Troppi italiani rischiano la propria salute mentale a causa della "sindrome dell’abbandono" causata dall'attuale mancanza di punti di riferimento in un contesto di crisi globale. Ogni giorno l’Istat ed altri istituti che hanno il compito di monitorare l’economia italiana e delle famiglie, pubblicano un vero e proprio bollettino di guerra. Una quotidianità allarmante che in casi estremi si materializza in gesti di follia. Uno si è appena visto a Perugia.
E’ bastato poco, in una situazione compromessa da tempo. Questo non è l’unico caso, se non si interviene immediatamente, non sarà nemmeno l’ultimo. Sono questi gli italiani abbandonati. Senza certezze, senza sicurezza, oggi anche senza Governo e senza Papa e domani anche senza Presidente della Repubblica. Sono allo stremo delle forze. Impossibile per molti anche darsi una prospettiva, hanno paura di vedere il futuro. Non è più nemmeno realistico applicare il detto dei nostri nonni di “tirarsi su le maniche”. E ad essere colpite sono maggiormente le donne, anche se sono più ‘silenziose’ degli uomini. Questi i concetti espressi da Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Psichiatria a margine del tragico evento di Perugia.
“Di fronte al crescente aumento dei disturbi psichici nella popolazione italiana aggravati dalla crisi economica e dal clima di incertezza che coinvolge in particolare i giovani – spiega il prof. Mencacci, anche Direttore del dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano è necessario mettere in atto un’attenta strategia per affrontare di petto quella che l’OMS prevede essere, nel giro di pochi anni, la principale causa di disabilità. Al futuro Governo la Società Italiana di Psichiatria chiede che non vengano effettuati tagli lineari alla salute mentale, ma che vengano potenziati i servizi come hanno fatto paesi del Nord Europa, come Svezia e Finlandia. Dove tale potenziamento non ha avuto luogo (Spagna) ad ogni aumento dell’1% nel tasso di disoccupazione ha corrisposto una crescita pari allo 0,79% nel tasso di suicidi”.
“Quello che sta accadendo – continua il presidente SIP – è che stanno venendo a mancare tutte le nostre certezze. Alcune possono sembrare lontane dalla propria realtà personale, dal Governo al Papa, ma se sommate alla crisi economica e alla paura per il futuro, possono davvero mettere la nostra salute mentale a dura prova. I dati più rilevanti sono dell’Istat che certifica ogni giorno l’impoverimento del Paese e la necessità per moltissimi italiani di dover usare le risorse accantonate (poche o tante che siano) per vivere o sopravvivere. O per aiutare i figli che non hanno lavoro. E non è una questione di classe sociale: tutto è proporzionato alle abitudini di vita, abbiamo probabilmente vissuto al disopra delle nostre possibilità. Un onesto risparmiatore che vede assottigliarsi quotidianamente i risparmi di una vita non riesce a reagire mentalmente di fronte al niente che può fare. E il risultato è disastroso. E pericoloso. Bisogna quindi avere la consapevolezza che queste situazioni che creano sofferenza mentale possono essere curate".
Per questo la SIP chiederà al futuro Premier di rispondere a queste 7 domande:
- La crisi ha aumentato la sofferenza psichica, il numero di suicidi è solo la punta dell’iceberg, cosa pensate di fare per scongiurare questi drammi?
- Di fronte al numero crescente di patologie psichiche nei giovani ritenete una priorità di salute pubblica promuovere un piano di prevenzione basato su evidenze scientifiche e porre in essere intereventi precoci agli esordi delle manifestazioni cliniche?
- La depressione è stata individuata dall’OMS come una delle più importanti cause di disabilità: ritenete importante affrontarla con un piano nazionale di prevenzione, diagnosi e cura?
- I disturbi psichici sono più frequenti nelle donne nei diversi cicli della loro vita: come pensate di aiutare la popolazione femminile che svolge un ruolo chiave sul lavoro e in famiglia anche come care giver?
- A fronte del progressivo invecchiamento della popolazione e del conseguente aumento dei disturbi psichici correlati, quali azioni possono essere messe in atto con la Medicina Generale e la Geriatria per garantire cure adeguate e assistenza?
- Pensate sia possibile avvicinare le persone alle cure supportando la lotta allo stigma nei confronti dei disturbi mentali e dando un supporto reale alla ricerca e all’innovazione basate su evidenze scientifiche?
- Infine pensate sia possibile investire, malgrado la crisi, dei fondi del SSN sulla sofferenza psichica poiché non c’è salute, non c’è lavoro, non c’è futuro senza salute mentale?









