformazioni più profonde di tutta la medicina moderna Interventi salvavita sempre meno invasivi, nuove tecnologie di visualizzazione ad altissima definizione, dispositivi d’avanguardia e l’ingresso dell’Intelligenza artificiale stanno ridisegnando il modo di diagnosticare e curare le principali malattie cardiovascolari, consentendo di trattare con successo anche pazienti molto anziani e fragili”. Simbolo di questo cambio di paradigma è la Tavi, la procedura mini-invasiva che permette di sostituire la valvola aortica senza ricorrere alla cardiochirurgia tradizionale più invasiva. Con oltre 14.400 procedure eseguite nell’ultimo anno, l’Italia ha raggiunto un record storico. Un dato che riflette l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della stenosi aortica, ma soprattutto la maturità raggiunta da una tecnica che ha cambiato la vita di migliaia di persone. Ma la trasformazione in atto supera il perimetro delle valvole cardiache. Oggi il cardiologo interventista lavora guidato da una vera e propria ‘super-vista’ digitale. “Gli interventi- sottolinea Marchese- sono guidati da sistemi di imaging avanzatissimi come Ivus, Oct ed ecografia intracardiaca. Queste tecnologie ci consentono di ‘vedere’ l’interno delle arterie e delle strutture del cuore con una precisione microscopica, aiutandoci a scegliere la strategia migliore per ogni singolo caso e a ottimizzarne i risultati”.
A potenziare l’esperienza del medico si affianca l’Intelligenza artificiale. Il presidente Gise evidenzia che “i primi algoritmi di Ia sono già realtà: supportano la pianificazione degli interventi, elaborano rapidamente grandi quantità di dati e immagini e aiutano nell’individuazione precoce dei pazienti a rischio. La cardiologia interventistica del futuro integrerà la sensibilità del medico con strumenti digitali capaci di rendere ogni procedura ancora più precisa, rapida e sicura”. La medicina moderna ha dunque superato la logica della risposta standard: la nuova parola d’ordine è personalizzazione. “Non esiste più una soluzione uguale per tutti. La scelta tra cardiochirurgia tradizionale e tecnica mini-invasiva- precisa l’esperto- viene oggi disegnata sulle caratteristiche specifiche della singola persona: età, anatomia, patologie associate e quadro clinico generale. La cardiologia interventistica ha vissuto negli ultimi dieci anni un’evoluzione straordinaria e oggi possiamo offrire opzioni efficaci a pazienti che fino a pochi anni fa avevano possibilità terapeutiche molto limitate”. “La nostra sfida per il futuro- conclude Alfredo Marchese- sarà continuare a innovare, ma soprattutto far sì che questi incredibili progressi siano accessibili a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro complessità clinica o dal luogo in cui vivono”.
